“Romeo&Juliet” o il fresco vento del western di Carla Di Donato

Foto di Tristram Kenton

Si ride con Romeo e Giulietta, lo sapevate? Come? Per il regista Sean Holmes ambientando la tragedia del Bardo nel selvaggio West, a colpi di porte da saloon spalancate, pistolettate, cinturoni e tacchi da cowboy sbattuti contro il pavimento in legno, sovreccitazione adolescenziale, un banjo a sottolineare i sospiri dei due amanti di Verona, danze country di gruppo e l’arguzia e il gioco ineguagliabile delle battute di Shakespeare. Tutto – o quasi – è divertente o punta in quella direzione e il pubblico ride di gusto per l’intero spettacolo che propone comunque sempre un testo integrale e fedele all’originale.

Nel Romeo e Giulietta western i protagonisti (Rawaed Asde, neodiplomato alla scuola di recitazione e Lola Shalam), hanno un’innegabile chimica, lui più pensieroso, lei più ragazza volitiva di frontiera americana molto ruspante e sopra le righe, con cui sostengono la scena in modo brillante, soprattutto quella del balcone, da cui scompare ogni tratto squisitamente romantico prevalendo l’idillio adolescenziale in tutta la sua eccitante contemporaneità con gli ormoni che schiacciano il resto e una Giulietta aggrappata alla balaustra che viene comicamente trascinata in mezzo al pubblico del pit…mentre più avanti Romeo si nasconderà dietro uno spettatore e resterà lì in attesa della sua battuta.

Foto di Tristram Kenton

L’interazione diretta e continua attori-spettatori è un classico del teatro elisabettiano e Mercuzio (Michael Elcock) non esita infatti a protendersi verso una spettatrice in prima fila per darle un bacio sulla guancia. Il gioco è noto, anzi desiderato, voluto e apprezzato dal pubblico, accadeva storicamente “nella grande O di legno”, oggi in questa produzione estiva del Globe è invece la risata a essere sempre dietro l’angolo, anch’essa parimenti cercata, quasi inseguita e ottenuta ad ogni costo, anche quando Lord Capuleti (Colm Gormley) punta una pistola contro sua figlia quando si rifiuta di sposare il pretendente di sua scelta, il pubblico ridacchia.

Sia chiaro: realizzare qualcosa di veramente originale con Romeo e Giulietta non è impresa da poco. Tutte le produzioni contemporanee tendono a cercare di modernizzarlo – dalla sua ultima realizzazione nel West End di Jamie Lloyd e lo spettacolo di Broadway del 2024 vestito di paillettes di Kit Connor e Rachel Zegler, fino alla sua seria ultima uscita al Globe nel 2021 – non sempre riescono, questa sì. Lo scotto da pagare è che il tragico è assai lontano dalla scena, quasi come un Capuleti da un Montecchi nella bella Verona.
L’effettiva originalità del Romeo & Juliet western viene spremuta fino all’ultima goccia: qui non c’è paura di divertirsi, anzi! Non ci si tira mai indietro… anche di fronte alla morte.

Quella di Mercuzio ne è un esempio lampante: dopo essere stato pugnalato a morte da Tebaldo, il bravissimo attore Michael Elcock che dà un tocco dandy al personaggio e gli regala virtuosismi e acrobazie da paroliere sciolto e forbito, prosegue a recitare le battute conservando la sua caratterizzazione leggera tanto che il pubblico è incerto su cosa credere, continua perciò a ridere. Gli ultimi momenti di Mercuzio lo vedono strisciare sulla parte anteriore del palco, atterrando sul labbro, con il pubblico che di nuovo ride della sua vicinanza. Poi “risorge”, prima che anche una vaga idea di tragico possa affacciarsi alla mente dello spettatore, e pronuncia le sue ultime, iconiche battute – “Una piaga su entrambe le vostre case hanno fatto di me carne di vermi” – come una specie di fantasma, per infine uscire silenziosamente dal palco.
In realtà scopriremo dopo che si tratta di una scelta di stile: i personaggi muoiono e diventano fantasmi. Ma in questo primo caso di morte violenta non arriva del tutto e la morte di Mercuzio, un evento importante nel cambiamento di tono dello spettacolo, sembra irreale perché impermanente, quindi anch’essa decisamente minimizzata, “leggera”.

Foto di Tristram Kenton

La scelta registica di Holmes di riportare i personaggi morti allo stato di fantasma arriva a un potente culmine nella scena finale in cui Romeo trova Giulietta nella sua tomba. Lei non è sola ma in compagnia di tutte le vittime della tragedia che danzano con lei in modo lento un ballo delle mani. Sulla falsariga della scelta fondante del regista associato Sean Holmes di regalare un R&J fresco e divertente alla stagione estiva del Globe, la coreografia e la direzione dei movimenti scenici di Tamsin Hurtado Clarke (formatasi all’École Internationale de Théâtre Jacques Lecoq) è eccellente: dalla breve citazione del tema principale del celebre western Il buono, il brutto e il cattivo, alla line dance tipica della danza country, alla danza più minimalista e delicata che definisce la rivalità Montecchi-Capuleti, all’eccitazione del ballo di gruppo in cui si conoscono per la prima volta Romeo e Giulietta dove tutto il corpo dei partecipanti (l’intero, brillante e ben amalgamato cast che recita, canta e balla come nella tradizione del teatro inglese) vive nel movimento, nei salti e nel disegno coreografico che esplode abitando l’intero shakespearian stage. Qui in particolare la relazione cinestetica con il pubblico è “micidiale”, ovvero centra in pieno e al meglio l’obiettivo di coinvolgere tutta “la O di legno” nel ballo e renderlo tridimensionalmente protagonista di questo classico Shakespeare’s play, reinventato all’insegna della gioia contagiosa trasmessa dal cast corale molto coinvolgente, dell’eccitazione esplosiva adolescenziale e dello stile comico.

Foto di Carla Di Donato

Tutte caratteristiche che sposano integralmente gli intenti di Michelle Terry, direttrice artistica del Globe, per una proposta 2025 all’insegna dell’assenza di toni cupi e di gravità di pensieri. Un vento d’estate, questo R&J, leggero e gaio, che trasporta noi spettatori al termine dello spettacolo fuori dal Globe verso il Millennium Bridge, tra i lucchetti rossi (pochi), gli skyscrapers-grattacieli ai lati, come lo Shard di Renzo Piano, la Tate Modern e la Oxo Tower, celebrando in questa particolarmente soleggiata british summer quell’amore unico e intenso che dura solo una stagione, “al fresco”.

Romeo&Juliet

di William Shakespeare
regia Sean Holmes
con Marcus Adolphy, Roman Asde, Michael Elcock, Léa des Garets, Calum Callaghan, Josh Gordon, Colm Gormley, Niamh James, John Lightbody, David Olaniregun, Joe Reynolds, Jamie-Rose Monk, Dharmesh Patel, Rawaed Asde, Lola Shalam
scene Paul Willis
movimento scenico Tamsin Hurtado Clarke
musiche Grant Olding
direzione artistica Michelle Terry
produzione Shakespeare’s Globe.

Shakespeare’s Globe, Summer Season 2025, Londra, fino al 2 agosto 2025.

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