Per chi, come me, è nato negli anni Sessanta, Topo Gigio non è solo un personaggio: è un vero mito mediatico. All’epoca, in televisione, Topolino si vedeva poco — giusto qualche cartone la domenica pomeriggio – insieme ai telefilm di Zorro. Avere invece un “amico dei bambini” così vicino alla sensibilità della famiglia italiana del boom economico aveva un fascino speciale.
Forse è per questo che mi sono avvicinato con curiosità a Topo Gigio – il musical, firmato da Maurizio Colombi, uno degli autori più fantasiosi del family musical italiano.
La storia prende le mosse da Maria Perego, la “madre” della celebre marionetta, amata dal pubblico fin dal suo debutto nel 1959. Da bambina, Maria si diverte a disegnare e inventare mondi, completamente immersa nella sua fantasia. A contrastarla c’è il Dottor Morloch, figura che incarna una razionalità rigida e ostile all’immaginazione. Quando Maria realizza il bozzetto di un topo dalle grandi orecchie, ha l’impressione che quel personaggio possa davvero comunicare con lei.
Quel disegno prende vita: diventa un pupazzo capace di parlare a chi sa ascoltare e di rendere “più buono” chi lo incontra. È così che Topo Gigio conquista la fiducia e il cuore della gente.

Morloch, però, vede nella fantasia un pericolo e cerca di fermarne la diffusione. Accade allora qualcosa di imprevisto: un uomo in difficoltà, sul punto di togliersi la vita, incontra Gigio. Il pupazzo gli si mostra come un amico e riesce a distoglierlo dal suo proposito. L’uomo non rivela il suo nome, così Gigio lo ribattezza “Mister P.”. La notizia di questo piccolo “miracolo” si diffonde rapidamente, aumentando la fama del personaggio.
Il successo televisivo, in Italia e persino in America, non fa che alimentare l’ostilità di Morloch, che arriva a orchestrare una campagna contro Gigio fino a farlo sparire dalle scene. Quando riappare, però, è prigioniero e sta per essere sottoposto a un processo per stabilire se esista davvero. È lo scontro diretto tra ragione e fantasia.
Quando tutto sembra perduto, interviene Mister P., ormai uomo ricco e generoso: riesce a mostrare Gigio non per ciò che è secondo la logica, ma per ciò che riesce a suscitare nei cuori. È lì che accade il momento decisivo: Gigio diventa “reale”. È la vittoria della fantasia, della speranza e della bellezza su un mondo più freddo e razionale.
La storia richiama, in qualche modo, Le avventure di Pinocchio, ma in forma rovesciata: non è il percorso di un burattino verso l’età adulta, ma il tentativo di recuperare quella purezza che spesso perdiamo crescendo. Per certi versi ricorda anche Miracle on 34th Street, dove la magia e la fiducia trovano ancora spazio nel mondo reale.

Rispetto alle mie aspettative, lo spettacolo non punta tutto su Gigio. Pur essendo ben interpretato in scena da Roland Hofer e doppiato con efficacia da Leo Valli, il personaggio non viene sfruttato per gag facili o stereotipate. L’attenzione si concentra invece su come la fantasia possa dialogare con il mondo adulto e trasformarlo pur scontrandosi con chi la considera una minaccia. Temi che richiamano, almeno in parte, Peter Pan e Mary Poppins.
Molto riuscita è la centralità di Maria Perego (interpretata con sensibilità da Milena Miconi e da Teresa Morici nel suo lato bambino): attraverso di lei prende forma il conflitto tra visioni opposte del mondo, rafforzando anche il legame profondo con Gigio.
Il Dottor Morloch, Francesco Malapena, non è un cattivo “classico”: più che malvagio, è un antagonista moderno, quasi “razionale”, che cerca di ridimensionare e rendere inaccettabile ciò che non riesce a spiegare.
Più convincente è la figura di Mister P., portata in scena dallo stesso Maurizio Colombi. Nei suoi interventi si colgono anche citazioni che richiamano Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand e Julius Caesar di William Shakespeare.
A differenza delle edizioni precedenti e successive, Canzonissima 1974 venne trasmessa di pomeriggio, in uno slot solitamente riservato ai bambini. Per “compensare” questo spostamento, fu chiamato a co-condurre, insieme a Raffaella Carrà (interpretata da Linda Antosiano), proprio Topo Gigio. La riduzione di uno di quei siparietti televisivi risulta molto efficace, contribuendo con leggerezza e comicità alla scena.

