La verità senza filtri di Paz, perché “Non sempre si muore” di Patrizia Vitrugno

Andrea Pazienza, “Campofame” (tavola 3), 1987. Courtesy Collezione privata HR

Il foglio bianco, sotto la mano di Andrea Pazienza, non era un supporto ma un campo di battaglia. Dopo l’esordio al MAXXI L’Aquila, il museo romano presenta ora il secondo atto di un progetto che celebra il genio di Pazienza nel settantesimo anniversario della nascita, offrendo una panoramica completa sul “padre” del fumetto underground nazionale. La mostra Non sempre si muore curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, rifugge ogni retorica, preferendo il confronto diretto con un’eredità che è ancora materia viva. Il titolo, ispirato a un’intervista del 1988 con Clive Griffiths, sottolinea la persistente attualità di un lascito artistico capace di parlare ancora oggi con estrema vividezza.
Il percorso espositivo attraversa l’intera parabola dell’autore, dagli esordi alla maturità, snodandosi tra stanze cromatiche e tematiche che ospitano illustrazioni, testi e lo straordinario murale realizzato dal vivo a Napoli nel 1987, qui esposto per la prima volta. La curatela di Ferracci e Glioti possiede il merito di non aver cercato di arginare il disordine creativo dell’artista, scegliendo invece di assecondarne il respiro profondo. Le opere in mostra emergono come frammenti di un’anima capace di radiografare l’Italia tra gli anni Settanta e Ottanta con una spietatezza a tratti insostenibile. L’arte di Pazienza non cerca il consenso ma graffia la superficie: dal ghigno di Pentothal alla solitudine cinica di Zanardi, ogni linea vibra con tutta la sua forza.

Andrea Pazienza, “Pertini”, Primo Carnera Editore, Milano 1983. Pennarello su carta. Collezione privata

La struttura narrativa fa dialogare la satira politica più cruda con una parte più intima, tipica di chi sapeva scorgere la poesia anche nel fango più viscido. Oltre cinquecento tavole mettono in scena le icone del suo immaginario — da Pompeo a Pertini — circondate da un’umanità varia e dolente, dove i disegni pittorici incontrano scritti privati e poesie. Risulta preziosa, in tal senso, la decisione di esporre bozzetti e note a margine, quel “dietro le quinte” che svela l’artigiano meticoloso nascosto dietro la sregolatezza del talento puro. A completare l’immersione nell’universo anticonformista di Paz, una ricca selezione di materiali d’archivio tra audio, foto e filmati restituisce il clima in cui presero forma le sue visioni. Il titolo scelto dai curatori risuona quindi come un manifesto di resistenza. Pazienza non appartiene al passato perché la sua capacità di decodificare il reale rimane profetica. In un presente saturo di immagini levigate e algoritmi che gridano perfezione, la verità a tratti brutale del suo pennarello è ancora necessaria.

Sanremo, Club Tenco, 1980. Foto di Stefano Giraldi

L’esposizione non si limita a mostrare ma pone delle domande muovendosi su un equilibrio sottile, rifuggendo il sentimentalismo per puntare sulla vitalità immutata delle opere. Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma di una esplosione. Le pareti sembrano faticare a contenere una narrazione che fonde alto e basso, la lezione di Michelangelo e la rabbia della strada, la metrica barocca e lo slang dei portici bolognesi.

Andrea Pazienza, Disegno inedito. Pennarello su carta, 1986. Collezione privata

Questa mostra lascia addosso la stanchezza tipica delle esperienze che richiedono una partecipazione totale. È il peso di aver toccato una bellezza autentica, priva di mediazioni. Non sempre si muore si pone come una tappa essenziale per raccontare e cercare di definire non solo l’identità di Pazienza, ma le crepe di un presente che ha ancora bisogno di quella luce accecante e disperata.
È un atto d’amore necessario, un monito silenzioso, un invito a non smettere di tradurre il mondo in segni, anche quando quei segni graffiano.

“Andrea Pazienza. Non sempre si muore”, exhibition view. Foto di Giorgio e Giulia Benni. Courtesy Fondazione MAXXI

Andrea Pazienza. Non sempre si muore, a cura di Giulia Ferracci e Oscar Glioti, MAXXI, Roma, fino al 27 settembre 2026.

Il catalogo “Andrea Pazienza. Non sempre si muore” è stato pubblicato dalla casa editrice Coconino Press (https://www.coconinopress.it/).

Per le informazioni sulla mostra, si rimanda al sito: www.maxxi.art

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