In ricordo di Giancarlo Cauteruccio di Paolo Ruffini

Foto tratta da Facebook

Ciao Giancarlo,

mi hai sorpreso ancora una volta ed è un apparente piccolo dolore che sta lì, in un cantuccio della memoria, e per chi fa esercizio di memoria le immagini e le parole che ne sintetizzano il senso sono un sacrario sul quale fare esercizio. Perché siamo in molti a doverti dire grazie e io fra questi.

Dolore piccolo dicevo, in quanto costante, incessante, continuo ma che si amplifica man mano nel riportare all’oggi cosa è stata la tua presenza su questa Terra, e nella vita di tanti e di tante, anche nella mia. Pensare alla tua persona alla tua arte al tuo modo anche meravigliosamente ingombrante di esercitare il pensiero mette in gioco parte di sé, di chi ha avuto la fortuna di conoscerti, di condividere anche poco ma sempre così eclatante. E se penso al tuo impegno nello scoprire o sostenere giovani formazioni della scena o altrettanto giovani studiosi, nelle loro e tue curiosità, tra le loro parole e le tue, scavando nei loro immaginari e nei tuoi, da Maestro quale sei non ti sei mai proposto come tale, sempre come compagno di strada, interessato.

Basta rileggere le pagine Pier Vittorio Tondelli che ti riguardano, le architetture speculative su Beckett introiettate, lo spazio espanso per riappropriarsi della letteratura classica che t’ha affascinato, senza abbandonare il discorso critico della luce sulla società del nostro tempo: ecco, ancora piccoli dolori si presentano, manifestano il loro desiderio di avere parola, come quella voce roca, inconfondibile, che ti contraddistingue. Ciao Giancarlo, grazie.

Foto di Maurizio Buscarino
Condividi facilmente: