“Il sen(n)o” di Lucia Mascino: la ragione smarrita del corpo di Patrizia Vitrugno

C’è un’immagine che accoglie lo spettatore, una presenza muta che condensa in sé il peso dell’intero dramma: un albero grande, spoglio, privo di foglie. Le sue ramificazioni nude sembrano vene esposte o dita protese verso un cielo che non risponde, un monito sulla fragilità della crescita e sulla violenza dell’esposizione. È in questo perimetro di ruvida bellezza che si consuma Il sen(n)o, un’opera che raschia le certezze del nostro tempo per rivelare il nervo scoperto della modernità.

Il testo, firmato da Monica Dolan e tradotto da Monica Capuani, approda nei nostri teatri sulla scia del successo inglese, confermandosi capace di generare un forte impatto emotivo. Si tratta di una scrittura magmatica eppure precisissima, in grado di indagare le aporie della maternità e la manipolazione continua dell’identità in cui siamo immersi, tra modelli di marketing e realtà frammentate. La narrazione non si limita a esporre una vicenda, ma seziona un fenomeno: come l’esposizione precoce alla sessualizzazione e alla pornografia nell’era di Internet abbiano inciso profondamente sulla nostra cultura.

Foto di Moira Ricci

La vicenda vede una psicoterapeuta intenta a valutare un gesto mai compiuto prima: quello di una madre che ha preso una decisione radicale sul corpo della figlia, scatenando conseguenze fuori controllo. La doppia “n” del titolo oscilla tra l’organo della nutrizione e la facoltà del giudizio, aprendo uno squarcio mai retorico nelle contraddizioni della nostra società.

In questo scacchiere di significati, la regia di Serena Sinigaglia si muove con un rigore ammirevole. È una direzione pulita, essenziale, che rifugge da ogni orpello didascalico per lasciare che sia la parola a farsi carne. Ma è una pulizia che non deve essere confusa con la sottrazione: è, al contrario, un lavoro di cesello che esalta la potenza del gesto minimo.

Sul palco Lucia Mascino, attrice poliedrica e sempre bravissima, abita la scena con una consapevolezza vibrante. La sua recitazione è ricca di sfumature: riesce a passare dal registro analitico a una vulnerabilità toccante, rendendo tangibile l’urgenza di una materia così complessa. Sotto la guida registica della Sinigaglia, Mascino diventa essa stessa quell’albero in scena: solida, esposta, attraversata da venti che non può controllare, eppure fieramente presente.

Foto di Moira Ricci

La modernità del testo risiede proprio in questa capacità di intercettare il cortocircuito tra natura e cultura. In un’epoca dominata dall’iper-visibilità digitale, Il sen(n)o ci interroga sulla qualità del nostro sguardo e sulla violenza che questa manipolazione esercita nell’infanzia e nell’adolescenza. Il tema non è affrontato con moralismo ma con la forza di un testo urgente che cerca di vedere la realtà con limpidezza.

L’essenzialità dell’allestimento amplifica la risonanza del dramma. Quell’albero senza foglie non è solo un elemento scenografico, è il simbolo di una spoliazione necessaria per arrivare alla verità. Uscendo da teatro, resta quindi addosso la sensazione di aver assistito a un rito di svelamento. Il sen(n)o è uno spettacolo necessario perché non offre risposte consolatorie, ma affila le domande. È un invito a ritrovare il “senno” in un mondo che sembra aver perso la misura del corpo e del tempo.

Il sen(n)o
titolo originale The B*easts

di Monica Dolan

dramaturg e traduzione Monica Capuani
adattamento e regia Serena Sinigaglia
con Lucia Mascino
scene Maria Spazzi
luci e suoni Roberta Faiolo
costumi Stefania Cempini
assistente alla regia Michele Iuculano
tecnico di produzione Christian Laface
produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
distribuzione a cura di Mismaonda.

Lo spettacolo è stato visto al Teatro Vascello di Roma il 10 febbraio 2026.

Prossime date:
Teatro LaBolla, Bollate (MI), 18 febbraio 2026.
Teatro Cristallo, Bolzano, 21 febbraio 2026.
Piccolo Bellini, Napoli, dal 24 febbraio al 1° marzo 2026.
Teatro dei Differenti, Barga (LU), 7 marzo 2026.

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