Ovunque tu sia (titolo originale I Will Find You) è arrivata su Netflix il 18 giugno 2026. Ispirata al romanzo omonimo di Harlan Coben (autore che ha scritto numerosi adattamenti crime per la piattaforma), prodotta da Final Twist Productions, I Have an Idea Productions e Netflix Worldwide Productions, la serie è composta da otto episodi.
Al centro della storia c’è David Burroughs, interpretato da Sam Worthington, un uomo che sta scontando una condanna per l’omicidio del figlio Matthew. David ha sempre sostenuto di essere innocente, ma nessuno gli crede più. La sua vita sembra ormai finita fino a quando la cognata Rachel gli mostra una fotografia che potrebbe cambiare tutto: in quell’immagine compare un bambino che sembra essere proprio Matthew.
Da quel momento David ha un solo obiettivo: scoprire se suo figlio è davvero vivo.
È una premessa che funziona immediatamente. Infatti i primi episodi sono la parte migliore della serie. C’è curiosità, c’è tensione e soprattutto c’è quella sensazione che qualcosa non torni, che ogni risposta sia soltanto l’inizio di un’altra domanda. Ovunque tu sia riesce così a mantenere alta l’attenzione, episodio dopo episodio, malgrado il problema arrivi proprio nel momento in cui alla narrazione si richiede di “mantenere tutte le promesse fatte all’inizio”.
Più il racconto va avanti, più aumentano coincidenze, segreti, collegamenti e rivelazioni. Non tutte le svolte hanno lo stesso impatto, ma fanno parte dell’ingranaggio con cui la serie cerca continuamente di tenere alto l’interesse dello spettatore, stimolato così verso l’episodio successivo.
Anche i dialoghi non sempre risultano efficaci. Ci sono momenti in cui i personaggi sembrano dire esattamente ciò che serve alla trama in quel momento, invece di parlare come persone reali. È una sensazione che si ha soprattutto nei passaggi più drammatici, dove alcune scene avrebbero avuto bisogno di maggiore naturalezza.
Eppure, la serie si lascia guardare.
Una parte del merito va sicuramente a Sam Worthington: l’attore conferisce al personaggio di David una dimensione emotiva profonda che altrimenti rischierebbe di perdersi dentro una sceneggiatura densa di meccanismi. David non è soltanto un uomo che vuole dimostrare di essere innocente, ma un padre disperato che non accetta l’idea di aver perso suo figlio. Worthington rende credibile tale disperazione sebbene, come si diceva, in talune circostanze la costruzione del racconto non sembra aiutarlo affatto.

Interessante, inoltre, il ruolo di Rachel Mills (Britt Lower), la cognata di David, figura fondamentale per la ricerca della verità. Rachel non si limita ad aiutare David e a capire cosa sia successo a Matthew: il mistero della scomparsa del bambino, infatti, si intreccia con la stessa identità e la vita della donna, che in passato ha avuto relazioni con alcune delle persone coinvolte nella vicenda.
L’estenuante ricerca di Matthew, conduce i due protagonisti a seguire la pista legata a una clinica per la fertilità. David scopre che, prima della nascita di Matthew, sua moglie Cheryl si era recata alla Berg Reproductive del Payne Medical Group senza dirgli nulla e, quando insieme a Rachel, inizia a scavare nei documenti, si accorge che Cheryl nel valutare l’uso di un donatore di sperma aveva usato il nome fittizio “Rachel” proprio per tenergli nascosto il consulto medico. Da quel momento, l’indagine di David e Rachel si complica ulteriormente e porta a galla segreti sul passato di Cheryl e sulla nascita di Matthew.
Dal punto di vista dell’impianto narrativo del thriller, Ovunque tu sia non inventa nulla di nuovo e, del resto, non credo sia questo l’obiettivo della serie. Netflix ha puntato su una storia semplice da seguire, un mistero che si complica episodio dopo episodio e con colpi di scena continui in grado di alimentare la curiosità dello spettatore. Ogni puntata termina con una sequenza di interrogativi e novità inattese per cui è impossibile resistere a guardare le parti successive.
Ovunque tu sia è intrattenimento puro, costruito di proposito per essere visto rapidamente. Chi cerca un thriller realistico e raffinato di sicuro resterà deluso. Chi invece accetta di lasciarsi trascinare dalla storia, senza fermarsi troppo a “contare” le coincidenze, potrebbe trovarsi davanti a una visione decisamente piacevole.
