La Maratona Bausch e il mito di un passato che non risucchia, ma espelle dI Renata Savo

Ricordare deriva dal latino, “re-“, indietro, “cor, cordis”, cuore: riportare al cuore, considerato l’organo-custode della memoria per gli antichi. Come si ricorda un artista che ha inciso sulla storia del teatro e della danza tanto da essere ancora così presente, viva, nell’immaginario occidentale? C’è in effetti qualcosa di viscerale, di sentimentale e al contempo di estremamente lucido nel modo in cui Susanne Franco (studiosa e docente a Venezia presso l’Università Ca’ Foscari) e Gaia Clotilde Chernetich (studiosa di danza e dramaturg) hanno provato a rispondere a questa domanda, rendendo omaggio a Pina Bausch, danzatrice e coreografa che fondò il Tanztheater Wuppertal e dopo il cui passaggio su questa terra il mondo della danza non è stato più lo stesso. Lo hanno fatto insieme al pubblico, agli appassionati, ai testimoni diretti e indiretti delle sue opere, con la Maratona Bausch, un progetto ideato da Susanne Franco, realizzato dal 16 al 18 novembre a Collegno (To) in collaborazione con Lavanderia a Vapore e Piemonte dal Vivo, che reca l’importante sottotitolo di “Danzare la memoria, ripensare la storia”.

La tre giorni è stata definita una “maratona”, appunto, per la densità del programma: <<due mostre fotografiche, tre spettacoli, un workshop con più di centottanta partecipanti, un cortometraggio: rispetto all’idea di partenza>>, ha affermato Susanne Franco, <<alla fine ci ha preso un po’ la mano».

Collocata a cavallo tra due ricorrenze, i quarant’anni di distanza dalla première di Café Müller (20 maggio 1978, all’Opernhaus di Wuppertal) e i quasi dieci anni dalla morte della coreografa (30 giugno 2009), la Maratona Bausch è stata inserita tra le iniziative del più ampio progetto Quello che ci muove (che riprende il titolo del libro Quello che ci muove. Una storia di Pina Bausch di Beatrice Masini edito da Rueballu) inerente alle attività 2018-19 pensate per omaggiare la coreografa tedesca e prodotte dalla Lavanderia a Vapore, ormai conosciuta dagli addetti ai lavori per essere una vera e propria “casa della danza”, un punto di riferimento imprescindibile nell’area piemontese per venire a contatto con le nuove tendenze del panorama “danzautoriale” contemporaneo.

Al di là della quantità degli eventi, si rileva l’alta qualità della vision complessiva della manifestazione, la cura certosina nella progettazione, complice forse l’ambito di provenienza delle madrine della rassegna accademico e non strettamente connesso al marketing culturale. Conservare la “memoria”, grazie alle possibilità tecnologiche che abbiamo a disposizione, oggi può non ridursi alla mera e statica contemplazione dell’”oggetto museale” ed essere considerata un’azione trasversale, che abbraccia più livelli di trasmissione. Solo così, sembra comunicare la rassegna, si mantiene quel ruolo attivo, efficace, nella diffusione di determinati fenomeni culturali.

In tutte le forme possibili e immaginabili, infatti, il tema della memoria ha attraversato i singoli appuntamenti della Maratona, tracciando un percorso ricco e diversificato: un incedere da uno spazio all’altro, da uno sguardo a un altro, con spettacoli molto diversi, ma ugualmente esplicativi di una relazione con un passato che non risucchia, ma espelle, continua a produrre. Un’occasione non solo che ha ribadito quanto le possibilità di trasmissione della memoria dell’effimero linguaggio della danza siano delicate e complesse, ma anche quanto lo stesso sguardo sulla danza sia cambiato, così come è cambiato il suo pubblico. «Nuovi sistemi di archiviazione tendono allo schiacciamento sul passato, bisognerebbe vedere la memoria sotto la luce delle neuro-scienze; ogni volta che noi ricordiamo qualcosa, la ricordiamo con lo stesso stato d’animo, ma in modo diverso; il ricordo si altera, e su quello influiscono le nuove esperienze e le relazioni che si sono depositate sull’evento che siamo chiamati a ricordare», ha spiegato Susanne Franco, co-curatrice, fra gli altri, di uno studio dal titolo Ricordanze. Memoria in movimento e coreografie della storia (a cura di S. Franco e M. Nordera, UTET Università, 2010), in cui si dimostra come la danza possa persino divenire un modello per studiare altre modalità di trasmissione, uno «strumento per ricordare».

