La Biennale Teatro 2026, per il secondo anno guidata da Willem Dafoe, traccia una rotta teatrale che torna a guardare l’essenziale. A dimostrarlo, i due Leoni: quello d’Oro a Emma Dante che celebra una ricerca che trasforma il folklore siciliano in una liturgia universale, capace di scavare fino alle ossa, e quello d’Argento a Mario Banushi che è una scossa elettrica di futuro, il riconoscimento di una capacità rara di maneggiare il dolore senza filtri, con una nettezza che rifiuta ogni compiacimento.

La Biennale 2026 sceglie di dare spazio a chi usa il teatro per guardare le ferite e non per nasconderle. Questa urgenza espressiva emerge chiaramente nelle opere presentate all’interno della rassegna, a partire da Hewa Rwanda. Letter to the Absent di Dorcy Rugamba scrittore, attore, danzatore e regista ruandese. In questo lavoro, la parola si fa corpo. L’autore intreccia un filo invisibile tra la sala e un abisso di memoria. La cronaca di un genocidio diventa un sussurro intimo, il racconto di un risveglio in cui la famiglia scompare nel nulla da un momento all’altro. Niente retorica, solo la nudità di una prosa che lacera e che, nella sua estrema pulizia, obbliga a fissare l’assenza.

Un senso di mancanza e di rielaborazione del lutto che si ritrova, con un linguaggio visivo ed emotivo altrettanto potente, in Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia. Lo spettacolo, scritto e diretto dal giovanissimo Leone d’Argento Mario Banushi, colpisce per come vengono messi in scena i “mostri” interiori, primo fra tutti l’assenza del padre recentemente scomparso. In scena, un cast affiatato composto dallo stesso Banushi insieme a Rita Litou, Katerina Kristo, Eftychia Stefanou e Savina Yannatou che si muovono come in una danza macabra. A definire lo spazio interiore, contribuisce il disegno luci la cui straordinaria potenza evocativa si muove di pari passo con la loro assoluta pulizia geometrica, capace di tagliare il buio e isolare i corpi con precisione millimetrica. Ognuno può trovare in questa Taverna un pezzo della propria storia. È un’opera che entra dentro e commuove fino alle lacrime come la scena dell’abbraccio in cui una delle interpreti stringe a sé una sedia su cui è appesa una giacca. Non è stoffa, è l’abito di un morto, il vuoto lasciato da chi non c’è più, mentre intorno le donne piangono vicino a una buca che sembra inghiottire ogni cosa. Il dolore si trasforma in rito.

Questo dialogo costante con chi non c’è più trova una sconsacrata e magnifica apoteosi ne I fantasmi di Basile, firmato da Emma Dante: un distillato, un punto d’arrivo che raccoglie l’eco di tre percorsi precedenti dell’artista (La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella) senza perdere la forza che la contraddistingue e la capacità di far convivere morte e festa, spettro e risata. Con in scena Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella, lo spettacolo diventa un gioco barocco, dolente e visionario.
Quando la visione è così nitida, il tempo si ferma e il teatro torna a essere il luogo dove i morti camminano tra i vivi. In questo secondo anno di direzione di Willem Dafoe si nota un cambio di ritmo. È evidente l’impronta di un artista che cerca l’essenza e che porta in scena l’autenticità, dando priorità al corpo dell’attore e alla verità del gesto. È una direzione che non alza la voce, ma lascia un segno, capace di far dialogare le generazioni e di aprire le porte a chi, come questi premiati, non usa il teatro per intrattenere, ma per interrogare la vita.
Hewa Rwanda. Letter to the Absent
(prima italiana)
di Dorcy Rugamba
con Dorcy Rugamba, Majnun
musiche originali Majnun, Akasha
design luci Christophe Chaupin
direttore di scena Christophe Chaupin in alternanza con Brice Tellier
direzioni dialoghi Judy Dennis (USA)
traduzione italiana Alessio Bordoni
produzione RAI – Rwanda Arts Initiative (Ruanda), La Charge du Rhinocéros (Belgio)
produttrice Ellen Dennis (USA)
distribuzione La Charge du Rhinocéros (Belgio)
si ringrazia Arts Projects Australia.
Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia
ideazione e regia Mario Banushi
con Mario Banushi, Rita Litou, Katerina Kristo, Eftychia Stefanou, Savina Yannatou
scene e costumi Sotiris Melanos
design luci Eliza Alexandropoulou
musiche originali Jeph Vanger
improvvisazione vocale Savina Yannatou
collaborazione drammaturgica Aspasia-Maria Alexiou
assistente alla regia Sofia Antoniou
assistente ai costumi Vassiana Skopetea
tecnico luci Marietta Pavlaki
fonico Kostas Chaidos
direttore tecnico Giorgos Antonopoulos
produzione e organizzazione Nikos Mavrakis – TooFarEast
produzione esecutiva Ioanna Papakosta – TooFarEast
fotografia Nassia Stouraiti, Theofilos Tsimas
in collaborazione con Theatro sti Sala.
Taverna Miresia – Mario, Bella, Anastasia è stato prodotto dall’Athens Epidaurus Festival 2023, dove ha debuttato nell’ambito di grape – Greek Agora of Performance a luglio 2023.
I fantasmi di Basile
(prima assoluta)
testo e regia Emma Dante
traduzione Matilde Vigna
con Carmine Maringola, Davide Mazzella, Simone Mazzella
sculture Cesare Inzerillo
luci Cristian Zucaro
coproduzione Compagnia Sud Costa Occidentale, Carnezzeria
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
organizzazione Daniela Gusmano
animal trainer Animal Spot Milano
sopratitoli Franco Vena.
54ª edizione Biennale Teatro, Venezia, dal 7 al 21 giugno 2026.
Gli spettacoli di cui si parla nell’articolo sono stati visti l’11 giugno (Hewa Rwanda. Letter to the Absent) e il 13 giugno (Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia e I fantasmi di Basile).