Mary Poppins, un musical tra i colori caldi e i toni accesi di Sergio Roca

Una brezza di vento del Nord porta a Roma la tata londinese più famosa al mondo: Mary Poppins – il musical ed è subito una festa di musica, suoni e colori. Una sorprendente realizzazione che smentisce la convinzione che sia difficile vedere, sui palcoscenici italiani, delle “belle” trasposizioni di musical anglosassoni a causa di cronici problemi di traduzione e di budget. Per questo spettacolo, la produzione ha evidentemente applicato il “magico” detto «nulla cambierà se non lo chiedi, tutto può accadere se ci credi!».
Tra gli “errori” più comuni nei quali si può incorrere c’è quello di tradurre le canzoni senza pensare che molti brani, come alcune arie d’Opera, seppur parte integrante della narrazione, godono di una “vita” propria ed è per questo che sarebbe meno invasiva la proiezione del loro testo in lingua. Per Mary Poppins, però, questo problema non si è presentato in quanto le canzoni, italianizzate, sono già acquisite nella nostra tradizione fin dal 1965. È altrettanto frequente, ma per motivi economici, risparmiare sulle scene, sui costumi o sul numero dei componenti dell’ensemble. In questi casi qualche “attenuante” – ai creativi locali – la si può concedere perché gli allestimenti per Londra o New York vengono realizzati con la consapevolezza che verranno usati per una o più stagioni consecutive, mentre da noi riuscire a proporre una dozzina di serate a Milano e a Roma, viene considerato già un buon risultato.
Se si è intenzionati a presentare uno spettacolo che riprenda le grandiosità di Broadway o le messe in scena pensate per il West End le spese, però, non possono essere considerate un ostacolo, tutt’al più un investimento o una sfida che è stata accolta dalla World Entertainment Company. La mossa vincente per questo tipo di “scommesse” è affidare il lavoro a un team creativo di alto livello e lasciare la direzione a un regista “visionario” e qualificato. Incarico affidato a Federico Bellone che, a dispetto della giovane età (ha meno di quarant’anni), ha un’esperienza di settore superiore a molti colleghi ben più avanti negli anni.

Assistendo alla rappresentazione si nota, sin dalla prima scena, che le scenografie, curate da Hella Mombrini e Silvia Silvestri e i costumi da Maria Chiara Donato, recuperano le nuance calde e rassicuranti del film per poi essere contrastati dai colori sgargianti tipici dei cartoni animati che “ipnotizzano” gli spettatori più piccoli. I numerosi cambi scena, con il loro frenetico susseguirsi, assieme alle coinvolgenti coreografie, curate nei minimi dettagli da Gillian Bruce, sono sicuramente i punti di forza di quest’opera che da teatrale sembra tramutarsi in “pellicola”, rendendo “reale” ciò che può esistere solo nella fantasia o nel cinema, con l’uso degli effetti speciali.
La casa dei Banks sviluppata su tre piani, i trucchi che permettono a Mary Poppins di volare o far comparire oggetti enormi dalla sua piccola borsa, donano quella sensazione di “magia” che invoglia a credere nelle favole. Il lavoro – grazie all’aggiunta di alcune canzoni, composte per il film ma non utilizzate (come Praticamente perfetta, il leitmotiv di questo musical), alla riduzione dei dialoghi all’essenziale e ad un piacevole uso del recitar cantando (soprattutto nel primo tempo) – si avvicina molto al mondo dell’operetta da cui sia il musical che la commedia musicale sono, in parte, derivate.
Nelle oltre due ore di una rappresentazione che ricalca la storia del cartone animato (pur mutando i caratteri di alcuni personaggi, Signor e Signora Banks in primis) non si notano cali di tensione e di ritmo anche grazie all’orchestra dal vivo diretta da Andrea Calandrini. L’energia degli attori si spande dal palco alla sala senza soluzione di continuità. Unica “dissonanza” rilevata è da riferire all’illuminazione degli aquiloni nella scena del parco (salvo non fosse un problema tecnico nella serata specifica); se essi rappresentano i valori “alti” dell’infanzia, contro quelli “bassi” dell’età adulta (come fa intendere la storia) dovrebbero mostrarsi più “luminosi”.
Passando al cast è noto che, spesso, il successo di un musical è decretato dall’affiatamento dell’ensemble, vada, perciò, un plauso speciale agli artisti che ne fanno parte. È stato emozionante vedere, al termine di uno dei “numeri” più faticosi, quello degli spazzacamini, il sorriso disinvolto di quei ragazzi che, nello stesso tempo, “ansimavano tra i denti” per il debito di ossigeno accumulato. Sono certo che alcuni dei componenti di questo gruppo saranno tra le vedettes nei musical dei prossimi anni (a dire il vero alcuni già hanno, qui, delle piccole parti, ma non è ben evidenziato in cartellone): Nico Buratta, Cristian Catto, Davide Dal Seno, Maddalena Dibenedetto, Tiziano Edini, Jessica Falceri, Alessandro Lanzillotti, Felice Lungo, Ivana Mannone, Luca Marchetti, Erika Mariniello, Federica Nicolò, Matilde Pellegri, Vittorio Schiavone, Margherita Toso, Nicola Trazzi.