Alcune figure storicamente fondamentali per Topo Gigio, come Mago Zurlì al secolo Cino Tortorella (impersonato da Alessandro Marini), risultano meno incisive nella commedia. Anche l’incontro tra la Perego, Gigio e Walt Disney (Edoardo Tagliaferri), circondato dai suoi celebri e coloratissimi personaggi, non è un momento convincente come ci si potrebbe attendere.
Nel gruppo degli amici di Maria Perego, Peppino (Francesco Sartini), Molly (Camilla Del Pinto) e Teresa (Zoe Nochi) svolgono egregiamente il loro compito di “accompagnare” la protagonista nel suo cammino accanto alla propria creatura. Pregevoli sono gli interventi di Zoe Nochi, dotata di notevoli capacità canore.
Ottimo il lavoro dell’ensemble (Alessandra Regosini, Sara Labruco, Alessia Geracitano, Francesco Garzia, Gabriele Damiano, Alessandro Canciani, Stefania Meneghini), valorizzato dalle coreografie di Rita Pivano.
Le musiche originali di Franco Fasano accompagnano con efficacia lo spettacolo, così come le scenografie di Max Merenda e Clara Abruzzese. Molto suggestive le luci e le proiezioni di Amilcare Canali, anche se l’uso frequente della penombra sembra coinvolgere più gli adulti che i bambini, solitamente attratti dalle vivacità cromatiche specialmente se in scena c’è un personaggio a loro tanto caro.
Topo Gigio – il musical, strapazzami di coccole è uno spettacolo pieno di trovate interessanti. Tuttavia, manca un po’ di struttura narrativa che metta in risalto il “buono” che sgorga dallo sguardo amorevole del topo/bambino, in contrasto con la razionalità degli adulti.
Avrei voluto sentire più spesso l’incredula esclamazione “Cosa mi dici, mi dici mai?”, perché quella frase incarna la capacità dei bambini di vivere la meraviglia, di fidarsi e di trasformare i loro sogni in opportunità di crescita.

Topo Gigio – il musical – strapazzami di coccole
regia Maurizio Colombi
musiche Franco Fasano
supervisione artistica Alessandro Rossi
con Milena Miconi
e con Maurizio Colombi, Teresa Morici, Francesco Sartini, Camilla Del Pinto, Zoe Nochi, Edoardo Tagliaferri, Francesco Malapena, Linda Antosiano, Alessandro Marini, Guido R. E. Epifanio
e Roland Hofer (Topo Gigio Live)
ensemble Alessandra Regosini, Sara Labruco, Alessia Geracitano, Francesco Garzia, Gabriele Damiano, Alessandro Canciani, Stefania Meneghini
voce di Topo Gigio Leo Valli
assistente alla regia Erika Zanoncelli
coreografie Rita Pivano
assistente alle coreografie Francesco Spizzirri
direzione musicale Davide Magnabosco e Marco Iardella
assistente alla direzione musicale Luca Giambino
scenografie Max Merenda e Clara Abruzzese
disegno luci Amilcare Canali
costumi Nunzia Aceto
costumi, trucco e parrucco Claudia Frigatti
aiuto costumista Viola Zanotti
video Mattia Inverni
fonico Tommaso Macchi
microfonista Paola Ghezzi
programmatore luci Angelo Di Nella
direttore di scena Pierfrancesco Martinotti
produzione Target Communications.
Teatro Brancaccio, Roma, fino al 28 marzo 2026.
Teatro Verdi, Genova, 11 e 12 aprile 2026.