Quasi come una propaggine di Human Dance, il progetto aquilano curato da Francesca La Cava, allo spazio Rossellini di Roma vanno in scena due brevi soli di “area e-motion”, il gruppo guidato dalla danzatrice sarda. Tapirulan, secondo lavoro della serata, è costruito dalla coreografa Sara Laurenco e dalla dramaturg Anouscka Brodacz proprio sul corpo di La Cava, che, nonostante la grande quantità di oggetti e materiali portati e spesso usati in scena fa da centro del lavoro. L’oggetto del titolo, anche in scena, simboleggia (o dovrebbe) lo scorrere del tempo, il tentativo di stargli al passo: e così i numerosi abiti che ricoprono la performer, poco per volta abbandonati in una sorta di instancabile muta, la necessità di adattarsi alle diverse richieste che la vita pone, così come l’impaccio che quei vestiti costituiscono, una volta tolti, e l’affanno che accompagna il tentativo di accomodarsi in una postura opportuna a rispondere a qualche richiesta. Una comodità tentata ma mai veramente raggiunta. Non manca però una fase esplosiva, là dove la musica si sceglie come accompagnamento, e una più intima, di breve dialogo col pubblico.

Tapirulan si basa principalmente sul magnetismo di La Cava, col suo sguardo e la sua presenza scenica tormentata, agevolata da una scrittura più performativa, attoriale, che versata a una danza virtuosistica, salda il proprio linguaggio del corpo su un dizionario squadernato, fatto di gesti terreni e di appelli alla compartecipazione del pubblico; al contrario, la scrittura drammaturgica è quasi congestionata dall’accumulo di oggetti, riferimenti, segni simbolici e strumenti comunicativi. Ciò ha il risultato di restituire, è vero, un personaggio ora teneramente succube, ora pensoso, ora affannato, ma affollando di tematiche la breve performance, col rischio di intasarne la comunicativa.
Anche Just a solo di Antonio Taurino, danzatore di e-motion, nonostante un fuoco non sempre costantemente mantenuto, riesce a portare in scena un segno gestuale riconoscibile, e un personaggio, anche qui, ben delineato, adatto a una dolce immedesimazione. Se nella replica vista a palazzo Benedetti durante Human Dance aveva sofferto un po’ la precarietà di un luogo non convenzionale, qui, sul largo palco del Rossellini appare più stagliato dallo sfondo, più netto. Eppure non disdicevano a questo solitario le pareti di una dimora semideserta, o i rumori della strada che penetravano negli ambienti del suo domicilio: parevano quasi più adatti i pochi metri per il tormentato momento finale, che pareva più costretto, più impotente.

Alcune sequenze sono difficili da dimenticare: il suo aggirarsi alla ricerca, a palmo teso, di una goccia che s’infiltra dal soffitto, una figura che si risolverà nel prosieguo del lavoro, a bocca aperta per bere da quello stesso stillicidio, divenuto pioggia e lavacro. E così, non può che trascinare la sequenza centrale, più disordinata, in cui il danzatore si sveste del pigiama/kimono nero per lasciarsi trascinare in una danza in mutande, quasi la versione contemporanea di un Io ballo da sola bertolucciano.
Il ruolo liberatorio della musica non è estraneo neppure a Tapirulan che si ritaglia al suo interno una sequenza più schiettamente danzata, sopra una musica più trascinante.
Se Just a solo è segnato da una fisicità impegnativa ed esplosiva a tratti, Tapirulan concentra e riduce il gesto; se il primo è nudo di elementi scenici tangibili (con l’eccezione di quel gocciolio che, seppur soltanto udibile è assai concreto), il secondo ne è colmo, come detto, dagli abiti alle scarpe, al tapis roulant stesso; se è circolare nella struttura il primo, lineare è il secondo.
Eppure, nonostante tutte queste distanze, un’individualità sofferente ma vitale campeggia in entrambi. Due personaggi. E non stupirebbe se il dolce e melanconico solitario in nero di Antonio Taurino e la donna dagli abiti multicolori, un po’ spersa e allucinata di Francesca La Cava serbassero nei rispettivi destini la ventura di incontrarsi un giorno, magari senza nemmeno rivolgersi la parola, sulla panchina di un qualche giardino comunale.
Tapirulan
coreografia Sara Lourenco
performer Francesca La Cava
drammaturgia Anouscka Brodacz
light designer Stefano Pirandello
musica live electronics Globster
archivio costumi Gruppo e-motion
collaborazione scene e costumi Elisabetta Falqui
realizzazione costumi Stefania Dessi
produzione Gruppo e-motion con il sostegno del MIC, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila.
Just a solo – solo un assolo di un uomo solo
di e con Antonio Taurino
produzione Gruppo e-motion con il sostegno del MIC, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila.
Spazio Rossellini, Roma, 26 settembre 2026.