Esattamente cento anni fa a Grazia Deledda venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura; era l’anno 1926 (lo avrebbe ritirato nel 2027). Resta tuttora la prima e unica donna italiana ad aver ricevuto questo riconoscimento. Chi, in quell’universo controtendenza, circoscritto e tenace di consumatori di libri, ha letto le sue opere?
La scrittura delle donne è, per la sua natura, genesi e storia, un cammino di autodeterminazione. La vicenda di Grazia Deledda mette in luce questo percorso e offre un esempio concreto attraverso la “scrittura” della sua vita: dagli studi interrotti alla formazione da autodidatta in Sardegna fino al suo passaggio a Roma e al conferimento del Premio Nobel per la Letteratura.
Il tempo in cui visse non fu gentile né favorevole al suo riconoscimento: le fu impedito di studiare regolarmente come accadeva di norma alle donne della sua generazione (ha frequentato fino alla quarta elementare), dovette affrontare ostacoli, svalutazione, sfiducia e nel migliore dei casi indifferenza, sia da parte della famiglia che da parte di molti colleghi uomini. In quegli anni il ruolo femminile nella cultura era confinato alla ben nota agiografia-prigione di “angelo del focolare”, mentre gli spazi ufficiali erano difficili da raggiungere quando non del tutto preclusi.
La critica alle opere di Deledda è stata a lungo avara e limitante. Ancora oggi il suo profilo resta incredibilmente marginale negli studi e nei programmi scolastici (le ultime indicazioni nazionali la includono finalmente nel programma dei licei ma nelle antologie il suo nome è ancora confinato ai margini oppure assente) nonostante la sua opera letteraria e il riconoscimento del Nobel. Tutto questo non stupisce, ma fa riflettere.
Fu anche la prima donna italiana candidata in politica: nel marzo del 1909, il suo nome compare nella lista del collegio di Nuoro (Sassari) per la XXIII legislatura del Regno d’Italia (le donne, com’è noto, avrebbero dovuto aspettare gli anni Quaranta per avere diritto di voto). Pur evitando il dibattito pubblico sul femminismo, Grazia Deledda ne comprende le motivazioni e le necessità, è solidale e consapevole, e combatte con il lavoro e la parola. Affida alla scrittura e ai suoi personaggi le riflessioni sulle condizioni sociali e politiche della figura femminile ma sviscera anche i conflitti interiori e le contraddizioni intime degli individui di una società che aveva insegnato prima di tutto alle donne a non ascoltare se stesse. Nel discorso in occasione della consegna del Nobel, la scrittrice presentò così la sua arte: «(…) Ho visto l’alba e il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne, ho ascoltato i canti, le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo. E così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo».
Con il suo riferimento, è nato un progetto di riflessione che vuole dar vita ad un’esperienza di conoscenza e relazioni. Un progetto che auspica confronto e attenzione al coraggio delle donne che si esprimono con il veicolo di un teatro che diventa – anche – il motore di conquista esistenziale.
L’obiettivo del progetto ha diversi vettori: il primo è senz’altro conoscere e diffondere la scrittura di Grazia Deledda, le sue opere e in particolare le sue drammaturgie, attraverso letture e dibattiti. Al tempo stesso si vuole condividere una riflessione sul pensiero e la scrittura delle donne nel teatro contemporaneo. Ma anche, e forse soprattutto, alla base delle iniziative c’è l’intenzione di catturare luci dal futuro prossimo, intercettare giovani attrici, registe, scrittrici, artiste per avviare un dialogo in prospettiva.

Il progetto, dal titolo Drammaturgie del destino. Le donne fra scritture della scena e della vita. Da Grazia Deledda alla Drammaturgia Contemporanea, è risultato vincitore tra i Progetti Speciali del Ministero della Cultura per il 2026. Gli eventi si svolgeranno principalmente in tre città (Torino, Roma, Nuoro) e si svilupperanno secondo tre modalità di intervento:
Spettacoli: opere performative sul tema del femminile o spettacoli con drammaturgie femminili, declinando il termine drammaturgia – come la pratica contemporanea propone – secondo diversi “sensi” e codici espressivi: drammaturgia del corpo, della voce, dello spazio, del testo. Drammaturgie, appunto.
Incontri, laboratori e scambi di pratiche: uno spazio dedicato al dialogo fra pratica e riflessione teorica in incontri trasversali con studiose/i, artiste/pedagoghe e studentesse/i o allieve/i. Ma anche workshop di alta formazione e proiezioni di film.
Spazio NuovegenerAzioni: una finestra di ascolto delle artiste under 35, declinata in dibattiti, incontri, laboratori, relazioni, proposte. I temi chiave sono l’autodeterminazione nell’arte declinata al femminile e l’identità di genere.
Si vuole ricordare, nel progetto, anche un altro anniversario, quello del Magdalena Project, che nel 2026 celebra 40 anni di attività. Il Magdalena Project è una rete internazionale di donne del teatro contemporaneo; offre uno spazio di confronto tra artiste di tutto il mondo; favorisce il sostegno reciproco e promuove il lavoro delle donne nelle arti performative.
L’auspicio è creare vasi comunicanti fra le esperienze delle diverse generazioni. Affiancare voci giovani a presenze esperte di attrici come Julia Varley, Iben Nagel Rasmussen, Laura Curino, Ana Woolf, Sandra Pasini, per nominarne alcune. Attrici, registe che hanno superato barriere, visibili e invisibili quanto restrittive. Artiste che lasciano traccia di valori che possono essere trasmessi a chi verrà dopo di noi.
Il progetto è a cura di Il Mutamento Zona Castalia con il contributo del Ministero della Cultura.
Adesioni e collaborazioni:
Sardegna Teatro, Teatro Eliseo di Nuoro, Teatro Basilica di Roma, Teatro Abraxa di Roma, Teatro a Canone Chivasso, Asd NAD, Università di Roma Tre (DAMS), Comune di Torino, LiminaTeatri, Fondazione Barba Varley, Fondazione Fo-Rame e altri.
Drammaturgie del destino. Le donne fra scritture della scena e della vita. Da Grazia Deledda alla Drammaturgia Contemporanea, Roma, Nuoro, Torino, da settembre a ottobre 2026.
Per informazioni e approfondimenti si rimanda al link: https://ilmutamento.org/project/drammatugiedeldestino/
