Mapplethorpe all’Ara Pacis: la bellezza oltre lo scandalo di Patrizia Vitrugno

Niente scorciatoie, nessun compiacimento voyeuristico. Tra le pareti del museo dell’Ara Pacis, l’opera di Robert Mapplethorpe (in mostra fino al 4 ottobre a cura di Denis Curti) vibra in tutta la sua potenza. Chi cerca ancora l’eco degli scandali newyorchesi rimane spiazzato da una verità più grande: Mapplethorpe è stato semplicemente uno dei più grandi fotografi del Novecento, un artista ossessionato dalla perfezione della forma.

“Derrick Cross”, 1985. Courtesy of Robert Mapplethorpe Foundation

E infatti il percorso espositivo, che si intitola proprio Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza ed è composto da una selezione di oltre 200 fotografie, mette a nudo un rigore quasi spietato. I nudi maschili, i dettagli botanici e i ritratti storici condividono una matrice comune che non lascia spazio al caso. Mapplethorpe non ha mai rincorso l’attimo fuggente del reportage. Costruiva le sue immagini come un architetto, usando lo studio come un laboratorio di precisione. La luce incide i contorni, elimina il rumore di fondo del mondo reale e dà ai corpi una compostezza statuaria. Per i suoi ritratti impiegava giorni e giorni alla ricerca della perfezione che oggi si mostra in tutta la sua bellezza agli occhi dei visitatori.

“Derrick Cross”, 1983. Courtesy of Robert Mapplethorpe Foundation

Nel celebre studio anatomico su Derrick Cross (1983 e 1985), per esempio, in cui il torso maschile diventa quasi architettura viva: la tensione muscolare e le linee della schiena trasformano la carne in una scultura scolpita dalla luce. Allo stesso modo, nel ritratto di Isabella Rossellini (1988), lo sguardo dell’artista rinuncia a qualsiasi forma di glamour patinato e i lineamenti del suo volto sembrano avere la stessa maestosità senza tempo di un rilievo antico.

“Isabella Rossellini”, 1988. Courtesy of Robert Mapplethorpe Foundation

Il dialogo con uno spazio come quello dell’Ara Pacis esalta questa natura classica. Il muscolo di un atleta o la curva di un giglio sembrano scolpiti sul marmo. L’erotismo e la sensualità che caratterizzano queste foto si trasforma in geometria pura e ogni ombra risponde a un calcolo millimetrico.

“Orchids”, 1982. Courtesy of Robert Mapplethorpe Foundation

A rendere speciale la tappa romana sono alcuni contenuti inediti: gli scatti realizzati tra Capri e Napoli su invito di Lucio Amelio per il progetto Terrae Motus, nato dopo il terremoto del 1980. Mapplethorpe rispose con slancio all’appello del gallerista, unendosi a oltre sessanta artisti — tra cui Warhol, Rauschenberg e Kounellis — nel comune intento di trasformare la devastazione del sisma in una potente forza creativa.

“Rowboat”, 1983. Curtesy of Robert Mapplethorpe Foundation

Usando l’obiettivo come difesa contro il tempo e il caos, Mapplethorpe ha consegnato alla storia un’eredità monumentale. La mostra restituisce tutta la grandezza di un autore che, nella sua breve parabola umana (morì infatti a soli 42 anni), è riuscito a condensare mille esistenze diverse.

Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza, a cura di Denis Curti, Museo dell’Ara Pacis, Roma, fino al 4 ottobre 2026.

Il catalogo Robert Mapplethorpe, a cura di Denis Curti, è stato pubblicato dalla casa editrice Marsilio Arte (www.marsilioarte.it/).

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte
organizzata con Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte
in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York
mobility Partner ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
fashion Partner Rinascente
radio ufficiale Radio Capital
con il supporto di Miamo.

Per le informazioni sull’esposizione, si rimanda al sito: www.arapacis.it

Condividi facilmente: