“L’altra da me”: fare autocoscienza della Resistenza di Arianna Morganti

Foto di Giada Caruso

Autocoscienza, intimità e memoria collettiva, spesso pensate come processi distinti dell’esperienza, possono proporre un effettivo coinvolgimento e capovolgimento per ri-pensare come la storia viene prodotta, trasmessa, legittimata e conservata? Come, a partire da un confronto intergenerazionale, la memoria culturale e identitaria viene trasmessa e ri-attivata?

Prendendo in prestito ed estendendo il binomio teorico delineato da Diana Taylor, ossia la frattura fra l’archivio di materiali – testi, documenti, edifici, ossa – e il repertorio di conoscenze e pratiche incorporate – lingua parlata, danze, rituali, sport – L’altra da me oscilla fra queste due polarità, facendo della traccia archivistica una presenza viva e condivisa. La nuova produzione firmata SpkTeatro, con regia e testo di Lisa Moras, riprende il diario della giovane partigiana Maria Antonietta Moro, che non appare qui né come documento storico da preservare né come confessione privata, al contrario è materia viva che ritorna, insiste, prende corpo e voce nel presente scenico, interrogando ciò che di una memoria individuale può ancora sopravvivere come esperienza collettiva.

Foto di Giada Caruso

Procediamo per tappe. Il teatro è fatto di genealogie e di urgenze che diventano spazio di riflessione sul presente. In questa direzione si muove il percorso di SpkTeatro che, nato nel 2013 come collettivo e successivamente costituitosi come associazione, lavora alla costruzione di spazi di formazione, sperimentazione e creazione condivisa, ponendo particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea e al dialogo intergenerazionale.

La genesi e il processo creativo de L’altra da me, allestito in anteprima dall’8 al 10 maggio 2026 nella nuova Sala TSF (Teatri Stabil Furlan) di Torreano di Martignacco (UD), rispecchiano e attraversano in maniera trasversale questa tensione fra memoria, trasmissione e contemporaneità. Con Eleonora Marchiori e Giulia Cosolo in scena, assieme alle musiche e al sound design di Tommaso Tommers Benedetto, lo spettacolo assume la forma fluida del teatro documento intrecciato al radiodramma live.
Le tracce residuali sulle quali è costruita la drammaturgia de L’altra da me sono le memorie diaristiche di Maria Antonietta Moro, scritte in prima persona nel vivo degli eventi: prima l’impegno nei gruppi antifascisti jugoslavi, poi la partecipazione alla Resistenza italiana. Parallelamente al racconto, la giovane donna affida a queste pagine una riflessione lucida sulla complessità interna e sulla disorganicità politica delle brigate partigiane, unite nella lotta contro il nazifascismo ma segnate da visioni ideologiche differenti, talvolta inconciliabili. È in questa tensione interna, più che in una rappresentazione compatta e monumentale della Resistenza, che affiora una forma di autocoscienza pubblica e politica.

Foto di Giada Caruso

Una parte significativa dell’esperienza militante di Maria Antonietta Moro è rimasta a lungo taciuta alla figlia Lorena Fornasir che, soltanto dopo la morte della madre, si confronta con quella memoria rimossa e con l’immagine inattesa di una donna rimasta, fino ad allora, in parte indecifrabile.

Come restituire l’indicibile? Come attraversare il vuoto relazionale apertosi fra madre e figlia nel momento della perdita e della scoperta tardiva di una vita vissuta in prima linea nella storia?
All’interno di questa frattura emotiva e memoriale lo spettacolo trova la propria urgenza scenica.
Le “narrattrici” Eleonora Marchiori e Giulia Cosolo rendono possibile l’incontro mai avvenuto tra madre e figlia, valicando il confine tra dimensione storica e spazio intimo. In scena, sono Lorena nel momento del ritrovamento delle pagine di diario, ma anche la giovane Maria Antonietta Moro, prima infermiera a Gorizia, poi staffetta partigiana. Le due interpreti, allo stesso tempo, danno voce alla figlia che, tornando simbolicamente bambina, riscopre la madre attraverso una storia e un’identità fino ad allora rimaste in ombra. L’alternanza di voci, il passaggio fra l’italiano e il friulano, così come il progressivo ispessirsi delle frequenze sonore, costruiscono una drammaturgia percettiva che immerge il pubblico in uno spazio di continua sovrapposizione fra archivio intimo e memoria collettiva.

Foto di Giada Caruso

L’altra da me nasce, infatti, dall’intreccio fra ricerca archivistica, storia orale e memoria familiare. Il lavoro di Lisa Moras sviluppato attraverso il recupero di documenti, tra cui le memorie di Ardito Fornasir, marito di Maria Antonietta Moro e padre di Lorena, e una serie di testimonianze dirette, dalle interviste ad Antonella Lestani, presidente dell’ANPI di Udine e alla ricercatrice Anna Di Giannantonio fino al confronto con la stessa Lorena Fornasir, non si traduce in una semplice operazione documentaria, ma nella possibilità di restituire alla memoria resistenziale una dimensione viva, fragile e profondamente incarnata, dove storia collettiva e intimità familiare continuano reciprocamente a interrogarsi.

L’altra da me

ispirato a Tutte le anime del mio corpo. Diario di una giovane partigiana di Maria Antonietta Moro
di Lisa Moras
con Eleonora Marchiori, Giulia Cosolo
musiche e sound design Tommaso Tommers Benedetto
grafica Marco Zanella
produzione SpkTeatro
con il sostegno di Regione Friuli-Venezia Giulia, Anpi Udine, Teatri Stabil Furlan
media partner Theatron 2.0
partner produzione Teatro Verdi Pordenone.

Teatri Stabil Furlan, Torreano di Martignacco, Udine, dall’8 al 10 maggio 2026.

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