All’improvviso, in platea arriva un freddo glaciale. Istintivamente, ti infili il cappotto. Guardi intorno a te. Noti mani che chiudono bottoni, schiene che si incurvano. Forse è un’allucinazione che a sua volta parte da una sensazione irreale. Cosa sta accadendo dall’altra parte, in palcoscenico? Sette performer muovono sei puppets bianchi (più tre inerti, spostati come coreuti stanchi) nella messa in scena di ciò che è impossibile immaginare, ma rappresentare sì.

Si intitola Oltre. Come 16 + 29 persone sono sopravvissute al disastro delle Ande, è la nuova toccante opera firmata da Fabiana Iacozzilli che con la dramaturg Linda Dalisi si è spinta, lo scorso inverno, fino a Montevideo, per incontrare i sopravvissuti e i parenti delle vittime di un incidente aereo. Sì, proprio “quell’incidente” in cui i sopravvissuti arrivarono a mangiare, per non morire anche loro, gli amici morti. Era il 13 ottobre del 1972 quando il volo 571 dell’Aereonautica militare uruguaiana, che trasportava un’intera squadra di rugby e i loro parenti e amici, si schiantò sulle Ande. I giocatori avrebbero dovuto affrontare una partita a Santiago del Cile. Dei 45 passeggeri, ne sopravvissero all’inizio 29. Di questi, solo 16 avrebbero resistito a quei lunghi interminabili 72 giorni di tormenta e neve e paura e orrore e fame e delirio. Raccontano Iacozzilli e Dalisi che a Montevideo c’è anche un museo con una cella frigorifera che consente ai visitatori di sentire per 72 secondi il freddo che hanno provato quei ragazzi per 72 giorni.
Al Teatro Vascello, non si è certo fatto quel tipo di esperimento. Ma il freddo è stato percepito. Non sappiamo se fossero 72 secondi. Di certo, era un tempo sopportabile. Mentre ciò che è successo allora non è sopportabile per nessuno.
Quello che non si può dire, dicevamo, si può però rappresentare. Come? Accerchiandolo, bucandolo, facendolo detonare da dentro. Lo sapevano bene i tragici greci che non mostravano mai il momento dell’omicidio, il fatto di sangue, lasciando che in quello spazio “bianco” si depositasse l’inaudito.

Bianca è la scena di Iacozzilli, bianca la carcassa dell’aereo che è stato inghiottito dalla neve delle Ande (nel 1972 non c’erano ancora i sistemi attuali di geolocalizzazione), al punto che il 23 ottobre le autorità uruguaiane cessano ufficialmente le ricerche. Bianchi i puppets che i performer muovono a vista, guardandoli negli occhi con compassione, fino a confondersi con loro e a desiderare – gridando, disarticolando, impazzendo (è quello che fa Simone Zambelli, uno dei sette manovratori-attori) – di uscire da quei corpi che hanno così tanto sofferto.

Immaginiamo questa storia “recitata” da attori. Scacciamo subito l’immagine. Tanto ci appare oscena, aggressiva, quasi morbosa. Invece qui ci troviamo davanti solo elementi di vita creaturale: i puppets bianchi (progettati da Paola Villani) e i performer in nero, così capaci di pìetas. Rari i momenti di parola: ce n’è uno, magnifico, affidato ad Evelina Rosselli, che legge una lettera. Le didascalie del testo scorrono in alto, con pudore. Ci sono poi le voci dei sopravvissuti e dei loro amici, che raccontano l’inaudito: cosa significa arrivare a pensare che il corpo morto dell’amico che avrebbe voluto solo festeggiare una vittoria di rugby può diventare ora il pasto della salvezza, e poi le malattie, il gelo, la disperazione, il silenzio che sconquassa le menti divenute sempre più fragili. Fino allo scatto finale, all’impresa che la ragione non contempla: Nando Parrado e Roberto Canessa si mettono in cammino per arrivare dall’altro lato delle Ande, con ai piedi dei mocassini e nello zaino otto calzettoni di rugby pieni di carne umana. Nando aveva seppellito nella neve la sorella e la madre. Sa che sarebbe arrivato il momento in cui bisognava cibarsi dei loro corpi. Ma lui ha un sogno che lo sostiene e lo fa rialzare, ogni volta che cade: «Padre, non devi piangere tre morti ma due. Io sono vivo». Sono le parole che ripete dentro di sé e che gli danno la sovrumana forza per sorreggere anche l’amico che è con lui. Questa scena, di Nando e di Roberto che attraversano le Ande per raggiungere la salvezza, ci porta in un altro altrove. Se finora abbiamo sentito freddo comprendendo forse per la prima volta quel verso dantesco che avevamo anche imparato a memoria, quando il conte Ugolino è costretto a mangiare le carni dei suoi bambini – «poscia, più che ‘l dolor potè ‘l digiuno”» -, adesso tutto quel freddo ci serve per percepire con più intensità il miracolo del momento in cui Nando abbraccia il padre. Perché anche questo è l’uomo.

Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande
ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli
dramaturg Linda Dalisi
scene Paola Villani
musiche e suono Franco Visioli
luci Raffaella Vitiello
cura dell’animazione Michela Aiello
aiuto regia Cesare Del Beato
assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in coproduzione con Cranpi, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival
con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale, Teatro Biblioteca Quarticciolo; con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo
un ringraziamento a Fivizzano27.
Romaeuropa Festival, Teatro Vascello, Roma, prima nazionale, dal 12 al 16 novembre 2025.
Le prossime date di novembre:
Festival dell’Eccellenza al Femminile, Teatro Gustavo Modena, Genova, 18 e 19 novembre 2025.
Nuovo Rifredi Scena Aperta, Firenze, 21 e 22 novembre 2025.
Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Spoleto, 24 novembre 2025.
Teatro Morlacchi, Perugia, dal 26 al 30 novembre 2025.