Il titolo del denso volumetto a cura di Claudia Chellini potrebbe trarre inizialmente in inganno. Leggendolo, L’educazione teatrale a scuola, si può immaginare che vi si tratti in generale di tutti i tipi di attività teatrale che si possono esercitare all’interno delle mura scolastiche. Il testo, invece, contribuisce a tirare le fila di uno specifico progetto, quello costruito nell’ambito del protocollo di intesa per la promozione nella scuola delle arti dello spettacolo siglato dall’INDIRE e dall’ARTI (Associazione delle Reti Teatrali Italiane). Si tratta dei tre dei quattro percorsi formativi annuali realizzati finora, a partire dal 2021, rivolti a educatori dei servizi per l’infanzia, docenti (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado) e artisti.
Del sintagma “educazione teatrale” va dunque problematizzato il suo senso riferibile all’educazione di una qualche materia o prassi teatrale, e va letto anche come “educazione al teatro” o “educazione di marca teatrale”, una qualificazione di tipo performativo-scenico spendibile in qualunque tipo di azione educativo-didattica.

Durante la presentazione del volume finanziato dall’INDIRE all’università IULM di Roma, sono dunque numerosi i versanti per cui il teatro a scuola torna prepotentemente necessario. Gaetano Oliva, relatore di due dei saggi presenti nel volume oltre che di uno schema generale per la relazione di un progetto di educazione alla teatralità, presente in coda al volume, nell’incontro di presentazione ribadisce il duplice ruolo del teatro di «strumento culturale, ma anche formativo» – da sottrarre però, come suggerisce la curatrice nel volume (1) anche alla tirannia vigente fino alle ultime Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione dell’anno 2012, che vedeva le tecniche delle arti teatrali meramente finalizzate alla trasmissione di contenuti. Un teatro che sia nella sua forma di tecniche che in quelle di contenuti propri e relazioni è oggi più che mai necessario, se ci si è ritrovata ingranata la marcia indietro (anche) sul tema, che sembrava decisamente maturo per essere ormai affrontato a livello sistemico, dell’educazione sessuo-affettiva.
Su questo punto insiste anche Cristina Giachi, presidente della Commissione cultura della regione Toscana e redattrice della legge regionale «con disposizioni per la promozione delle attività teatrali nelle istituzioni scolastiche» (spesa consentita massimo centomila euro l’anno), per la quale è indispensabile associare a una offerta teatrale per le scuole, anche un’offerta formativa curricolare, cosicché il teatro possa «offrire uno strumento per potenziare le possibilità di stare in contatto con la realtà». Un altro modo di ribadire ciò che Patrizia Co, vicepresidente ARTI, definisce «allenamento dei cittadini alla democrazia».

Il volume, diviso in un paio sezioni, raccoglie nella prima e meno specialistica delle due i dati che descrivono la situazione dell’insegnamento delle materie teatrali nei corsi specifici riservati a educatori ed educatrici nelle università italiane, e si preoccupa di rendere un quadro della situazione odierna (Chellini), trovandosi perlopiù a dragare gli insegnamenti sull’educazione motoria nei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria e imbattendosi in un unico caso, nell’a. a. 2024-2025, di formazione strutturata in tal senso (niente di più di un «laboratorio sull’utilizzo della voce nella didattica nell’ambito della formazione per l’insegnamento della scuola primaria» alla LUMSA).
A far da contraltare a questa povertà educativa, l’elenco dei moduli del corso ARTI/INDIRE, con i docenti coinvolti: studiosi e studiose (Franco Lorenzoni, Rossella Menna, Giorgio Testa fra gli altri); artisti e artiste della scena, tra i quali Chiara Bersani, Sotterraneo, Chiara Guidi, Armando Punzo.
Si studia poi il laboratorio teatrale nella prospettiva metodologica di attività formativa ed educativa (Oliva); si sottolinea il ruolo delle arti (Coletta) e delle reti teatrali regionali italiane (Parri) nell’educazione. Si analizzano infine le carte di identità dei partecipanti ai corsi di formazione, conducendo un’analisi dei dati relativi alla pregressa esperienza, alla provenienza geografica e professionale, alla qualità dei percorsi personali dei partecipanti (a cura di Caterina Librandi).
Istruttivo, in questa sezione, il saggio di Gaetano Oliva, che suggerisce un fertile collegamento tra quella linea teatrale novecentesca che «tende a essere training prima che spettacolo» e la forma-laboratorio da inserire in un contesto scolastico. In particolare, la pratica dell’improvvisazione teatrale, in un frangente storico in cui ancora non si riesce ad accettare la necessità di un’esperienza didattica e comunitaria che assuma su di sé anche l’onere dell’affettività, «mette in rilievo sia l’indipendenza dell’uomo sia la sua interdipendenza e si propone di insegnare all’individuo a entrare in rapporto con altre persone e di portarlo a conoscenza delle situazioni che possono aver origine in caso di scioglimento di tali rapporti» (2).

La seconda parte del volume, calata più sulle specifiche dei corsi, analizza e presenta in forma prima quantitativa e qualitativa i progetti stilati dai partecipanti e dalle partecipanti nel 2020/2021, che sono stati richiesti senza specifiche tecniche stringenti e che quindi raramente incontrano il consenso scientifico delle studiose (Stefania Cingoli e Serena Pilotto), ora per carenze in ambito metodologico e di elementi di processo, ora per una carente specificità del ruolo ricoperto dalle arti espressive negli obiettivi di crescita personale e di inclusione. Quasi a voler fornire in conclusione quegli strumenti per la progettazione di cui si riconosceva la carenza, chiude il volume il secondo intervento del prof. Oliva su «L’educazione alla teatralità e la progettazione», a cui segue lo schema di progetto citato prima, diviso, nella sezione dei contenuti, per aree espressive.
Insomma, sia il testo che gli interventi della presentazione concorrono a tenere accesa una luce sulla questione del teatro a scuola, della necessità di formazione non solo alle tecniche ma anche sui contenuti e sull’attualità delle arti performative («la formazione di ARTI e INDIRE si occupa anche di mostrare ai teatri qual è il teatro che si fa oggi», specifica Chellini), con un occhio a questioni di sistema, se è vero che tutto è cominciato con un Cantiere scuola teatro nel 2019. Si trattava, come ci ricorda Patrizia Coletta, di un tavolo di lavoro teso a elaborare proposte per la stesura dei decreti attuativi del Codice dello spettacolo del 2017, laddove prevedeva «un importo complessivo pari al 3% del Fondo unico per lo spettacolo per la promozione di programmi di educazione nei settori dello spettacolo nelle scuole di ogni ordine e grado», ancora solo su carta, a nove anni da quei giorni. Chissà se qualcuno se ne ricorda, o se ne ricorderà.
Note
1) Claudia Chellini, a cura di, L’educazione teatrale a scuola. Un’esperienza di formazione dei docenti, Carocci editore, Roma, 2025.
2) Ibidem, pp. 44-45.
Claudia Chellini, a cura di, L’educazione teatrale a scuola. Un’esperienza di formazione dei docenti, Carocci editore, Roma, 2025, pp. 111, euro 14,00.