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L'Uomo della sabbia: l'incontro felice tra Hoffmann e la compagnia Menoventi

di Letizia Bernazza

L'ottava edizione del Festival Teatri Di Vetro, diretto da Roberta Nicolai, è stata inaugurata il 15 settembre scorso al Teatro Vascello di Roma con L'uomo della sabbia proposto dalla compagnia Menoventi.

Lo spettacolo, ispirato al racconto omonimo di E.T.A Hoffmann del 1815, ha il pregio di essere improntato ad un'originale eleganza registica e ad un rigoroso lavoro d'attore. Entrambi conducono lo spettatore ad entrare e ad uscire da una storia dagli accadimenti “capricciosi”, di fronte ai quali chi assiste è chiamato a spostare in continuazione il proprio punto di vista.

E, infatti, il sottotitolo dell'opera del gruppo di Faenza è Capriccio alla maniera di Hoffmann. Una dichiarazione di poetica evidente che invita a lasciarsi accompagnare dentro il percorso di una fiaba, sinistra e bizzarra al tempo stesso, dove il tratto saliente risulta essere quello di pensare la “realtà concreta” come assolutamente artificiosa, assurda, laddove, al contrario, è la dimensione onirica, immaginifica, ad apparire naturalmente ovvia. Così, nella messinscena a contare è la molteplicità dello sguardo nel sovrapporsi-scomporsi delle azioni degli interpreti, capaci di trascinare chi partecipa nei vertiginosi flussi della percezione.

Il regista Gianni Farina e gli attori si addentrano con autentica adesione nell'universo “perturbante” dello scrittore tedesco e la dissoluzione del confine tra accadimenti reali e immaginazione arriva potente allo spettatore, il quale non può sottrarsi alla mutevolezza e alla trasformabilità degli eventi. I quadri delle relazioni tra Nataniele (bambino e adulto) e la sua fidanzata Clara, il dottor Spallanzani e sua figlia Olimpia, le incursioni di Coppola (l'Uomo della sabbia) vengono replicati con una costruzione reiterata delle situazioni che, al di là delle dinamiche della storia, si distinguono per il gioco intermittente delle apparizioni-sparizioni di presenze-non presenze, fondanti per gli incastri di una scrittura scenica che di fatto è incentrata principalmente sull'ingranaggio pluri-dimensionale della percezione. Lo stare sospesi nel limite interiorità-esteriorità richiede – nel voluto ossessivo ripetersi delle scene – l'aggiunta di lievi ed impercettibili varianti, testimoni di quel “passaggio di stato emotivo” mai identico a se stesso. I viaggi mentali dei protagonisti e i loro relativi rapporti-non rapporti intersoggettivi creano nello spettatore uno spiazzamento costante. Generano meraviglia. Quella sorpresa, cioè, per qualcosa di inatteso, fonte di un estatico turbamento, che predispone a guardare il Mondo con occhi diversi. Un incontrollato perdersi nei meandri della mente che nella messinscena dà luogo ad un'esortazione intelligente a vagare con vivace disinvoltura e con sano umorismo nelle pieghe multiformi della vita.

(settembre 2014)

 

L'uomo della sabbia. Capriccio alla maniera di Hoffmann.

Dal racconto di E.T.A. Hoffmann.

Di: Consuelo Battiston, Gianni Farina, Alessandro Miele.

Regia: Gianni Farina.

Con: Tamara Balducci, Consuelo Battiston, Toljia Djokovic, Francesco Ferri, Alessandro Miele, Mauro Milone.

Assistente alla regia: Chiara Fallavollita.

Costumi: Elisa Alberghi.

Tecnico di compagnia: Sergio Taddei.

Macchinista: Andrea Bulgarelli.

Disegno e grafica: Marco Smacchia.

Scene realizzate nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Produzione: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival delle Colline Torinesi, Programma Cultura dell'Unione Europea nell'ambito del Progetto Prospero.

Teatro Vascello, Roma, Sala Nanni, 15 settembre 2014.

@foto di scena Arianna Lodeserto