Nel 1998 DreamWorks Animation realizzò Il principe d’Egitto (The Prince of Egypt), uno dei primi grandi successi internazionali dell’animazione cinematografica al di fuori della produzione Disney.
Caratterizzato da un’estetica bidimensionale, da geometrie rigorose, anatomie idealizzate, con un character design stilizzato, distante dai disegni a cui il pubblico era tradizionalmente abituato, il film ottenne un importante riconoscimento internazionale. Nel 1999 conquistò l’Oscar per la migliore canzone originale con When You Believe, ottenendo anche una seconda candidatura agli Academy Awards per la colonna sonora e due nomination ai Golden Globe, rispettivamente per la migliore colonna sonora originale e la migliore canzone.
La trama riprende il racconto mitico dell’Esodo, narrazione fondativa della tradizione ebraica che descrive la liberazione di un popolo dalla schiavitù. Una vicenda che, pur in assenza di sufficienti riscontri storici e archeologici a conferma della ricostruzione biblica, ha assunto nel tempo un forte valore simbolico. Il film, tuttavia, non si limita alla riproposizione della dimensione epica e religiosa del racconto, ma ne approfondisce soprattutto la componente emotiva, concentrandosi sul rapporto di fratellanza tra Mosè e Ramses.
Quando Mosè scopre le proprie origini e prende coscienza delle condizioni di schiavitù in cui versa il suo popolo, chiedendo al faraone di concedergli la libertà, il rapporto con Ramses, con il quale è cresciuto come un fratello, si incrina progressivamente fino a trasformarsi in uno scontro aperto tra affetti personali, ambizioni e responsabilità politiche.
La narrazione diviene così una riflessione sul diritto dei popoli alla libertà, ma anche sul conflitto tra legami familiari, sentimenti, potere e coscienza individuale.

Sul piano drammaturgico, il musical riprende e sviluppa ulteriormente questi temi, mettendo efficacemente in risalto il vincolo affettivo che continua a unire Ramses e Mosè nonostante il progressivo prevalere dei doveri verso i rispettivi popoli.
Ramses finisce tuttavia per piegarsi alle ragioni del trono e alla necessità di preservare l’autorità egizia pur vivendo con riluttanza il peso degli obblighi imposti dal potere.
È significativo che al culmine del dramma, nel musical, dopo che Ramses ha consentito al popolo ebraico di lasciare l’Egitto, sia il sacerdote Hotep a dare il via all’attacco finale, destinato a concludersi con l’esercito egizio travolto dalle acque, e non il faraone. Una scelta drammaturgica che, rispetto al film d’animazione, accentua la lacerazione interiore di Ramses, diviso tra l’affetto per Mosè e la ragion di Stato.
La vicenda mostra però che neppure Mosè è completamente libero: la volontà individuale deve assoggettarsi a quella divina, alla quale è chiamato a obbedire affinché si compia non un destino personale, ma quello di un’intera popolazione oppressa. La missione di liberatore diventa così anche una rinuncia alla possibilità di scegliere autonomamente il proprio futuro.
Anche le relazioni affettive tra Tzipporah, Mosè e la comunità madianita acquistano una rilevanza drammaturgica maggiore rispetto a quanto emerge dal racconto biblico. La storia della giovane figlia di Jethro, sacerdote di Madian, viene infatti profondamente rielaborata: diversamente dalle Scritture in cui è una donna libera, nell’adattamento animato e in quello teatrale viene condotta in catene alla corte del faraone e assegnata dapprima a Ramses e successivamente a Mosè, che le consente di fuggire.
Mosè, dopo aver ucciso un sorvegliante egiziano che stava maltrattando uno schiavo ebreo, è costretto ad abbandonare il palazzo del faraone e a cercare rifugio nel territorio madianita, dove viene accolto da Jethro.
Ha inizio così una nuova fase della sua vita, radicalmente diversa dalla precedente: da principe vissuto negli agi della corte egizia diventa un semplice pastore.
È proprio attraverso questa nuova esperienza, lontana dal potere e dalle gerarchie di palazzo, che matura una diversa consapevolezza di sé e delle proprie origini. Qui ritrova Tzipporah e nasce il loro amore. Decide quindi di tornare da Ramses, facendo leva sul loro legame fraterno per convincerlo a liberare gli ebrei dalla schiavitù.

