A questo punto, però, arrivati alla terza e ultima puntata del racconto, resta una domanda meno ovvia di quanto sembri. I dischi di cui stiamo parlando, proprio in virtù della loro bassa resa sonora, soprattutto
La povertà produttiva che caratterizza i dischi di Mistero buffo, con cui ci siamo lasciati nella precedente puntata di questo racconto, non va necessariamente rubricata sotto il segno di una progettualità debole, o peggio fallimentare.
Per parlare dei dischi di Mistero buffo – oggetto di tre “puntate” dedicate alle edizioni fonografiche dello spettacolo realizzate da Dario Fo insieme a Franca Rame, di cui questa è la prima – conviene fare
«E io non te la do». Con questa affermazione perentoria, Bianca Pucciarelli, in arte Tomaso Binga, conquistò in un attimo, negli anni Novanta, il pubblico fino a quel momento piuttosto scettico presente al Teatro Parioli
Quando parliamo di “dischi di teatro”, possiamo riferirci a un canone, a una tendenza dominante, a una modalità produttiva davvero ricorrente? La risposta, in realtà, è piuttosto semplice: no. Troppo eterogenee sono le forme, le
Ci sono dischi che restano in circolazione. E ce ne sono altri che scompaiono quasi subito, come se il loro destino fosse quello di sottrarsi al mercato prima ancora di essere metabolizzati. Notti Senza Fine,
Saranno almeno tre anni che, ostinatamente, mi incaponisco sull’idea di assegnare il Premio Ubu – l’Oscar del teatro italiano – per la categoria “miglior progetto speciale” a una collezione di dischi in vinile. E ogni