Quando il tema della bellezza viene trattato in uno spazio come quello scenografico della terrazza di Villa Medici, inondata dalla luce calda di una sera di inizio giugno, si ha l’impressione che, platonicamente, il contenuto
C’è, nelle regie di Giovanni Ortoleva, una cifra riconoscibile che si evince subito dalla scenografia. Delimitare lo spazio e convogliare lo sguardo del pubblico verso un segno dominante, sorta di sineddoche che è concentrazione di
Il foglio bianco, sotto la mano di Andrea Pazienza, non era un supporto ma un campo di battaglia. Dopo l’esordio al MAXXI L’Aquila, il museo romano presenta ora il secondo atto di un progetto che
Tre, sulla carta, sono i motivi di interesse di questo Tancredi rossiniano all’Opera di Roma, palco su cui non risuonava dal 2004 – allora con Daniela Barcellona nel ruolo del titolo, Mariella Devia come Amenaide,
A ognuno Il Presidente che si merita. Latitudini e longitudini apparentemente molto distanti nel mondo che abitiamo sembrano ritrovarsi nel minimo comune denominatore di un gorgoglio politico devastante, in questi anni così diffuso, così pervasivo,