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Storie di Claudia

di Giorgio Taffon

Dando quasi per scontato che essere attori o attrici di cinema non ha molto a che fare con l'essere attori o attrici di teatro, sono andato al Quirino di Roma con l'inevitabile curiosità di vedere come, su un palcoscenico tradizionale, se la sarebbe cavata Claudia Gerini, ormai consacrata nello stras system cinematografico italiano. Impegnata in un onewomanshow , Storie di Claudia , la Gerini dimostra, a mio parere, di essere molto brava come attrice in teatro, ma al contempo di non essere ancora pienamente attrice di teatro: il mio non vuol essere un appunto, credendo di sottolineare solo un dato di fatto.

Ciò comporta che sul piano della pura e semplice spettacolarità, la performance della Gerini è piacevole e attraente, sia per la capacità di “andare verso” il pubblico, sia per la sicurezza dei movimenti di danza, e anche per la gradevolezza di un canto limpido e perfettamente a tempo; mentre, sul piano della magìa del teatro, della sua poesia, ci si “emoziona” poco, come in un paio di “episodi”, in particolare quando l'attrice “racconta” agendo sulla scena un personaggio allusivo a Monica Vitti, in clima bellico di fame, povertà, speranze, illusioni.

Dal punto di vista spettacolare bene operano le luci, le video scene, i costumi, la musica, e, in parte la regia, che non sempre lega la tridimensionalità della fisicità dell'attrice con la bidimensionalità delle video scene, o con a volte inevitabili “vuoti” nei cambi scena. Mentre, sul piano della poesia teatrale meno bene agiscono la drammaturgia, e, in parte, la regia stessa.

Il fatto è che non basta la gavetta, svolta pur con fatica e impegno in televisione o in cinema (e raccontata dalla stessa Gerini), per divenire attori di teatro, dove occorre il saper trasformare la realtà scenica per via di metafora, di allusività, di immaginazione da attivare nella mente e nel cuore dello spettatore, a partire dalla presenza fisica delle azioni attoriali, che non sono i semplici gesti o le “facce”. La stessa drammaturgia che sottosta alla struttura dello spettacolo non sempre assicura la possibilità di agire sulla scena creando atmosfere, personaggi e parole che conquistano e fanno sentire lo spettatore come utile partecipante a quanto vede sia cogli occhi che con la mente. Ad esempio poco ci coinvolge, a parer mio, la Gerini resa personaggio di se stessa, interprete della propria vita, che più o meno tutti gli spettatori presenti alla prima conoscevano: insomma anche qui occorreva un afflato poetico che solo la scena in metafora può offrire. Ciò non toglie che le “storie” di Claudia, ancora ragazzina, sentite nella finzione da un'anziana vicina di casa già inserita nel mondo dello spettacolo, che servono da innesco al filo principale del tipo “come nasce una stella”, non possano molto degnamente conquistare quegli spettatori ormai dimentichi di un modo di fare teatro, e della sua poesia, che pare davvero stia per morire.

Storie di Claudia

di Giampiero Solari, Claudia Gerini, Paola Galassi, Michela Andreozzi

regia Giampiero Solari

con Claudia Gerini

arrangiamento e direzione musicale Leonardo De Amicis

musicista in scena Davide Pistoni

coreografie Roberta Mastromichele

scene Patrizia Bocconi

video scene Giuseppe Ragazzini

costumi Nicoletta Ercole

luci Gigi Saccomandi