Una figura statuaria, immobile, in costumi secenteschi, con tanto di gorgiera. Una gamba a terra e l’altra appoggiata su una scrivania, offesa. Pochi rintocchi di campane e lentamente si anima, parla e disegna con il corpo posizioni innaturali. Ci avverte che siamo in una nuova epoca e ci rammenta che soltanto un secolo prima abbiamo smesso di credere che eravamo noi il centro dell’universo. Copernico. La terra ruota attorno al sole. Non siamo fermi, non siamo immobili. Il corpo umano è un grande mistero, molte sue parti non si conoscono ancora, non si conosce il funzionamento, non i suoi tessuti e gli elementi di raccordo. I tendini, per esempio.
Gran Teatro Anatomico è il recente lavoro di Archiviozeta presentato come azione teatrale itinerante e allestito presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna tra gli scorsi mesi di ottobre e novembre, con programmata ripresa a maggio 2026.
Siamo nella Biblioteca Umberto I, la prima stazione di un viaggio a tappe nel corpo e nel tempo. A parlarci è l’anatomista olandese Philip Verheyen (nel ruolo Andrea Maffetti), colui che individuò e nominò il tendine di Achille, facendo del proprio corpo il terreno di ricerca.
Mostrare il corpo, indagarlo, scomporlo e smontarlo come un orologio per poi scoprire, dissezionando la propria gamba amputata, quella che provoca dolore pur non essendoci più, che “siamo condannati alla totalità”.
Questo ci dice un anatomista vissuto nel 1600.

La prima di tre storie vere raccontate in una drammaturgia a più voci a cura di Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni e ispirata a I vagabondi di Olga Tokarczuk, dove l’autrice, Nobel per la letteratura 2018, racconta in modo molto libero di viaggi veri e immaginari passando senza preoccupazioni cronologiche attraverso epoche diverse, luoghi lontani, toccando temi come la migrazione e l’abbandono e dando voce a personaggi minimi e massimi, passati in vario modo alla storia.
Come Soliman, il bambino mascotte rapito dalla Nigeria e portato alla corte d’Austria “passato di mano in mano quasi fosse un cucciolo d’animale” e, alla morte, scuoiato, impagliato e messo in mostra. Finché non sarà la figlia Josephine (Ermelinda Nasuto) a chiedere la restituzione del corpo con ripetute e inascoltate lettere indirizzate a Francesco I imperatore, in cui si delineano i primi postulati contro i pregiudizi razziali.

Come Ludwika Chopin (Enrica Sangiovanni), sorella del celebre musicista, che portò da Parigi a Varsavia il cuore del fratello Frederic, per seppellirlo a casa. È lei a raccontare del funerale accompagnato dal Requiem di Mozart nella chiesa della Madeleine, dove accorse tutta Parigi, ma dove le donne, compresa una corista ferita che sotto la veste nascondeva un rigido gambale di cuoio, poterono cantare soltanto nascoste dietro una pesante tenda nera.
Tre racconti che si snodano in ripetuta successione attraverso la Biblioteca, la Sala Viseur, la Sala Vasari, la Scala Monumentale e il Chiostro Ottagonale conducendoci in un viaggio nel tempo attraverso il corpo e la sua relazione col cosmo. Il gran teatro del titolo, dunque, è il corpo umano come luogo di riflessione e di accadimento, come centro di ricerca, ispirazione, evoluzione, mutamento, come collegamento tra epoche storiche differenti.

Attraverso lunghi corridoi affrescati dell’Ala monumentale di San Michele in Bosco, gli spettatori, intercettati dalla maestosità e dall’opulenza del luogo, possono osservare in modo ravvicinato gran parte del patrimonio museale esposto o messo a disposizione dall’Istituto Rizzoli per l’occasione: mappamondi, orologi astronomici, atlanti, codici, disegni originali, protesi, modelli, mappe, scheletri, crani, gabbie toraciche.
Documenti e oggetti preziosi inseriti nei racconti, maneggiati o soltanto evocati dagli attori, che ci trasportano dentro tre epoche storiche passate, 1600, 1700 e 1800, abbigliati dei costumi di Emanuela Dall’Aglio, bellissimi capi di alta sartoria.
Tra gli interpreti anche Gianluca Guidotti nel personaggio di Frederik Ruysch, l’anatomista che Giacomo Leopardi fece dialogare con le mummie nelle Operette morali, e Giuseppe Losacco in quello di Willem van Horssen, l’allievo anatomista.

Gran Teatro Anatomico
drammaturgia e regia Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni
liberamente tratta dalle storie di Olga Tokarczuk
con Gianluca Guidotti, Giuseppe Losacco, Andrea Maffetti, Ermelinda Nasuto, Enrica Sangiovanni
consulenza musicale Patrizio Barontini
costumi Emanuela Dall’Aglio
assistenti costumi Ilaria Strozzi, Anna Gaiti tecnica Elio Guidotti
grafiche stampe anatomiche Andrea Sangiovanni
produzione Archiviozeta 2025.
Il progetto fa parte di VISTA PARADOX 2025 prospettive culturali realizzato con il sostegno del Comune di Bologna | Settore Cultura e Creatività, nell’ambito dell’accordo di programma con MiC Direzione Generale Spettacolo a sostegno di attività di spettacolo dal vivo nelle aree periferiche
e con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Fondazione Carisbo in collaborazione con IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli
nell’ambito del Patto per la lettura Bologna
si ringraziano Annamaria Milanesi e Sara Nanni (IOR) Maria Pia Cumani (Laboratorio di Disegno Anatomico, DiBINEM, Università di Bologna-Istituto Ortopedico Rizzoli), Kirsten de Graaf e Vincenzo Scorza.
Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna, 22, 23, 24, 28, 30 e 31 maggio 2026.