Un carillon di nome Anastasia di Sergio Roca

Foto di Giovanni Daniotti

Le storie e i racconti sulla principessa “dalla memoria perduta” (anche se il suo vero titolo sarebbe quello di granduchessa), Anastasia Romanov, nascono quasi come leggende quando, agli inizi degli anni Venti del secolo scorso, a seguito della confusione creata dalla rivoluzione bolscevica in Russia, si volle credere, anche con la speranza di favorire una possibile restaurazione, che qualcuno dei membri della famiglia regnante fosse sopravvissuto all’eccidio di Ekaterinburg.

La realtà, tuttavia, è diversa. Oggi sappiamo per certo che la più giovane dei Romanov, Anastasia, ultima figlia dello zar Nicola II, fu uccisa insieme all’intera famiglia imperiale. Il mistero è stato svelato tra il 1991 e il 2007, quando in alcune fosse comuni furono trovati i resti di tutti i componenti della casata, identificati tramite analisi del DNA.

Le ricerche dell’erede al trono, condotte soprattutto tra i rifugiati russi in Francia, portarono molte mitomani (e imbroglione) a presentarsi come possibili pretendenti. Un caso particolare, quello di Anna Anderson, riuscì a sembrare credibile per lungo tempo, fino a quando la nonna di Anastasia, Maria Fëdorovna, assieme alla sorella, la granduchessa Olga, smascherarono l’inganno e denunciarono la frode.

Foto di Giovanni Daniotti

Il film Anastasia del 1956, diretto da Anatole Litvak e interpretato da Ingrid Bergman, Yul Brynner e Helen Hayes, e il successivo omonimo cartone animato, del 1997, prodotto dalla Fox che racconta la storia romanzata di Anya (Anna) ovvero la “realtà parallela positiva” della mitomane Anderson, hanno contribuito alla costruzione di un mito romantico.

Il plot scritto da Terrence McNally racconta le vicende di due piccoli truffatori, Dimitri e Vlad, intenti a trovare una sosia di Anastasia da presentare al mondo per ottenere vantaggi economici. L’incontro con Anya, una giovane povera affetta da persistente amnesia e dotata di sorprendente somiglianza con la principessa, sembra risolvere i loro problemi. La ragazza si unisce a loro, non per interesse materiale, ma spinta dal desiderio di libertà.
Per realizzare il piano, il trio deve raggiungere Parigi. Prima della partenza, però, mentre i due truffatori si occupano di “istruire” la ragazza su dettagli utili a farla riconoscere come la vera Anastasia, la giovane viene interrogata dalle guardie bolsceviche guidate da Gleb, ossessionate dall’ipotesi di un possibile ritorno del potere zarista.
A Parigi, quando la ragazza sembra aver convinto tutti della sua identità regale, l’innamoramento per Dimitri e l’affetto sincero dimostrato dalla prozia Lily e dall’imperatrice madre e dopo essere sfuggita alla morte per mano di Gleb (anch’egli segretamente innamorato di lei), la inducono a scegliere l’amore al posto del potere e della ricchezza.

Foto di Sergio Roca

Il musical si distingue dalla versione animata per un maggiore realismo, rinunciando ai toni fantasy, tipici del genere, e orientando lo sviluppo narrativo verso una più profonda valorizzazione delle emozioni e dei sentimenti dei personaggi. Pur rispettando la tradizione del lieto fine, anche la figura dell’antagonista, il bolscevico Gleb, che insegue Anya/Anastasia con l’intento di arrestarla o ucciderla, si configura come un personaggio “non cattivo”, attraversato da un conflitto interiore: sospeso tra il senso del dovere e ciò che ritiene giusto.
Il punto di forza dell’opera risiede nella coesione strutturale, soprattutto sul piano musicale. L’andamento sonoro, che riprende solo parzialmente i temi del cartone animato e li integra con un consistente numero di nuovi brani, evidenzia le tensioni dei protagonisti: le loro motivazioni e le loro fragilità.

Il fulcro dell’impianto musicale è il brano Un lontano dicembre (titolo di mia libera “assegnazione” della strofa iniziale della canzone che traduce Once Upon a December). Il motivo, prodotto da un carillon donato alla piccola Anastasia poco prima della rivoluzione, accompagna il passare del tempo e, per caso, giunge nelle mani della smemorata Anya, seguendola fino all’epilogo.
Questo carillon, con i suoi pioli che scorrono sulle lamelle sonore (e talvolta azionano i movimenti degli automi ad essi collegati), diventa una metafora dell’esito corale del musical, in cui un cast compatto, dai protagonisti a tutti i membri dell’ensemble, crea un continuum musicale, vocale e coreografico, trasformando la scena in un autentico “organismo vivente”.
Di tale risultato, fermo restando la scrittura originale dell’opera, va dato merito al curatore dell’edizione italiana Franco Travaglio e, in modo particolare, al regista Federico Bellone (con Chiara Vecchi che ha firmato anche le coreografie), il quale ha saputo valorizzare le potenzialità di ciascun artista.

