B.Motion: danzare finché si può, finché ce n’è di Renata Savo

@Operaestate Foto di Giancarlo Ceccon

Giunto alla 45esima edizione, Operaestate Festival, per il Veneto e non solo, è uno dei più longevi appuntamenti con la scena contemporanea. A Bassano del Grappa, città del famoso distillato che, diversamente dell’opinione più intuitiva, non prende direttamente il nome dalla città in cui è diventato famoso bensì dal termine dialettale graspa (che indica la buccia dell’uva), si svolge dal 2006 un festival dentro il festival: B.Motion, in cui si esprime la parte più sperimentale della programmazione. Se si amano le arti performative, nel senso più contemporaneo del termine, B.Motion è una tappa fortemente consigliata – diremmo quasi obbligata.

Da due anni B.Motion, che proprio come Operaestate è un festival multidisciplinare e prende vita in luoghi molto diversi e vivi della città, all’aperto e al chiuso – dalla palestra al Museo Civico, dai Giardini Parolini al Teatro Remondini, dalla Chiesa di S. Giovanni al Palazzo Sturm –, vede accanto alla direzione generale e artistica di Rosa Scapin la curatela e co-direzione artistica di Michele Mele, per la parte che riguarda i progetti di danza e internazionali. Mele si è a lungo occupato di organizzazione per lo spettacolo dal vivo (lo ha fatto per esempio per stabilemobile di Antonio Latella) e, con grande passione, ha continuato a mantenere uno sguardo ampio e brillante su ciò che accade in Italia e all’estero per quanto riguarda il mondo delle arti performative; e per chi come noi è un po’ un aficionado del festival, quindi, ritornare dopo tre anni di assenza per motivi organizzativi non ha destato grosse preoccupazioni sui possibili cambiamenti.

E quando ci siamo ritornati, il 29 e il 30 agosto, abbiamo visto alcune cose interessanti. Appena arrivati, nella palestra Brocchi, abbiamo danzato corpo a corpo con le performer del progetto Dance Well, una pratica artistica, per chi non ne avesse mai sentito parlare, che si rivolge principalmente a persone che convivono con il Parkinson e che ha sia scopi artistici che riabilitativi.

Ogni anno viene invitato un coreografo o una coreografa diverso/a per la realizzazione di uno spettacolo e a ogni edizione B.Motion ospita l’esito del lavoro. Quest’anno l’artista scelta è stata Chiara Frigo, coreografa che ama creare un coinvolgimento diretto del pubblico (nel 2022 ci eravamo divertite partecipando al festoso Blackbird). Anche in questo caso, l’artista ha creato, in Écoute Pour Voir_Dance Well. Dialoghi sulla vicinanza, l’ambiente ideale per permettere ai presenti di lasciarsi andare e, grazie a un iPod e due paia di cuffie, di formare con le Dance Well Dancers dei duetti. Così, può venire spontaneo imitare, come davanti allo specchio, il/la nostro/a partner oppure di abbandonarsi a una danza libera e, al termine della musica, cambiare, continuare a danzare, provare piacere nel farlo.

@Operaestate Foto di Giancarlo Ceccon

Sarebbero ancora tre o quattro le belle scoperte di due giorni a B.Motion, ma per ragioni di spazio ci limitiamo a mettere in cima a tutte Good Vibes Only (the great effort) di Francesca Santamaria, andato in scena in anteprima nazionale.
Francesca è giovane, ha 28 anni non ancora compiuti, ma a vederla in scena sembrerebbe impossibile attribuirle un’età, potrebbe averne 25, 30 o 40. Indossa un costume di colore bianco panna aderente che, come in una caricatura, le fa accentuare di volume le cosce e i fianchi, per la presenza di due grotteschi cuscinetti, e fa prendere al suo esile corpo la sagoma di una clessidra. Su un palcoscenico più bianco del bianco costume, su fondo nero, la performer somiglia a una presenza aliena, lunare, la parte inferiore del corpo è adornata con quelli che somigliano ai resti di pantaloni a zampa di elefante.
In scena con Santamaria c’è Ramingo, dj che cura la drammaturgia sonora dal vivo, mentre la drammaturgia dello spettacolo è frutto della collaborazione con Pietro Angelini.
Inizialmente la performance è ieratica, austera, ha un andamento lento. L’atmosfera pesante iniziale, però, genera maggiore scarto con ciò che segue. Accade infatti che Ramingo dà istruzioni a una consolle e fa partire, in modo apparentemente innocuo, una playlist sonora dei video più trendy e virali della rete, da TikTok a YouTube, con qualche aggiunta settata sui gusti personali della performer – e di chi ama la danza – da Nelken Line di Pina Bausch a Boléro di Ravel, coreografia di Maurice Béjàrt, a un brano musicale molto conosciuto tratto dal bellissimo film The Cost of Living dei britannici DV8 Physical Theatre. La playlist procede rapidamente, passando da un brano all’altro e simulando per ritmo e tempistiche l’atto dello scrolling.
In tutto ciò la performer cosa fa? Le esegue, ovvio, passa anche lei da una coreografia all’altra senza sconti e, anzi, con grandissima generosità e precisione. Finché è possibile per umana natura. Ovvero finché il corpo umano non esaurisce le sue energie, e in questo il sadico Ramingo dà un bell’impulso. Idea semplice ma geniale. Immaginarsi l’effetto che fa, anzi, andarlo a vedere di persona il 17 ottobre al Mattatoio a Roma, dove, per Romaeuropa Festival, è previsto il debutto ufficiale dello spettacolo.

Good Vibes Only (the great effort) mette lo spettatore di fronte al folle mondo della rete e al suo essere fagocitante, assillante, nel promuovere sfide e aspettative che sono al limite dell’umano, e lo fa disegnando fisicamente lo scarto che separa la realtà dal mondo virtuale.
Uno spettacolo consigliatissimo, anche a un pubblico adolescente, che senza moralismi fa riflettere su quanto sia importante ricordarsi che possedere dei limiti ci appartiene, in tutto e per tutto, proprio perché siamo umani.

@Operaestate Foto di Giancarlo Ceccon

 

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