Nel 1995 Pippo Delbono varca la soglia del manicomio di Aversa e incontra Vincenzo Cannavacciuolo che il teatro conoscerà come Bobò. Un uomo minuscolo, murato vivo per quarantasei anni, che partecipa silenzioso al laboratorio che Pippo
Partiamo dalla fine. Da quella danza tribale e potente nel corso della quale le quattro attrici in scena attraversano una partitura di gesti, passi, espressioni mimiche, sguardi, alla cui forza è impossibile sottrarsi. Nel disegno
Le storie e i racconti sulla principessa “dalla memoria perduta” (anche se il suo vero titolo sarebbe quello di granduchessa), Anastasia Romanov, nascono quasi come leggende quando, agli inizi degli anni Venti del secolo scorso,
Nella collana “tessere” dell’editore napoletano Cronopio, curato da Claudio Affinito, Antonia Lezza, Matteo Palumbo, Maurizio Zanardi, è uscito a metà dell’anno che si è appena concluso, un volume davvero prezioso dedicato al grande Enzo Moscato:
Il titolo del denso volumetto a cura di Claudia Chellini potrebbe trarre inizialmente in inganno. Leggendolo, L’educazione teatrale a scuola, si può immaginare che vi si tratti in generale di tutti i tipi di attività
Di fronte alle parole di Giovanni Testori ho provato una sensazione simile a quella che provai, ragazzina, quando assistetti a Orgia di Pier Paolo Pasolini. In scena c’erano Laura Betti e Alessandro Haber, la Donna
Ciao Giancarlo, mi hai sorpreso ancora una volta ed è un apparente piccolo dolore che sta lì, in un cantuccio della memoria, e per chi fa esercizio di memoria le immagini e le parole che
Lineare, geometrico, infallibile nella direzione d’attore, maestoso e luminoso nelle scelte estetiche. È Il lutto si addice ad Elettra di Eugene O’Neill, nella versione di Davide Livermore che, dopo aver aperto la stagione dello Stabile
Cosa può indurre un giovane regista alla sua prima regia a mettere in scena un romanzo, con tanto di adattamento di sua propria mano? Me lo sono domandata di fronte al lavoro di Francesco Biagetti
Il 18 dicembre 2025 ha segnato l’avvio di una nuova fase di riflessione sull’esperienza del Teatro Valle Occupato, intesa non come episodio concluso, ma come pratica politica che continua a interrogare e a riattivare il