I piccoli “eroi” della storia, come tutti sapranno, sono Jane e Michael Banks. Nella serata che mi ha visto in platea, erano interpretati da Giulietta Rebeggiani e Riccardo Antonaci (in altre sere recitano, a rotazione, Claudia Pignotti o Margherita Rebeggiani e Federico Coccia o Stefano De Luca). Bimbi intonati, a tempo, coordinati, chiari nell’esposizione e a loro agio sulla scena.
Nella casa dei Banks incontriamo la cuoca Mrs Brill (Antonella Morea) e l’inserviente Robertson Ay (Roberto Tarsi). I due offrono gustosi intermezzi comici grazie ad una ironica verve e ottimi tempi scenici.
I padron di casa, George e Winifred Banks, sono interpretati da due nomi noti nel campo del musical: Alessandro Parise e Floriana Monici (che si alternerebbe con Alice Mistroni che ha anche tradotto e adattato il libretto originale ).
Parise è perfetto nel delicato ruolo dell’uomo ottocentesco, distaccato e freddo che solo grazie ai buoni sentimenti può recuperare il suo lato amorevole e fanciullesco. La Monici, con una impostazione vocale di matrice classica, rende godibile la figura della madre apparentemente sbadata e fragile, ma determinata a difendere la serenità del nucleo familiare.
Un ruolo non presente nel film è quello della cattivissima tata Miss Andrew, soprannominata “demonio” (Lucrezia Zoroddu Bianco). L’attrice, dotata di vocalità superiore, imbruttita all’inverosimile da un pesante trucco, sarà coinvolta in un piacevole duello, a base di gorgheggi, contro la magica tata.
Tra i personaggi “esterni” a casa Banks ci sono la vecchietta dei piccioni (Donatella Pandimiglio) e Mrs. Corry (Simona Patitucci). Le loro caratterizzazioni sono credibili e ben strutturate. Tenera e commovente la prima, spassosa e colorata la seconda. Sarà Mrs. Corry, grazie a un gioco nel parco, a dare l’avvio a una rivisitazione di Supercalifragilistichespiralidoso molto colorata e ben riuscita.
L’ammiraglio Bloom e il direttore della Banca (tramutato in un “burbero benefico”) sono interpretati da un simpatico ed efficace Andrea Spina.

 

 

 

 

 

 

Il coprotagonista della vicenda, lo spazzacamino/pittore Bert è Davide Sammartano. Il giovane è attento, veloce, sagace e pieno d’energia usata con incredibile “scioltezza”. Alter-ego di Mary Poppins, Bert sembra esserne perdutamente innamorato col candore da Pierrot in una veste allegra e ottimista.
Per terminare il lungo elenco del cast c’è Mary Poppins: la scatenatissima Giulia Fabbri. La Fabbri sembra nata per il ruolo che interpreta. Lascia incantati gli spettatori che si emozionano vedendola danzare e cantare immaginando, forse, sia il suo naturale modo d’essere. Sguardo e sorriso disarmanti; bella ed elegante ma con un viso “buffo” che provoca un’immediata armonia empatica.
Mary Poppins – il musical offre un’esperienza teatrale di alto livello avendo la capacità di coinvolgere e commuovere, divertire e strabiliare, adulti e bambini. Un impegno collettivo e coordinato che non delude sotto nessun punto di vista. Prendendo appunti, durante la rappresentazione tenutasi al Teatro Sistina di Roma, dove lo spettacolo resterà in scena fino al 6 gennaio (prima di riprendere la via di Milano per un altro lungo periodo di repliche), ho compreso perché sulle brochures sia stato indicato come il “musical dei record”, ma soprattutto perché Mary Poppins è «praticamente perfetta».

 

Mary Poppins – il musical

libretto Julian Fellowes
traduzione e adattamento Alice Mistroni
musica e versi delle canzoni originali Richard M. Sherman e Robert B. Sherman tradotte e adattate da Franco Travaglio
nuove canzoni, musica e versi aggiunti George Stiles e Anthony Drew
traduzione e adattamento dei versi di alcune canzoni del film Pertitas e Amurri
co-creatore Cameron Mackintosh
con Giulia Fabbri, Davide Sammartano, Alessandro Parise, Alice Mistroni, Floriana Monici, Claudia Pignotti, Giulietta Rebeggiani, Margherita Rebeggiani, Riccardo Antonaci, Federico Coccia, Stefano De Luca, Antonella Morea, Roberto Tarsi, Lucrezia Zoroddu Bianco, Andrea Spina
ensemble e swing Nico Buratta, Cristian Catto, Davide Dal Seno, Maddalena Dibenedetto, Tiziano Edini, Jessica Falceri, Alessandro Lanzillotti, Felice Lungo, Ivana Mannone, Luca Marchetti, Erika Mariniello, Federica Nicolò, Matilde Pellegri, Vittorio Schiavone, Margherita Toso, Nicola Trazzi
con la partecipazione di Donatella Pandimiglio
e con la partecipazione straordinaria di Simona Patitucci
scenografie Hella Mombrini e Silvia Silvestri
costumi Maria Chiara Donato
luci Valerio Tiberi
suono Armando Vertullo
effetti speciali Paolo Carta
video Virginio Levrio
parrucche Mario Audello
direttore d’orchestra Andrea Calandrini
regista associato Morris Faccin
coreografie Gillian Bruce
regia Federico Bellone

foto di scena Alessandro Pinna.

Teatro Sistina, Roma, fino al 6 gennaio 2020.

Prossima data annunciata:

Teatro Nazionale CheBanca!, Milano, dal 30 gennaio al 15 marzo 2020.