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La voce del Gabbiano di Cechov

di Sergio Roca



 

Il gabbiano di Cechov è forse uno dei testi più noti e studiati dell'autore russo della fine del XIX Secolo.
Andato in scena per la prima volta a Pietroburgo nel 1896 fu un fiasco clamoroso. Nelle sere successive la situazione migliorò ma Cechov fu così deluso dalla prima rappresentazione da dichiarare di non essere più intenzionato a scrivere per il teatro. La storia come spesso accade, però, prese una strada differente e due anni dopo il drammaturgo Nemirovic-Dancenko che lavorava al Teatro d'Arte di Mosca, assieme a Konstantin Stanislavskij (ideatore dell'omonimo sistema per la reminiscenza delle emozioni dell'attore) mise in scena Il gabbiano ottenendo un successo impressionante. Le vicende legate a questa ‘seconda vita' del Gabbiano sono molto note agli studiosi di teatro in quanto narrate nelle memorie di tutti i principali artefici di quel successo, compreso lo stesso Cechov, ed uno degli attori del cast: Vsevolod Mejerchol'd, ‘padre' della biomeccanica .
Il gabbiano è una storia ambientata nell'ultimo ventennio zarista. La Russia vive una veloce mutazione politica e socio-economica: le rivolte popolari del 1905 sono alle porte e con esse i prodromi della rivoluzione del 1917 che portò alla caduta degli Zar con la nascita dell'Unione Sovietica. Cajka (così il nome nella translitterazione in caratteri latini del titolo russo del Gabbiano ) è una storia di amori ‘diffusi' e non corrisposti e l'incomunicabilità culturale e generazionale tra le ‘vecchie' e le ‘nuove' realtà.
Treplev, giovane aspirante drammaturgo, presenta alla madre e ai suoi amici un lavoro teatrale la cui principale protagonista è la giovane Nina della quale è innamorato. L'insofferenza degli spettatori, sin dalle prime battute del dramma, sarà un duro colpo per il ragazzo. A questa prima delusione si aggiunge la scoperta che Nina si è invaghita del fascinoso ma ‘vacuo' scrittore Trigorin che è l'amante di Arkadina, madre di Treplev. Preso dallo sconforto e sentitosi incompreso Treplev tenta, senza successo, il suicidio.
Due anni dopo Treplev rincontra Nina che nel frattempo è divenuta attrice ma è stata abbandonata da Trigorin che è ritornato ad essere l'amante di Arkadina. Nina è una donna disillusa che, come un gabbiano ucciso per ‘noia' da Treplev due anni prima, pur avendo perduto sia la ragione sia la libertà e la sicurezza sociale, ha trovato la sua ragione di vita nell'arte. Treplev, sconvolto, definitivamente annichilito tanto nella sua esistenza emotiva che nelle qualità di scrittore si uccide tra l'inconsapevole indifferenza di (quasi) tutti.
Il Gabbiano, nella visione e con la regia di Ennio Coltorti, è andato in scena al teatro Stanze Segrete di Roma. Un teatro ‘da camera', privo di palco, dove attori e spettatori quasi si fondono, tanto si è vicini agli spazi dell'azione.

 

Il dramma, messo in scena da un cast particolarmente affiatato, mi ha fatto tornare in mente i radiodrammi ‘condensati', in trenta minuti, che da bambino ascoltavo sul secondo programma radiofonico della R.A.I. Mi è bastato chiudere gli occhi per rivivere quelle sensazioni. Le voci ‘portavano' emozioni, introducevano situazioni, davano calore e colore ai personaggi ed erano, senza dubbio, le ‘voci' del Gabbiano .
Nel riaprire gli occhi, però, alle sensazioni sonore del radiodramma, si sostituivano verosimilmente gli spazi della tenuta di campagna dell'anziano Sorin (un eccellente Pietro Biondi) fratello dell'Arkadina ( Gianna Paola Scaffidi) e Zio di Treplev ( Jesus Emiliano Coltorti ).
Tutti gli attori mi sono apparsi molto credibili: la recitazione e i movimenti sempre accurati (anche se, forse, in alcune situazioni erano presenti troppe ‘immobilità' da fiction televisiva), così come le musiche e i suoni di sottofondo (impossibile non notare il frinire dei grilli di stanislavskijana memoria!). Un plauso va poi ai costumi di Rita Forzano - rigorosamente in stile d'epoca - e alle scene di Andrea Bianchi, attento a ogni minimo dettaglio (i libri, i giornali, la mobilia).
A mio giudizio, una nota dissonante dello spettacolo, rispetto alle indicazioni fornite da Cechov e da Stanislavskij nei loro scritti storici – è il personaggio di Trigorin (tuttavia, magistralmente interpretato da Marco Mete), restituito con una fisionomia troppo ‘signorile' rispetto all'opera originale. Per Cechov, Trigorin è un giovane trasandato <<con i pantaloni a scacchi e gli stivali sfondati>> nonché un uomo egocentrico, egoista, senza carattere, tutt'altro dunque che affascinante, tranne agli occhi del mondo femminile che lo apprezza per le sue qualità artistiche, e sempre a ricasco delle donne che lo amano. Nello scritto, infatti, Arkadina lo idolatra e lo considera un ‘trofeo' da esibire, un motivo di orgoglio, vista la sua non più giovane età e Nina (una brava Giulia Shou) la quale, almeno all'inizio, se ne innamora perché lo considera una persona sensibile e persino realizzata.
Detto questo, a Ennio Coltorti va il merito di aver fatto un ottimo lavoro. Cimentarsi con un grande classico non è impresa facile.

 


foto di Maurizio Attiglio


 

Il gabbiano
di Anton Cechov
adattamento e regia Ennio Coltorti
con Simona Allodi, Pietro Biondi, Ennio Coltorti, Jesus Emiliano Coltorti, Matteo Fasanella, Gabriele Martini, Marco Mete, Gianna Paola Scaffidi, Giulia Shou, Virna Zoran
idea scenica Andrea Bianchi
costumi Rita Forzano
luci Iuraj Saleri
selezione Musicale Sergio Piera
foto di scena Tommaso Le Pera
Teatro Stanze Segrete, Roma, fino al 4 febbraio 2018