La figura della giovane Tzipporah apre, soprattutto nel momento della fuga dall’Egitto, un’ulteriore prospettiva di lettura del racconto. Quando Mosè le lascia scegliere se restare tra la sua gente o seguirlo, la donna decide di condividere il destino del compagno. Una scelta dettata dall’amore, ma che comporta anche il distacco dagli affetti e dalle radici della propria comunità d’origine.
Il musical affianca così alla liberazione collettiva di un popolo un percorso individuale, attribuendo al personaggio femminile una maggiore profondità psicologica e un’autonomia che vanno ben oltre il ruolo di semplice compagna del protagonista.
Il lavoro portato in scena da Federico Bellone punta sull’impatto visivo creato dalla dimensione collettiva dello spettacolo. Il risultato è felicemente ottenuto dalle scenografie (firmate dallo stesso Bellone) e dal coinvolgimento di ben cinquanta tra figuranti e attori. L’opera è ulteriormente impreziosita dagli effetti speciali, curati da Paolo Carta, e dalle animazioni create con la sabbia che sono utilizzate per simboleggiare le piaghe che si abbatterono sull’Egitto. Questa soluzione visiva attenua l’effetto emotivo che la rappresentazione degli eventi catastrofici narrati potrebbe generare negli spettatori.
L’apertura corale di Liberaci (titolo originale: Deliver Us) (1), ci introduce nella grandiosità degli spazi scenici, valorizzati dal disegno luci di Valerio Tiberi e dai costumi di Elena Cicorella, responsabile anche delle acconciature e del trucco.
La direzione musicale di Giovanni Maria Lori e il contributo di Marta Melchiorre alla direzione della sezione danza e alla definizione dei movimenti coreografici concorrono a valorizzare le potenzialità espressive dello spettacolo, accompagnando e sottolineando l’evoluzione drammaturgica della vicenda.
Nel cast, Mosè (Riccardo Maccaferri) restituisce sia l’esuberanza giovanile del principe sia la successiva sofferta consapevolezza di dover essere artefice di un cambiamento epocale. Già convincente in Più veloce (titolo originale: Faster) (1), offre una prova ancora più intensa in Questo è il mio destino (All I Ever Wanted).
Più sfaccettata è l’interpretazione di Ramses (Lorenzo Tognocchi), un villain suo malgrado. L’attore, capace di restituire la fragilità dell’uomo prima ancora dell’autorevolezza del sovrano, riesce a mettere in evidenza lo scontro tra sentimenti personali e obblighi del potere. Significativa è la sua interpretazione nel già citato adattamento italiano di Faster e nel brano Le piaghe.
Potente la prova di Fabrizio Corucci, nel ruolo del malvagio sacerdote Hotep, che si impone grazie all’inconfondibile timbro baritonale, particolarmente evidente nel numero Ritorno in Egitto (titolo originale: Return to Egypt) (1).

Nella narrazione biblica dell’Esodo, le figure femminili, pur rivestendo un ruolo determinante nello sviluppo degli eventi, non sempre ricevono un approfondimento psicologico paragonabile a quello riservato ai protagonisti maschili.
La rielaborazione drammaturgica del musical interviene anche su questo aspetto, attribuendo a Tzipporah, Miriam, Nefertari e Tuya un ruolo centrale e delineandone caratteri articolati, attraverso una maggiore attenzione ai loro sentimenti, alle loro aspirazioni e alle loro scelte individuali.
Tzipporah (Giulia Sol) porta in scena un personaggio che attraversa diverse fasi: dall’orgoglio e dal desiderio di libertà all’iniziale distacco, fino alla progressiva attrazione e alla determinazione che nasce dall’amore. Nel corale e iconico Se crederai (When You Believe), la sua voce brillante si intreccia con quella calda di Michelle Perera, interprete di Miriam (che sostiene anche il ruolo di Yocheved), dando vita a uno dei momenti più coinvolgenti dello spettacolo.
Giulia Sol, inoltre, da solista, rende particolarmente vivace Ballo per la libertà (Dance to the Day), conferendo al personaggio un’energia contagiosa.
Meritano infine una menzione Gipeto, nel doppio ruolo del faraone Seti e di Jethro (interprete di Ci riuscirai insieme ai Madianiti) e Matilde Guidotti, nel ruolo di Nefertari, che si esibisce nello struggente Un cuore spezzato (titolo originale: Heartless) (1).
Daniela Pobega, nei panni della regina Tuya, offre un contributo significativo in Questo è il mio destino (All I Ever Wanted), nel quale emerge il carattere materno e affettivo del personaggio.
Tra gli interpreti principali figura anche Renato Tognocchi, nel ruolo di Aaron, presente nei brani Le piaghe e Liberaci (titolo originale Deliver Us) (1).
Il cast si arricchisce inoltre dell’ensemble, formato da Chiara Vergassola, Rocco Di Donato e Lorenzo Maria Giambattista, insieme ai numerosi figuranti.
Nel complesso, Il principe d’Egitto. Il musical è uno spettacolo dall’impostazione cinematografica che trasferisce sul palcoscenico, attraverso scenografie ed effetti speciali, la spettacolarità visiva del film d’animazione.
Le canzoni originali, in gran parte già note al pubblico del film, vengono arricchite e rielaborate per amplificare l’impatto delle scene e la vocalità degli interpreti.
Se la dimensione epica e religiosa del racconto, proprio per la sua distanza dall’esperienza quotidiana, non sempre favorisce una piena immedesimazione, sono soprattutto Ramses e le figure femminili, attraverso i loro conflitti interiori e le vicende personali, a stimolare la partecipazione dello spettatore.
Nota
1) Le traduzioni dei titoli in italiano è indicativa ed è a cura del redattore.

Il Principe D’Egitto. Il musical
basato sul film d’animazione della DreamWorks
musica e parole Stephen Schwartz
testo Philip LaZebnik
originariamente prodotto da DreamWorks Theatricals, Michael McCabe e Neil Laidlaw
presentato tramite un accordo con Music Theatre International
regia Federico Bellone
con Riccardo Maccaferriù, Lorenzo Tognocchi, Giulia Sol, Gipeto, Michelle Perera, Daniela Pobega, Matilde Guidotti, Fabrizio Corucci, Renato Tognocchi
ensemble Chiara Vergassola, Rocco Di Donato, Lorenzo Maria Giambattista
scenografie Federico Bellone
illusioni & effetti speciali Paolo Carta
supervisione musicale Giovanni Maria Lori
sezione danza e movimenti coreografici Marta Melchiorre
costumi, acconciature, trucco Elena Cicorella
disegno luci Valerio Tiberi
disegno fonico Poti Martin
produzione Broadway Italia.
Teatro Brancaccio, Roma, dal 29 ottobre all’8 novembre 2026.
Prossima data:
Teatro Arcimboldi, Milano, dal 25 novembre al 13 dicembre 2026.