L’anno scorso hanno soffiato le prime dieci candeline di un teatro resistente, radicato nella città e nella comunità, capace di farsi laboratorio di conforto e di confronto. Quest’anno proseguono a modellarsi e a modellare, a
Nonchalance. Mi sembra questa la parola più giusta per definire la recitazione e la postura degli attori di Thomas Ostermeier. Dico di Ostermeier perché ho avuto la stessa sensazione anche da spettacoli precedenti. C’è qualcosa
Nel 1995 Pippo Delbono varca la soglia del manicomio di Aversa e incontra Vincenzo Cannavacciuolo che il teatro conoscerà come Bobò. Un uomo minuscolo, murato vivo per quarantasei anni, che partecipa silenzioso al laboratorio che Pippo
Partiamo dalla fine. Da quella danza tribale e potente nel corso della quale le quattro attrici in scena attraversano una partitura di gesti, passi, espressioni mimiche, sguardi, alla cui forza è impossibile sottrarsi. Nel disegno
Le storie e i racconti sulla principessa “dalla memoria perduta” (anche se il suo vero titolo sarebbe quello di granduchessa), Anastasia Romanov, nascono quasi come leggende quando, agli inizi degli anni Venti del secolo scorso,
Nella collana “tessere” dell’editore napoletano Cronopio, curato da Claudio Affinito, Antonia Lezza, Matteo Palumbo, Maurizio Zanardi, è uscito a metà dell’anno che si è appena concluso, un volume davvero prezioso dedicato al grande Enzo Moscato:
Il titolo del denso volumetto a cura di Claudia Chellini potrebbe trarre inizialmente in inganno. Leggendolo, L’educazione teatrale a scuola, si può immaginare che vi si tratti in generale di tutti i tipi di attività
Di fronte alle parole di Giovanni Testori ho provato una sensazione simile a quella che provai, ragazzina, quando assistetti a Orgia di Pier Paolo Pasolini. In scena c’erano Laura Betti e Alessandro Haber, la Donna
Ciao Giancarlo, mi hai sorpreso ancora una volta ed è un apparente piccolo dolore che sta lì, in un cantuccio della memoria, e per chi fa esercizio di memoria le immagini e le parole che
Lineare, geometrico, infallibile nella direzione d’attore, maestoso e luminoso nelle scelte estetiche. È Il lutto si addice ad Elettra di Eugene O’Neill, nella versione di Davide Livermore che, dopo aver aperto la stagione dello Stabile