“La Tempesta” di Antonio Viganò al festival Sempre più Fuori di Laura Novelli

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

Ci sono spettacoli il cui cuore pulsante è semplicemente – immensamente – il TEATRO. Non solo e non tanto come metafora dell’esistenza e specchio del mondo ma il teatro proprio in quanto tale: gioco di attivazione fantastica che irrompe nella vita, modifica la realtà, supera barriere fisiche e psicologiche opponendovi una “stra-ordinaria” fiducia nella poesia, nella libertà delle emozioni, nella forza dei sogni.

Ne abbiamo avuto un’emblematica riprova qualche sera fa a Villa Massimo, sede dell’Accademia Tedesca e tra i luoghi capitolini che hanno ospitato la VI edizione del festival multidisciplinare Sempre più Fuori, dove è andata in scena una rilettura de La Tempesta di Shakespeare a firma di Antonio Viganò costruita per una compagnia composta da interpreti con e senza dis-abilità e immaginata, appunto, come un viaggio lieve verso le sorgenti dell’arte scenica.
TEATRO è proprio, e non a caso, la grande insegna a Led che domina il fondo del dispositivo scenico; la si intravede bene già percorrendo il lungo viale di ciottoli che, all’ingresso del suggestivo giardino della villa, guida gli spettatori verso la platea: quello che si apre davanti ai nostri occhi è, dunque, un palcoscenico spoglio dove si prova la celebre tragedia shakespeariana ma è anche una palestra di sconfinamenti personali, di sfide in bilico tra le magie di Prospero e limiti fisici ribaltati in nuove, ariose, concrete possibilità espressive.

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

Gli attori siedono sotto la vistosa insegna di cui si diceva; attendono di vestire i panni fictif assegnati loro dal mago/demiurgo che li guida, interpretato dall’ottimo Francesco Pennacchia, energico e al contempo paterno. Al centro della scena c’è Ariel, un giovane attore affetto dalla sindrome di Down, Michael Untertrifaller, che porta con sé una linea poetica personalissima: è lui l’angelo custode, un po’ funambolo e un po’ Pinocchio, di questo lavoro, di questo gioco di rifrazioni che ci racconta una storia antica mai così attuale, perché sempre attuale è l’Uomo con le sue paure e le sue illusioni.
Avvolto nelle luci azzurrognole della brava Melissa Pircali e nelle note dell’Ouverture di Daprinski (a firmare l’incisiva scaletta musicale del lavoro, che mette insieme, tra gli altri, Mendelssohn, Arvo Pärt, Raphaël Beau, troviamo Paola Guerra), egli tenta in ogni modo di togliersi i pesanti scarponi che lo tengono ancorato alla terra, alla contingenza, alla sua stessa fisicità. Solo una volta libero acquisterà la sostanza aerea delle creature magiche e volatili, e allora la favola di questa Tempesta gioiosa, dove anche le note più nere e vendicative della trama trasmigrano su un piano ludico e metateatrale, potrà prendere il via.

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

E potrà farlo innanzitutto grazie alla bravura di tutti gli interpreti. Oltre ai già citati Pennacchia e Untertrifaller, il nutrito cast vede in scena Jason De Majo, Stefania Muratori Mazzilli, Sara Menestrina, Johannes Notdurfter, Rodrigo Scaggiante, Rocco Ventura: un’estrema consapevolezza espressiva ne connota la prova e sottolinea il grande impegno fisico ed emotivo con cui tutti hanno affrontato questa sfida. Tanto più che la regia di Viganò, anima della compagnia La Ribalta – Kunst der Vielfalt di Bolzano dal 2013 (www.teatrolaribalta.it), punta dritto alla semplicità, ai quadri d’insieme, alle elegie amorose coreografate da Eleonora Chiocchini (si veda la toccante scena della danza dell’innamoramento tra Miranda e Ferdinando), a monologhi limpidi, privi di qualsiasi tentazione pietistica o autocompiaciuta.
In tal senso l’impegno teatrale e sociale del regista ricorda molto da vicino operazioni come – solo per fare degli esempi – quelle messe a segno dal Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli attivo presso il Teatro di Roma, che venne inaugurato più di trent’anni fa proprio da un memorabile Sogno di notte di mezza estate, oppure da Davide Iodice e la sua Scuola elementare del Teatro, artefici in particolare dello straordinario Pinocchio. Cosa è una persona? prodotto nel 2023.

