“Per sempre”: in scena le lettere tra Testori e Toubas di Alessandra Bernocco

Foto di Masiar Pasquali

Scarpe numero 41, 26 centimetri. 26 per 26 = 676, facciamo 700. Una piastrella non più grande di un piatto. Bene, in questo spazio, piedi inchiodati a terra, Alessandro Bandini si è dimenato per un’ora filata.
Un’ora meno dieci minuti, in verità, in cui avanzava e retrocedeva mantenendo la direzione. Sempre lì, come un giocoliere, un acrobata del mezzo busto e delle parole, energia dirompente, baricentro incrollabile, giacca, cravatta, pantaloni corti e calze lunghe da alunno per bene di quinta elementare, irresistibile. Una o due volte in ginocchio, ma senza mai spostare i piedi da quel pezzetto di palcoscenico a mezzo metro dal pubblico.

Foto di Masiar Pasquali

Ho visto Per sempre al Teatro delle Moline di Bologna, un delizioso teatrino di ottanta posti, dalla prima fila. Per dire che ero proprio a due passi da questo gigantesco attor giovane che ha raccontato l’amore travolgente tra Giovanni Testori e Alain Toubas a partire dalla fitta corrispondenza durata tre anni, dal 1959 al 1962, prima che Toubas lasciasse Parigi, famiglia e studi di medicina per trasferirsi a Milano dove i due hanno convissuto fino al 1970.
Migliaia di lettere scritte in francese a cadenza quotidiana, che qui funzionano un po’ come i piedi di prima: sono la base, l’abbrivio, la leva che permette alla vita di detonare, alle parole di levarsi dalla pagina e farsi immagini, voci, colori, suoni, odori, chiamandoci dentro una storia che è amore e passione, ma prima ancora è rivolta, indomita spinta ad affermare al di là della legge la nostra sacrosanta giustizia.

Foto di Masiar Pasquali

Bandini restituisce una selezione di lettere così come sono, ma seguendo un andamento rapsodico, emotivo, umorale. Infilandosi tra le righe per restituirci un Testori che mai ci saremmo aspettati, quasi spiato dal buco della serratura.
Al punto che proviamo persino un certo pudore, come a volerci scusare se ci stiamo addentrando fin oltre una soglia che non ci è dato violare. Ma poi la vita che si libera in quelle parole trabocca a tal punto che ci diciamo che da qualche parte deve pure finire.
«(…) l’unico modo per custodire la vita è di difenderla e di ribellarsi contro chi la vita cerca di diminuire», scriveva Testori a proposito dell’Angelo ribelle di un dipinto di Tanzio da Varallo conservato nella Cappella dell’Angelo Custode della Basilica di San Gaudenzio a Novara.
E allora disponiamoci a riceverla con l’accoglienza che merita, questa vita che monta, che a ogni lettera si rigenera di nuovi desideri e nuove promesse.
Grati a chi ce la racconta, come questo giovanissimo tramite contaminato, che per un’ora ne ha distillato sentimenti, emozioni, pensieri e azioni scorrettamente sublimi, lacrime, sudore, tentazioni del corpo e sincerità della carne del sangue e di tutti gli umori.
Da solo, con tanti registri diversi e una padronanza assoluta nell’attraversarli. Cantando, anche, e intervallando qua e là parole in francese pronunciate con vezzo da fare sorridere. Facendosi carico e portavoce della sua sofferenza, di quella paura di perdersi velatamente nascosta in mezzo ai rimproveri, ai picchi isterici di gelosia, alle provocazioni, all’esplosione di gioia, alle dichiarazioni d’amore ogni volta un po’ più patetiche. Ma l’ironia è la salvezza, il paracadute aperto un attimo prima di farsi ridicolo. Testori lo sa e Bandini lo ha capito benissimo.
I dieci minuti finali sono dedicati a un estratto da I Trionfi, il poema di dodicimila versi dedicato a Toubas, e sono i minuti in cui Bandini si muove, avanti e indietro, come il tempo rivissuto fin qui.

Foto di Masiar Pasquali

Per sempre

testi tratti da lettere, cartoline inedite e dediche private di Giovanni Testori ad Alain Toubas,
e da I Trionfi di Giovanni Testori
ideazione, drammaturgia e creazione Alessandro Bandini
con Alessandro Bandini
dramaturg Ugo Fiore
sguardo esterno Alessandro Sciarroni
coaching Tindaro Granata
consulenza spazio scenico Giulia Pastore
disegno luci Elena Vastano
styling Ettore Lombardi
consulenza musicale Federica Furlani
tecnico luci, audio e video Alessandro Di Fraia
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, CTB Centro Teatrale Bresciano,
Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con Casa Testori, Institut Culturel Italien de Paris, La Corte Ospitale di Rubiera
con il sostegno di Inteatro Residenze, Fondazione Armunia
partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco.

Lo spettacolo è stato visto al Teatro delle Moline di Bologna il 23 novembre 2025.

Prossime date:
Teatro della Tosse, Genova, dal 9 all’11 dicembre 2025.
Teatro Mezzadri/ CTB, Brescia, dal 7 all’11 gennaio 2026.
Institut Culturel Italien, Parigi, 15 gennaio 2026.
Teatro di Villa Torlonia, Roma, dal 19 al 22 febbraio 2026.

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