Una scenografia spoglia, punteggiata da pochi oggetti di scena; una risata di bambina che riempie la sala; un aeroplanino di carta che stenta a prendere il volo: così comincia Bambine, la nuova regia di Michela Cescon tratta dal racconto omonimo di Alice Ceresa (l’opera – edita da Einaudi nel 1990, da La Tartaruga edizioni nel 2004 – è stata ripubblicata da Edizioni Casagrande nel 2025). Un inizio che, nella sua semplicità, è già profondamente evocativo, annunciando sia l’universo semantico dello spettacolo – un viaggio nei ricordi, negli affetti, nella crescita e nella realizzazione di due sorelle – sia la ricerca provocatoria condotta dalla regista, prodotta da PAV in collaborazione con Teatro di Dioniso, dentro e fuori scena.
«Noi andiamo, tiriamo su le quinte e lasciamo vedere quello che c’è dietro perché voglio che si dica, voglio che si capisca che a queste scrittrici non è mai stato dedicato uno spazio ad hoc, cioè loro entrano in uno spazio che non è preparato per loro. (…) Non deve essere una cosa confezionata. Nessuno ha mai riservato a queste persone, a queste signore, a questi talenti lo spazio necessario. E volevo che fosse il teatro, perché lo reputo lo spazio più sicuro per eccellenza. In un momento storico in cui sembra che non esistano più luoghi sicuri, mi piace pensare che, accanto alla scuola, alla chiesa, all’ospedale, ogni città abbia anche il teatro, uno spazio che considero fondamentale. E mi piace che la letteratura delle donne, dimenticata, non considerata, possa trovare come spazio, anche se non allestito, il teatro, perché lì nessuno può far loro del male», racconta Michela Cescon rispondendo alla mia domanda sull’urgenza di riscoprire il lavoro di Alice Ceresa e, con lei, una pluralità di voci dimenticate, condizione comune a tante autrici della storia della letteratura. In questa ricerca, delicata e potente insieme, il teatro viene scelto come luogo di presenza e di ascolto.

Bambine, andato in scena al Teatro Biblioteca Quarticciolo dal 16 al 19 ottobre 2025 (primo appuntamento della stagione 2025-2026 Congiunzioni), si inserisce nel più ampio progetto Lessemi, che Michela Cescon descrive come una «trilogia sulle signore della scrittura»: un percorso di ri-scoperta della letteratura femminile del Novecento attraverso le voci di Alice Ceresa, Anna Banti e Dolores Prato. La regista parla della necessità di costruire un percorso culturale femminile legato a quel secolo «(..) che è sembrato dare forza ai talenti femminili. Nel senso che, parlando di letteratura, rispetto all’Ottocento, dove i romanzi cominciano ad avere grandi protagoniste femminili, quindi con un cambio di sguardo notevole, nel Novecento, le donne prendono forza davvero, cominciano a scrivere, fanno arte, ma se si va a guardare, non rimangono, vengono volutamente cancellate. Io li chiamo omicidi. Nel senso che ci sono volutamente degli omicidi di donne che hanno scritto delle cose incredibili, che hanno avuto un percorso, che hanno saputo dialogare tra loro, ma di questo percorso non c’è traccia nei libri di storia, nelle librerie, a volte anche nelle biblioteche».

In Bambine, a portare in superficie questo lavoro sotterraneo sono Evelina Rosselli, attrice indomita, sensibile, irrequieta, e Giada Ferrarin, musicista scaltra e leggera, legate dal filo della memoria e dal mondo infantile che diventa adulto.
Il racconto di Alice Ceresa ripercorre la nascita, lo sviluppo e le metamorfosi di un nucleo familiare, dalla prospettiva di due sorelle di cui il pubblico non saprà mai il nome. Prima di entrare nell’universo infantile tratteggiato dall’autrice svizzera, Evelina Rosselli costruisce metaforicamente una città: con le sue strade, la sua piazza aggregativa, il suo parco. A questa immagine curata e ordinata si contrappone, a poco a poco, l’universo caotico della vita domestica, dove i legami si fanno più densi e le mura di casa diventano sempre più strette. La calma apparente, le prime divergenze di coppia, l’infanzia che unisce, l’adolescenza che separa: tutto scorre come un mosaico di memorie che lentamente genera distanze e differenze. Evelina Rosselli non è mai scontata: intensa e vibrante, attraversa registri e timbri diversi, cambia voce a seconda dei membri della famiglia che fa parlare, intessendo un dialogo complice con Giada Ferrarin, alla chitarra e alle tastiere. Arriva poi, verso il finale dello spettacolo, una melodia liberatoria e risanatrice: l’entrata in scena del sassofono suonato da Rosselli in perfetta sintonia con l’atmosfera musicale creata da Ferrarin. È un ritorno al gioco, al gesto gratuito e immaginifico dei bambini che inventano mondi per darsi a vicenda il coraggio di esistere. A cosa serve la fantasia? Serve proprio a questo: a camminare. Evelina Rosselli recita «proseguire nella vita a passo comodo e testa al vento».

Quello diretto da Michela Cescon è a tutti gli effetti un teatro di parola: un linguaggio vivo, che spiazza sempre, si trasforma, senza ripetersi mai, capace di restituire complessità e verità alla lingua di Alice Ceresa. Bambine si nutre dei luoghi che attraversa, dei teatri e delle persone che incontra, «(…) andare in giro, fare tournée ti permette di lavorare, di costruire», sottolinea la regista.
Dopo il debutto all’Ex Mercato di Torre Spaccata e al Teatro di Tor Bella Monaca, il racconto-spettacolo di Alice Ceresa è approdato al Teatro Biblioteca Quarticciolo, continuando a crescere insieme agli spazi che lo accolgono. «Bambine ogni sera costruisce un pezzettino in più all’interno di questi luoghi», racconta ancora Michela Cescon.
È questo il cuore della sua ricerca: il bisogno di riscoprire insieme la letteratura femminile del Novecento, seminando nelle relazioni e nel territorio che abita qualcosa di vivo, in attesa che germogli un dialogo, una nuova rotta.
Lo spettacolo è stato presentato al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma dal 16 al 19 ottobre 2025.
Di seguito le prossime date:
Sessantotto, Latina, 24 ottobre 2025.
Teatro Manlio, Magliano Sabina (RI), 31 ottobre 2025.