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Scuola di Teatro La Cometa

di Alfio Petrini

 

Nel mare magnun delle scuole di teatro che nascono e muoiono in continuazione, La Cometa , diretta da Lilli Cecere, si distingue per correttezza metodologica e per qualità formativa. E' una presenza importante nella città di Roma. Un realtà viva, che non illude, ma conquista.

La efficacia di una scuola di teatro dipende in parte dalle abilità del gruppo dei docenti e in parte dal potenziale del gruppo dei discenti. Quando la metodica di lavoro, in questo caso fondata sul pensiero del corpo, guida un gruppo di giovani attori che non sono mossi da un generico bisogno di esprimersi, ma da un forte bisogno artistico e professionale, si creano le condizioni ottimali per la realizzazione di un progetto formativo fruttuoso e convincente.

Il teatro è corpo, è azione, è movimento. L'esercitazione a cui ho assistito nella sede della Scuola di Teatro La Cometa era incentrata su tre ambiti fondamentali di ricerca: danza acrobatica, drammaturgia d'attore, lavoro sugli oggetti. Quattordici discenti. Tre docenti: oltre a Lilli Cecere, (insegnante di movimento) Valeria Benedetti Michelangeli (educazione della voce) e Gabriella Domi (danza). I risultati hanno suscitato la condivisione degli spettatori e hanno rivelato alcune interessanti personalità tra i giovani attori/danzatori impegnati nella presentazione dei diversi frammenti di spettacolo.

In linea generale si possono fare un paio di annotazioni critiche. Quando i ragazzi lavorano sugli stilemi coreografici si evidenzia una fissità espressiva delle forme che vengono prodotte, il che è dato dalla unicità dell'espressione facciale. E' importante che tengano presente un fatto, semplice e fondamentale allo stesso tempo: l'inspirazione effettuata con la bocca, invece che con il naso, non favorisce l'accensione delle pareti interne del tronco. Quando invece gli allievi lavorano sul versante della drammaturgia d'attore o del rapporto con un oggetto, riescono a liberare in particolare alcuni di loro - flussi di energia vitale che rendono credibili le forme prodotte. Questo lascia intendere che un ipotetico passaggio dal movimento scenico all' azione fisica , posta a fondamento dell'autogestione del processo organico , sia in grado di determinare un salto di qualità ancora più significativo nell'ambito della produzione di materiali scenici, a beneficio dei singoli discenti e della istituzione scolastica nel suo complesso. Si sa, la formazione dovrebbe avere come obiettivo strategico la formazione di uomini, non di attori/danzatori o di registi. Il fatto rivoluzionario sta proprio in questo quid di contenuto e di metodo, secondo il quale il teatro non ha bisogno di attori, di registi o di drammaturghi, ma di uomini, cioè di individui, dotati di una personalità forte e seducente. Ma questo è un altro discorso. Un giorno qualche pazzo luminoso lo farà.