Territori da Cucire: Edipo tra i bambini che giocano in piazza di Carolina Germini

Foto di Alessandro Accorsi

Cucire è una parola antica, così antica che quando si pensa a questo gesto affiorano subito immagini del passato, donne sedute sulla soglia delle case, a unire con l’ago e il filo un’ora all’altra, perché il tempo quando si cuce non esiste più, non è qualcosa che ci rincorre e da cui fuggire ma una materia da lavorare con pazienza. Cucire, quindi, sì è una parola del passato, come lo è nell’antica Grecia il mestiere del rapsodo, (dal gr. ῥαψῳδός, comp. di ῥάπτω «cucire, saldare» e ᾠδή «canto»), colui che cuce il canto, che ripete a memoria i versi dei poemi omerici e li diffonde a una comunità.

Ecco, allora, un primo elemento per iniziare ad orientarci in questa magnifica e coraggiosa esperienza collettiva e teatrale che è Territori da Cucire: tenere insieme ciò che è frammentato e restituirlo attraverso la parola. È esattamente questo che il Teatro delle Ariette compie ogni estate, dal 2015, nelle piazze di Valsamoggia, in provincia di Bologna, un’operazione di rammendo sociale, che ogni anno prende gli abitanti di un territorio, non attori professionisti, ma cittadine e cittadini di ogni età e li rende protagonisti di uno spettacolo che nasce insieme a loro, cucito sulle loro voci e sui loro corpi, prima ancora che sul testo. Come mi racconta Paola Berselli, che insieme a Stefano Pasquini è fondatrice del Teatro delle Ariette, lo spettacolo a cui sto per assistere è il risultato di un laboratorio teatrale nato con lo scopo di creare una rete nel territorio e connessioni tra gli abitanti. Nel fare questo il progetto compie lo stesso movimento del rapsodo antico: non inventa da zero, ma riprende un materiale che già esiste, un mito, un vangelo, una tragedia, e lo fa nuovamente proprio, passandolo di bocca in bocca, di piazza in piazza.

Foto di Alessandro Accorsi

Nelle sue prime edizioni, Territori da Cucire ha attraversato diversi testi-matrice della tradizione, arrivando nel 2025 a misurarsi con il Vangelo secondo Matteo nella riscrittura di Pasolini, e nel 2026, per la dodicesima edizione, con l’EDIPOp RE, sempre partendo liberamente dalla sceneggiatura pasoliniana. Cinque piazze diverse del territorio (Monteveglio, Savigno, Castelletto, Crespellano, Bazzano) hanno ospitato altrettante tappe di un unico racconto, come cinque punti di una stessa cucitura che si chiude, ogni volta, con una versione integrale nella piazza finale.

Non è un caso che la compagnia scelga miti tragici o testi sacri come materiale di partenza: sono, anch’essi, racconti che generazioni di comunità hanno tramandato e rimaneggiato, prima che diventassero letteratura fissata sulla pagina. Affidarli oggi a chi vive concretamente quei luoghi significa restituire al mito la sua funzione originaria: essere un tessuto comune in cui una comunità si riconosce e si racconta.

Quello che colpisce, assistendo a questo esperimento e al modo in cui prende forma, è la trasformazione di una piazza in uno spazio teatrale che non è isolato dal resto ma è contaminato da ciò che accade intorno. Così succede che mentre si consuma la tragedia di Edipo sulla scena si sentono in lontananza gli schiamazzi dei bambini che giocano e si rincorrono. Quell’esplosione di vita non fa che aumentare l’intensità di ciò a cui assistiamo.

Il campanile che scandisce le ore con i suoi rintocchi, un motorino che passa, una finestra che si apre e qualcuno che sta guardando lo spettacolo da lì: tutto questo entra a far parte della rappresentazione. Edipo scopre la propria colpa, si acceca, impreca contro il proprio destino, e intanto la piazza continua a vivere la sua vita quotidiana. E così la tragedia sofoclea diventa improvvisamente contemporanea, viene ricucita nel tempo presente, tra i corpi di chi la ascolta e di chi, senza saperlo, la attraversa correndo dietro a un pallone.

Foto di Alessandro Accorsi

In questo si misura, forse, la scommessa più profonda di Territori da Cucire: non separare l’arte dalla vita, non chiudere la tragedia dentro una cornice sacra e protetta, ma lasciarla respirare nello stesso spazio dove i bambini giocano e gli anziani chiacchierano sulle panchine. È lì, in quella convivenza tra il mito e il quotidiano, che il progetto ritrova il senso originario del teatro di piazza, nell’essenza di un rito comunitario.

Forse è proprio questo il punto d’arrivo, dopo dodici edizioni, di un’operazione che si definisce fin dal nome un lavoro di cucitura: aver dimostrato che il tessuto sociale di un territorio e il tessuto antico di un mito possono essere ricomposti con lo stesso filo, lo stesso ago paziente.

Il Teatro delle Ariette non porta Edipo nelle piazze di Valsamoggia come si porterebbe un classico da rispettare a distanza: lo restituisce agli abitanti come qualcosa che appartiene loro, che parla della cecità e della verità, della colpa e della comunità, tanto quanto parla degli attori non professionisti che, per una sera, si prestano a raccontarlo. E quando le grida dei bambini si mescolano alle parole della tragedia, quella cucitura si rivela per quello che è davvero: non un’operazione nostalgica di recupero del passato, ma un gesto vivo, che tiene insieme, come voleva il rapsodo antico, il canto e la comunità che lo ascolta.

Foto di Alessandro Accorsi

EDIIPOp RE

liberamente tratto dalla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini

direzione artistica Teatro delle Ariette
progetto e direzione artistica Paola Berselli e Stefano Pasquini
con Andrea Ventura, Claudia Caputo, Clara Garagnani, Cosimo Copertino, Diana Vitale, Germana Fratello, Ghislaine Bourbon, Giulia Medici, Matteo Bagnoli, Noemi Bettali, Paola Jara, Pasqualina Siotto, Roberta Trebbi, Rosella Ciman, Valentina Zoldan, Simonetta Politi, Stefanie Baumann, Valeria Collina
costumi Benedetta Paganini, Diana Vitale, Giorgia Vivarelli, Giulia Medici, Valentina Zoldan
organizzazione Irene Bartolini, Paola Berselli
e la partecipazione di alcuni alunni e alunne delle classi quarta A e C della scuola primaria A. Venturi di Monteveglio/Istituto Comprensivo Bazzano – Monteveglio, il gruppo lettura del Centro Sociale Bruno Pedrini di Crespellano, il Centro Sociale, Ricreativo, Culturale Gino Baiesi di Castelletto di Serravalle, alcuni ragazzi e ragazze del gruppo catechismo classe quinta di Bazzano.
Territori da Cucire è un progetto del Teatro delle Ariette
con il patrocinio del Comune di Valsamoggia
Territori da Cucire fa parte di Bologna Estate 2026, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Territori da Cucire, dodicesima edizione, nelle piazze di Valsamoggia (BO) dal 1 al 29 luglio 2026.

Lo spettacolo è stato visto nella piazza di Bazzano (BO) il 29 luglio 2026.

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