Settembre è appena passato. Una nuova corrente transmediale, transfemminista e separatista si abbatte su Roma. È vento burrascoso, tempesta insistente che si fa strada per modellare il panorama artistico, intrecciando pratiche sociali a pratiche creative. All’Angelo Mai a Roma nasce, sotto l’ideazione e la direzione di Giorgina Pi e del suo collettivo Bluemotion, Radicante, una scuola biennale gratuita che ingloba e intreccia arte, performance, teatro, cinema, danza, scritture e musica, con un taglio di critica sociale e politica, sia per la postura assunta sia per le persone cui si rivolge il progetto: donne, persone trans e non binarie, donne migranti, persone cieche e sorde, persone con disabilità, donne anziane e adolescenti.
Il transfemminismo richiede sempre una riflessione, un dibattito, è teoria e pratica allo stesso tempo. Così come la pratica artistica ricercata da Radicante, che rifiuta la separazione tra sfera pubblica e quella privata, che arriva dovunque, dalle sale riunioni alle camere da letto alle piazze pubbliche agli spazi performativi.
Lo scorso sabato 27 settembre Radicante è stata inaugurata con la lectio magistralis di Porpora Marcasciano. Un inizio cardine, che rimanda direttamente alla natura della scuola, provocatoria, identitaria e contemporanea per le voci, i corpi e le pratiche che intende includere e valorizzare.
Per capire come si generano queste nuove appartenenze, abbiamo incontrato la direttrice e ideatrice di Radicante, Giorgina Pi.

Nello stato di disastro culturale dichiarato dall’Assemblea de* lavorat* dello spettacolo, Radicante è un gesto di resistenza. In un panorama così precario per le arti, cosa significa per te pensare e avviare una scuola transmediale, fondata sull’inclusione radicale, la pratica transfemminista e il pensiero critico, di giustizia sociale intrecciato al linguaggio artistico-performativo?
Si potrebbe immediatamente contestare l’esercizio d’inclusione perché Radicante è un progetto dedicato solo a donne e persone trans e non binarie: Radicante è un progetto separatista. Il separatismo femminista porta con sé una radicalità politica, e resta ancora oggi una pratica indispensabile: perché il disagio, la marginalità e l’esclusione di chi non è canonicamente maschile continuano a segnare profondamente il nostro presente. È difficilissimo trovare spazi sicuri e accoglienti in cui fare ricerca ed esprimere i propri talenti: le scuole di recitazione, le accademie, i master sono ancora impregnati di maschilismo e di messaggi che riproducono la violenza di genere, esplicita o sottile.
Il primo atto di resistenza, allora, è creare un ambiente dove la trasmissione del sapere, lo scambio tra i corpi, sia sicuro e non gerarchico, in questo caso passando dal separatismo nell’attesa fiduciosa che un giorno non sia più necessario. La pratica transfemminista inoltre ispira anche la possibilità che si mischino professioniste e non professioniste, donne di diverse età e passioni. Come del resto di creare un nuovo (dis)ordine nelle discipline, nuovi accostamenti e combinazioni che ognuna può scegliere per il proprio percorso.
La stessa gratuità garantisce il libero accesso di chiunque lo desideri.

Sfogliando il programma di Radicante, si coglie subito la varietà artistica e pedagogica che contraddistingue questo progetto. Si leggono nomi di artiste che, nonostante ibridino linguaggi, forme e stili differenti, hanno in comune il fuoco per l’attivismo, il pensiero inclusivo e la cura per l’altr*. Qual è stato il criterio di scelta nella selezione delle attività, degli incontri e delle personalità artistiche?
Il criterio non è stato costruire un “palinsesto”, ma intrecciare genealogie. Ho scelto artiste la cui ricerca è inseparabile dal loro modo di stare al mondo: figure che portano nell’arte i propri corpi, le proprie lotte, i propri desideri, e che praticano una trasmissione non competitiva ma generosa. Il mondo del cinema e del teatro sono ancora impregnati di sentimenti e comportamenti oscuri che ostacolano un’espressione libera e profondamente creativa, è anche questa frustrazione che va condivisa e superata riunendo chi la attraversa da anni e chi sta iniziando.
Mi sono concentrata su figure molto diverse tra loro, molte delle quali condivideranno saperi artistici e tecnici che nello stereotipo diffuso sono di appannaggio maschile.
Ognuna scrive il mondo a modo suo con parole e linguaggi differenti, e lascia un foglio bianco alle altre perché possano scriverlo ancora diversamente.
Radicante non vuole trasmettere un metodo unico, ma aprire spazi plurali: per questo ho immaginato una costellazione di presenze diverse, unite dalla visione comune dell’arte come pratica politica e comunitaria. Parafrasando Hélène Cixous: non permettere più al passato di dettare il futuro.

In che momento della tua carriera di regista, drammaturga, direttrice artistica del collettivo Bluemotion e fondatrice dell’Angelo Mai, arriva Radicante? Come pensi che la tua ricerca personale dialogherà con gli incontri previsti dalla scuola aperti a professioniste e non di generazioni diverse?
Radicante arriva dopo un lungo percorso in cui ho intrecciato teatro, mito, femminismo e pratiche collettive. Oggi sento l’urgenza di restituire, di condividere quello che ho imparato non solo attraverso i miei spettacoli, ma dentro comunità artistiche e politiche. E soprattutto di mettere a disposizione il teatro in cui sono cresciuta e le tante relazioni che hanno creduto in questo progetto: non c’è stata una sola donna tra queste artiste che non abbia subito espresso entusiasmo e desiderio di costruire una pedagogia alternativa comune. Sono molto grata a tutte loro ed entusiasta di questo fervore collettivo.
Radicante è la prosecuzione naturale della mia ricerca: una scuola che è anche un’opera corale, una scena abitata da corpi e generazioni che si incontrano.
Credo che il mio ruolo sia quello di creare le condizioni perché questo dialogo accada, perché i saperi si trasmettano e si trasformino insieme. Per questo ho scelto la costruzione di un archivio Radicante da costruire e riorganizzare tutte, allieve e insegnanti insieme.

Radicante è una scuola biennale. Hai già tratteggiato il futuro prossimo di questo progetto fra attività laboratoriali, incontri e personalità artistiche da includere?
Radicante è pensata come un organismo in crescita: le radici si allargano strada facendo. Abbiamo già previsto laboratori, residenze e masterclass che si susseguiranno nei due anni, ma la sua forma resta mobile, aperta a innesti e nuove presenze.
Mi interessa che ogni edizione si costruisca insieme alle partecipanti e alle artiste, in un processo vivo, imprevedibile, capace di adattarsi come la pianta radicante a terreni diversi.
Non un calendario chiuso, ma un campo di possibilità che si apre e si reinventa continuamente.
Radicante, scuola biennale transmediale e transfemminista in arte, performance, teatro, cinema, danza, scritture, musica.
Angelo Mai, Roma, dal 4 settembre al 14 dicembre 2025.
È possibile consultare il programma completo di Radicante sul sito web: