“Orgasmo” di Niccolò Fettarappa: il sesso è davvero finito? di Carolina Germini

Foto di Matilde Piazzi

Come la minaccia di un’apocalisse, arriverà un momento, e precisamente l’anno 2030, in cui gli uomini non potranno più fare sesso. Si consumerà allora l’ultimo orgasmo, quello che segnerà la fine di una pratica ormai considerata primitiva e soprattutto inutile e addirittura controproducente in una società improntata solo sul lavoro e la crescita individuale. Così ha stabilito l’Agenda dell’Unione Europea. Non è un sogno né una proiezione, ma lo scenario distopico ideato e immaginato dal regista e attore Niccolò Fettarappa nel suo spettacolo Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, in scena al Teatro India di Roma fino al 15 febbraio.

Questa prospettiva, che terrorizza il mondo, non sembra però spaventare una coppia in crisi, sdraiata su un letto matrimoniale che occupa quasi tutta la scena. Per loro il sesso è già qualcosa di estinto. Uno dei segni visibili del decadimento della loro relazione è l’arredamento di design di cui si sono circondati per coprire il vuoto in cui sono sprofondati. Lui non fa che lamentarsi di quegli oggetti inutili che per di più parlano, come la scritta sulla tazza che ogni mattina lo invita ad essere positivo. Lei combatte l’angoscia del quotidiano a forza di PEC da inviare, lui prova a sopravvivere con diversi escamotage.

Occupano la stessa stanza ma abitano luoghi completamente diversi: un tempo “macchine desideranti”, nella definizione di Deleuze e Guattari, il cui flusso di desiderio è stato interrotto, deviato e infine ricodificato per servire esclusivamente la produzione sociale e burocratica. Il loro desiderio non produce più vita o piacere, ma si inceppa tra gli ingranaggi di una quotidianità sterile. A osservarli e a studiarli, come fossero una strana specie animale, è il dottor Fettarappa, zoologo incaricato dalla Commissione Europea, che entra ed esce dalle case con l’obiettivo di annientare il sesso e destinare tutti all’unico scopo concesso: il lavoro.

La figura dello zoologo che agisce per castrare i sentimenti appare come una distopia speculare e contraria a quella raccontata da Yorgos Lanthimos nel film The Lobster: se lì i protagonisti venivano reclusi in una clinica con l’obbligo di accoppiarsi pena la trasformazione in animali, qui il processo è invertito. Lo Stato interviene chirurgicamente per impedire l’unione dei corpi e dei desideri. Eppure, il risultato è lo stesso: la riduzione dell’essere umano a pura funzione biologica o burocratica. A questa presenza si aggiunge quella inquietante di un giornalista che annuncia la fine imminente dell’orgasmo e ci informa su una preoccupante invasione di orsi, simbolo del collasso dei confini tra civiltà e natura selvaggia.

Foto di Matilde Piazzi

Per tutti questi elementi, l’universo drammaturgico di Fettarappa sembra attingere al registro della distopia. Eppure la forza di questo lavoro risiede nella capacità di dimostrare che i presupposti per tale deriva siano già stati tutti, silenziosamente, gettati.

Tuttavia, nonostante l’indubbia originalità dell’impianto e le numerose trovate sceniche brillanti, lo spettacolo sembra talvolta faticare a mantenere costante la propria tensione narrativa. In alcuni passaggi, la scrittura appare meno incisiva, indugiando su soluzioni che risultano un po’ meno fresche rispetto alla dirompente premessa iniziale. Questo fa sì che il ritmo, solitamente incalzante, subisca dei piccoli arresti, come se la narrazione sentisse il bisogno di riprendere fiato in scene che appaiono leggermente più statiche o già esplorate. Ne risente soprattutto la freschezza complessiva, che in alcuni momenti sembra cedere il passo a una costruzione più affaticata.

Ma, al di là di queste imperfezioni, il lavoro di Niccolò Fettarappa resta un esperimento coraggioso, intelligente e ferocemente attuale. È uno specchio deformante in cui è difficile non riconoscersi, un invito a riscoprire il desiderio prima che un’agenda politica — o la nostra stessa apatia — lo renda definitivamente un reperto archeologico.

Foto di Matilde Piazzi

Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso

di Niccolò Fettarappa
regia Niccolò Fettarappa
con Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti
aiuto regia Lorenzo Guerrieri
assistente alla regia Roberta Gabriele
disegno luci Tiziano Ruggia
costumi Elena Dal Pozzo
sound design Massimo Nardinocchi
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
produzione Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Agidi, Sardegna Teatro.

Teatro India, Roma, fino al 15 febbraio 2026.

Prossime date:
Palazzo del Turismo, Riccione, 26 febbraio 2026.
Teatro di Ragazzola, Ragazzola (PR), 28 febbraio 2026.
Teatro Sociale, Busto Arsizio (VA), 7 marzo 2026.
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Milano, dal 24 al 29 marzo 2026.
Teatro Sociale, Como, 31 marzo 2026.
Teatro Puccini, Firenze, 10 e 11 aprile 2026.
Piccolo Teatro (Festival Presente Indicativo), Milano, 21 e 22 maggio 2026.

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