Se il rischio di rendere omaggio a un “mito” di alcune generazioni di artisti è di amplificare a dismisura la sua immagine e cedere a una rievocazione sentimentale e nostalgica della sua opera, proprio in questo caso, quello della danzatrice e coreografa tedesca – come ha sostenuto Alessandro Pontremoli (Università degli Studi di Torino) nel corso del seminario mattutino tenutosi il 16 novembre, Ereditare Pina Bausch – «ci troviamo di fronte a uno di quei miti che non conviene “smitizzare” troppo, perché avvicina alla danza». Da qui anche la scelta di coinvolgere all’interno della maratona voci diverse (danzatori, studiosi, fotografi, spettatori), senza distinzioni di tipo anagrafico, a favore di uno sguardo plurale e orizzontale, che sia da sprone alle giovani generazioni. Non si è mancato di affrontare, quindi, il tema della memoria orale, quella di chi ha avuto la fortuna di assistere agli spettacoli del Tanztheater Wuppertal nei suoi passaggi in Italia, come nel cortometraggio ancora in progress, Quello che ci muove (2018) di Rossella Schillaci (videomaker e antropologa visiva) prodotto dalla Fondazione Piemonte dal Vivo in collaborazione con Pina Bausch Foundation, e basato sulle audio interviste realizzate a partire da un bando diffuso attraverso la stampa, i social network e siti web delle organizzazioni coinvolte. Chiamati a testimoniare, anche gli esperti del settore, tra cui coloro che, pur non avendo visto Café Müller, se non su uno schermo per motivi anagrafici, ne sono rimasti folgorati. Critici e studiosi di ogni generazione, infatti, sono stati invitati a redigere ciascuno un breve testo in cui esporre riflessioni, analisi, pensieri, ricordi, riguardanti il modo in cui Café Müller (che nel 1981 ha fatto conoscere Pina Bausch in Italia) è entrato nelle loro vite: i testi stampati hanno composto un’installazione, situata in un corridoio di passaggio tra una mostra fotografica e la proiezione del video dello spettacolo.

Non potevano, ovviamente, mancare gli sguardi dei fotografi di scena. La mostra fotografica d’apertura nell’area di ingresso della Lavanderia a Vapore è stata curata da Piero Tauro, che ha confessato le difficoltà riscontrate ai tempi, nel “depositare” sulle foto scattate agli spettacoli di Pina Bausch il segno della propria autorialità, di solito sempre molto forte: <<per Pina è stato diverso, non ci sono riuscito>> – ci ha raccontato Tauro – << troppo forte era il suo segno autoriale per imporre quello fotografico>>.

Altro importante momento di riflessione, la presentazione del volume Architetture della memoria. L’eredità di Pina Bausch tra archivio e scena di Gaia Clotilde Chernetich (in corso di pubblicazione per Accademia University Press, Torino) in compagnia di Susanne Franco e Antonio Carallo, danzatore e già membro del Tanztheater Wuppertal. Carallo, insieme a Cristiana Morganti, di cui è stato visto alla Maratona, il 17 novembre, lo spettacolo Jessica and Me (concettualmente nato a partire dal suo ventennale legame e successivo distacco con il Tanztheater) rappresenta la “memoria individuale”, la memoria incorporata. Oltre a Jessica and Me di Cristiana Morganti, la Maratona ha ospitato sul palco Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con lo storico Rewind. Omaggio a Café Müller (2008) che segnò l’inizio del loro sodalizio artistico. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini sono emblemi di una generazione che non ha vissuto un rapporto diretto con la grande coreografa, ma che, come l’altra ospite della rassegna, la giovane coreografa Francesca Foscarini che ha portato in scena Oro. L’arte di resistere (in cui si ritrovano inconsapevolmente echi bauschiani), testimoniano quanto il vuoto lasciato dalla scomparsa di Pina Bausch – il cui mito si è diffuso ulteriormente grazie all’ottimo documentario cinematografico (2011) di Wim Wenders – stia ritrovando, accanto alle continue evoluzioni del Tanztheater Wuppertal, forme di compensazione che proiettano sul nostro presente l’immaginario prodotto dal suo repertorio come cult, un perfetto esempio di “classico contemporaneo”.

MARATONA BAUSCH. DANZARE LA MEMORIA, RIPENSARE LA STORIA

un progetto a cura di Susanne Franco

foto di scena Fabio Melotti.

Lavanderia a Vapore – Piemonte dal Vivo, Collegno (Torino), dal 16 al 18 novembre 2018.