Una “Fiesta” che continua da 20 anni di Sergio Roca

Foto di Sergio Roca

Quando Fiesta, commedia a finale aperto di Biondi, Canino e Lanfredini, debuttò, al teatro Colosseo di Roma, nel dicembre della stagione teatrale 2000/01, probabilmente nemmeno gli stessi autori, avrebbero immaginato il successo (e la longevità scenica) che questo lavoro avrebbe riscosso. Infatti, dopo una lunga tenitura iniziale a Roma, lo spettacolo ha continuato a riscuotere il gradimento del pubblico sia sui palcoscenici della capitale che in giro per l’Italia in numerose edizioni.
In questo scorcio di 2021, anche forse per omaggiare la musa ispiratrice Raffaella Carrà, Fiesta, in una “edizione speciale”, torna in scena a Roma al Teatro Sala Umberto.
Non pochi sono gli aneddoti legati a questa commedia che l’interprete principale, Fabio Canino, ama narrare. Tra questi il più noto è certamente quello della sera del 30 dicembre 2000, quando “Raffa” (che Canino ancora non conosceva di persona) fece irrompere una troupe di Carràmba che fortuna! trasmissione di Rai1 abbinata alla “lotteria di capodanno” al Teatro Colosseo, per dar vita a una delle tante sue “carrambate” del sabato sera. Altro episodio degno di nota è quello della rappresentazione del 27 del marzo 2001, quando la Carrà acquistò tutti i biglietti disponibili per poter assistere alla messa in scena di Fiesta accompagnata soltanto da amici fidati.

Foto di Sergio Roca

La trama della commedia è surreale. Uno sfegatato fan di Raffaella, Luca, con un gruppo di amici gay, Renato e Ivano, hanno l’abitudine di organizzare, il 18 giugno di ogni anno, una festa dedicata al compleanno della loro eroina con tanto di balli, spumante e torta con le candeline. Alla serata è stato invitato, all’insaputa di Renato e Ivano, anche Giuseppe collega di Luca, soggetto ancora confuso sul suo reale orientamento sessuale. Su invito di quest’ultimo giungerà, poi, anche Massimo, un poliziotto decisamente etero che, per quanto bello e fascinoso, metterà scompiglio nel piccolo gruppo intento, fino ad allora, solo a punzecchiarsi partecipando ad un curioso gioco della verità di cui risulta “garante” una statuetta della Carrà. Un finale a sorpresa, da scegliere per acclamazione da parte degli spettatori in sala tra tre possibili soluzioni, ricomporrà l’apparente quiete iniziale.

Foto di Sergio Roca

La commedia, dai ritmi veloci ma non incalzanti, decisamente orientata all’intrattenere e a divertire il pubblico, trova nel testo, come nelle scene e nei costumi (rispettivamente curati da Giacomo Celentano e Maria Sabato), delle chiavi obbligate di realizzazione tra il surreale e il grottesco che rendono (volontariamente) difficile l’immedesimazione dello spettatore con i personaggi, facilitando così sia la risata sia un generalizzato buon umore. I movimenti coreografici curati da Cristina Arrò, che ricalcano le idee originali di Gino Landi, non fanno altro che assecondare questa linea creativa aggiungendo ulteriori elementi di ilarità. Il messaggio della storia, infatti, è ben nascosto negli snodi narrativi: in quei punti, cioè, in cui ai personaggi è impedito di indossare la loro maschera comica. Sono quelli i momenti dove i personaggi, privati degli orpelli stereotipati caricaturali (con cui viene spesso immaginata o proposta, a fini ilari, la “quotidianità” del mondo gay), pongono di fronte agli spettatori tutte le loro frustrazioni, paure, desiderio d’amore e sensi d’abbandono, sentimenti comuni, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Il testo, nel complesso molto godibile, soffre, almeno un poco, pur se rivisto e attualizzato, dello scorrere del tempo. Alcune battute potrebbero essere poco fruibili dal pubblico più giovane.

Foto di Sergio Roca

Raffrontando, nei miei ricordi, una delle prime edizioni di Fiesta con quella attuale potrei dire che se ho notato leggermente “sfumata” la goliardica atmosfera della messa in scena di un tempo, ho piacevolmente riscontrato alcune “tonalità poetiche” sfuggitemi in passato, da attribuire, credo, alla sensibilità contemporanea del regista Piero Di Blasio. Plauso all’evergreen comico Fabio Canino (Luca) con il perfetto “contrappeso” scenico di Diego Longobardi (Renato). Assolutamente esilarante Sandro Stefanini (Ivano) affiancato dal “perno indeciso” Giuseppe (Simone Veltroni). Sciolto e perfettamente in parte (oltre ad avere un fisico invidiabile) Massimo (Antonio Fiore) che porterà Luca a confrontarsi con la realtà.
Spettacolo curato e ben allestito destinato ad un pubblico in cerca di “leggerezza” senza precludere, tuttavia, l’indagine di spazi emotivi profondi. 

Fiesta

di Roberto Biondi, Fabio Canino, Paolo Lanfredini
regia Piero Di Blasio
con Fabio Canino, Diego Longobardi, Sandro Stefanini, Simone Veltroni, Antonio Fiore
costumi Maria Sabato
scene Giacomo Celentano
movimenti coreografici Cristina Arrò (ispirati alle coreografie originali di Gino Landi).

Teatro Sala Umberto, Roma, fino al 26 novembre 2021.