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

Qui poi abbiamo a che fare con Shakespeare, con una commedia romanzesca ritenuta un capolavoro assoluto. Nel rielaborare il testo originale, Viganò (che aveva già affrontato il Bardo nel suo originale Otello Circus, Premio Ubu Progetto Speciale nel 2018) semplifica certamente la verbosità e la lungaggine di alcuni passaggi, mantenendo ben vivi, tuttavia, i nuclei narrativi centrali: c’è l’isola misteriosa dove da anni vive l’ex Duca di Milano – appunto Prospero – spodestato dal fratello Antonio; c’è il selvaggio Calibano, qui interpretato da un attore nero capace di restituire una figura bonaria, accogliente eppure ben conscia dei propri diritti; c’è la piccola Miranda, esile fanciulla fragile che trova nell’amore il suo giardino fiorito; c’è Trinculo con la sua lingua espressiva buffonesca e goliardica. E c’è ovviamente la tempesta che lo stesso mago scatena, complice l’aiuto di Ariel, per far naufragare la nave che trasporta i suoi familiari usurpatori.
Bastano una bacinella, un secchio d’acqua e una barchetta di carta per “giocare” al più tragico degli eventi inventati dal grande autore inglese in quest’opera; un evento di rottura che divide la storia nettamente in due parti e che introduce il dolore, la perdita, la fragilità umana nell’idealizzazione “isolana” delle prime scene.

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

Eppure da questa piccola bufera dai contorni infantili e naïf, non scaturirà nessuna morte, nessun lutto. Bensì un ulteriore salto nel bisogno di perdonare, di accogliere, di comprendere: una conciliatio oppositorum che aggiunge senso al senso già di per sé molto alto di un’operazione artistica che va ben oltre il teatro stesso.

Proprio sul perdono aveva, d’altronde, insistito quella meravigliosa regia di Peter Brook, Tempest Project il titolo, ripresa da Marie-Hélène Estienne a un anno dalla scomparsa del Maestro e presentata al Romaeuropa Festival nel 2023 (ne avevamo scritto qui).

E proprio come un padre premuroso, alla fine di questa Tempesta di Viganò, il Prospero burattinaio interpretato da Pennacchia perdona i suoi nemici e si accinge a lasciare l’isola, mentre gli altri attori svestono i loro panni shakespeariani per tornare alle magliette e ai pantaloni di ogni giorno. Le prove dello spettacolo sono finite. Le sedie da cinema posizionate sotto la scritta TEATRO li aspettano per un ritorno alla vita reale; un ritorno, però, solo momentaneo. Presto la recita ricomincerà e loro saranno pronti a vivere ancora una volta il loro dolce, temerario sogno. «Siamo una comunità di danzatori e attori di-versi» – si legge nel sito della compagnia – «che vogliono sviluppare la propria legittima stranezza. Siamo lavoratori e lavoratrici dello spettacolo dal vivo e siamo stra-ordinari solo e unicamente nel nostro modo di essere in scena e per la professionalità che abbiamo scelto di praticare. Quotidianamente, con accanimento, lavoriamo per cercare e svelare “bellezza” e proviamo a restituirla a chi li incontra, attraverso la poesia e l’arte del teatro».

Foto di Manuela Giusto e Fabio Trifoni

La Tempesta

testo e regia Antonio Viganò
coreografie Eleonora Chiocchini
con Jason De Majo, Rodrigo Scaggiante, Sara Menestrina, Michael Untertrifaller, Stefania Muratori Mazzilli, Johannes Notdurfter, Francesco
Pennacchia, Rocco Ventura
assistenza alla regia e creazione musicale Paola Guerra
collaborazione drammaturgica Paolo Grossi
light designer Melissa Pircali
produzione Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt con/mit Scarti – Centro di produzione teatrale d’innovazione, Residenza Artistica “Passo Nord” – Teatro Cristallo, Residenza Artistica Olinda – Teatro La Cucina di Milano.

Lo spettacolo è stato visto Visto il 15 luglio 2026 all’Accademia Tedesca Villa Massimo di Roma nell’ambito della VI edizione del festival multidisciplinare Sempre più Fuori diretto da Antonino Pirillo e Giorgio Andriani.

Per le prossime date de “La Tempesta” rimandiamo al sito: https://www.teatrolaribalta.it/calendario/

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