Foto di Giovanni Daniotti

Sofia Caselli, nel ruolo di Anastasia, si conferma l’indiscussa star del lavoro: una splendida soprano lirico dal timbro chiaro, capace di interpretare con naturalezza un personaggio romantico che risulta al tempo stesso forte e ispiratore per le giovani generazioni.
Cristian Catto, nel ruolo di Dimitri, spicca per presenza scenica e per le capacità canore e fisiche, pur risentendo del limitato arco di trasformazione del personaggio.
Vlad, interpretato da Nico Di Crescenzo, svolge il ruolo di comic lead: simpatico e trascinante, grazie alla fluidità vocale che gli conferisce espressività e forza, risulta particolarmente efficace nei duetti con Stefania Fratepietro (Lily), la cui voce chiara e brillante porta in scena un tocco di freschezza e sensualità. Il duo ricorda, per energia, le dinamiche di Aldo Fabrizi e Bice Valori.
Carla Schneck, nei panni dell’imperatrice madre, trasmette eleganza e affettuosità, contribuendo a creare l’atmosfera romantica e malinconica enfatizzata dal carillon.
Brian Boccuni, interprete di Gleb, affronta il ruolo più complesso dello spettacolo, che richiede notevoli capacità espressive e canore per rendere appieno la dicotomia interiore del personaggio. Il plauso all’attore è quindi pienamente meritato.

Il successo corale dello spettacolo è garantito anche dall’ensemble: Davide Dal Seno, Matteo Germinario, Mattia Caputano, Marco Carnevali, Lorenzo Giambattista, Giulia Mattarucco, Matilde Pellegri, Ilenia De Rosa, Alessandra Regosini e Elena Idini, alla quale va un piccolo riconoscimento in più come “ballerina del carillon”.

Foto di Giovanni Daniotti

Le scenografie di Clara Abbruzzese si sono rivelate di ottimo gusto e molto efficaci, sebbene il palcoscenico del Teatro Brancaccio di Roma abbia richiesto un loro parziale ridimensionamento. Particolarmente suggestiva è la scena del treno in partenza e quella con la neve che scende anche sul pubblico, rafforzando l’atmosfera “magica”.

Costumi, trucco e parrucco, ideati da Clara Ricotti, si integrano perfettamente con la messa in scena, richiamando lo stile delle operette mentre gli effetti luce, progettati da Valerio Tiberi ed Emanuele Agliati, assieme al disegno fonico di Poti Martin e agli effetti speciali di Paolo Carta, accompagnano le azioni e le emozioni dei personaggi.

Anastasia il musical

libretto di Terrence Mcnally
musiche Stephen Flaherty
testi Lynn Ahrens
traduzione e adattamento del libretto e parole italiane delle canzoni Franco Travaglio
regia e scenografie di Federico Bellone
con Sofia Caselli, Cristian Catto, Brian Boccuni, Nico Di Crescenzo, Stefania Fratepietro, Carla Schneck.

Ensemble
Davide Dal Seno, Matteo Germinario, Mattia Caputano, Marco Carnevali, Lorenzo Giambattista, Elena Idini, Giulia Mattarucco, Matilde Pellegri, Ilenia De Rosa, Alessandra Regosini

regia associata e coreografie Chiara Vecchi
supervisione musicale Giovanni Maria Lori
scenografie Clara Abbruzzese
costumi, acconciature, trucco Clara Ricotti
disegno luci Valerio Tiberi
disegno luci associato Emanuele Agliati
disegno fonico Poti Martin
illusioni ed effetti speciali Paolo Carta
orchestrazioni originali Doug Besterman
direzione orchestrazioni italiane Pino Perris e Maurizio Sansone
vocal coach/direzione vocale Elisa Fagà.

Anastasia si ispira al film distribuito dalla Twentieth Century Fox Motion Pictures per accordo speciale con Buena Vista Theatrical e all’opera teatrale di Marcelle Maurette adattata da Guy Bolton.
Anastasia è presentato in accordo con Concord Theatricals Ltd.

Teatro Brancaccio, Roma, fino all’1° febbraio 2026.

Prossima data:
Palatour, Bitritto (Bari), dal 4 all’8 febbraio 2026.

Condividi facilmente: