Esiste un istante, nel fare teatro, in cui il confine tra l’attore e il personaggio si dissolve in una verità così nuda da farsi poesia. È quello che accade in Pinocchio. Che cos’è una persona? (Premio Speciale Ubu 2024 – Premio ANCT Associazione Nazionale Critici del Teatro 2024), l’ultima fatica di Davide Iodice, “quasi un manifesto sull’extra ordinarietà”, un progetto che travalica la scena per farsi indagine antropologica, oggi restituito anche attraverso il prezioso documentario prodotto dalla Rai e dalla Biennale di Venezia intitolato Davide Iodice. Pinocchio e gli altri di Felice Cappa.
L’opera del regista e drammaturgo napoletano, ispirata alla fiaba di Collodi, è un viaggio che attraversa il dolore per farsi carne. Protagonisti sul palco, le attrici e gli attori extra-ordinari della Scuola Elementare del Teatro. Conservatorio popolare per le arti della scena, accompagnati dai loro genitori, caregivers, tutor, amici.

A colpire subito è un grillo crocifisso su una croce fatta di abbecedari. In quel “Cri” soffocato eppure persistente si condensa il martirio di chi cerca una voce. Le parole, qui, non sono semplici veicoli di informazioni, ma pesi, strutture rigide che spesso ingabbiano l’essere invece di liberarlo. La riflessione sulla loro importanza diventa dunque centrale: esse possono essere strumenti di tortura, etichette che definiscono la “normalità” o possono essere, al contrario, l’unico ponte possibile verso l’altro. Dimenticata la favola morale di Collodi, Iodice compie un lavoro enorme di scavo, riscrivendo una storia per bambini che diventa, nelle sue mani, un manifesto politico ed esistenziale per adulti. La domanda che sottende l’opera — che cos’è una persona? — non trova risposta nelle definizioni giuridiche ma nel battito irregolare di corpi che la società preferisce non guardare.

Commovente è la scena in cui la moltitudine dei vari Pinocchio si rivolge ai rispettivi Geppetto. In un coro spezzato eppure armonico, chiedono ossessivamente: «E dopo?». È la domanda dell’infanzia che non vuole finire ma è anche il quesito metafisico dell’uomo che scorge l’ignoto. In quel “dopo” si nasconde l’ansia del futuro e il desiderio di una guida, di un padre, di una comunità che non ci lasci soli davanti all’ultima pagina del libro.
Il documentario Davide Iodice. Pinocchio e gli altri (che verrà trasmesso su Rai 5 sabato 21 febbraio alle 22.50 e in replica domenica 22 febbraio alle 17.25) arricchisce l’esperienza scenica offrendo uno sguardo privilegiato sul processo creativo e indugiando con sapienza sulla messa in scena per svelarne il rigore quasi architettonico. Di impatto è il confronto tra le riflessioni di Iodice e l’intervento di Willem Dafoe, direttore artistico della Biennale Teatro per il biennio 2025-2026. L’attore statunitense sottolinea come il teatro di Iodice riesca a toccare corde universali proprio partendo dal marginale. Le interviste rivelano la genesi di un lavoro dove il teatro torna a essere un rito collettivo. La regia televisiva restituisce la pulizia di uno spazio scenico dove i materiali — legno, carta, stoffa — hanno un peso specifico fondamentale. La luce, calda e precisa, scolpisce i volti degli attori extra-ordinari, trasformando ogni ruga e ogni gesto in un paesaggio emotivo.

Ciò che resta, a luci spente, è un senso di comunità profondo e necessario. Iodice mette dunque in scena una celebrazione dell’imperfezione. In questo allestimento, Pinocchio non è un burattino che aspira alla normalità ma una creatura che rivendica il diritto di essere “carne” in tutta la sua complessità. In questa versione, il grido di Pinocchio diventa il nostro: la ricerca di un’identità che non sia definita dal giudizio ma dalla capacità di restare insieme nel dubbio del “dopo”. Un’opera poeticamente necessaria.
Pinocchio. Che cos’è una persona?
ideazione, drammaturgia, regia, scene e luci Davide Iodice
Compagnia Scuola elementare del teatro con Giorgio Albero, Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Ciro Esposito, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini
training e studi sul movimento Chiara Alborino e Lia Gusein-Zadé
equipe pedagogica e collaborazione al processo creativo Monica Palomby, Eleonora Ricciardi
tutor Danilo Blaquier, Veronica D’Elia, Mara Merullo
cura del processo laboratoriale Scuola Elementare del Teatro Aps
versi Giovanna Silvestri – realizzazione scene Ivan Gordiano Borrelli
cura dei costumi Daniela Salernitano con Federica Ferreri
si ringraziano Gabriele D’Elia, Natalia Di Vivo, Tonia Persico, Ilaria Scarano
produzione Interno 5 e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
partner Campania Teatro Festival, Forgat ODV, Teatro Trianon Viviani.
Teatro India, Roma, fino al 22 febbraio 2026.
Prossime date:
Teatro Astra TPE, Torino, dal 24 al 26 febbraio 2026.
Teatro Menotti, Milano, dal 5 all’8 marzo 2026.
Teatro Storchi, Modena, 11 e 12 aprile 2026.