Elettra 1944 scritto da Giancarlo Nicoletti, anche regista dello spettacolo che ha debuttato al Festival Teatrale di Borgio Verezzi l’11 luglio 2026, è un testo che rispetta diligentemente i canoni di scrittura drammatica, i topoi dei diversi personaggi e la loro evoluzione. L’arco drammaturgico è saldo in ogni sua fase, ben riconoscibile, e l’idea di partenza è sviluppata senza perdere di vista l’obiettivo.
Riflettere su un passaggio cruciale della nostra storia attraverso il mito ovvero ricorrere al mito per guardare al nostro passato prossimo dal punto di vista di una famiglia che l’ha attraversato.
Parliamo della Seconda guerra mondiale quando la guerra diventa conflitto intestino all’interno della stessa famiglia, divisa tra fede fascista e resistenza partigiana, tra fedeltà senza riserve, a qualsiasi costo, e voltafaccia per salvare la pelle, tra sete di vendetta e desiderio di giustizia. Ma parliamo anche di quanto, quella stessa famiglia, rifletta in modo allarmante le contraddizioni e i pericoli di questo tempo presente, in cui c’è chi prova a mettere a repentaglio persino la Costituzione.
Lo Stato democratico costruito sulle macerie di guerre e dittature, come il Nuovo Ordine fondato sul diritto, grazie al voto di una donna (una Dea, d’accordo) che nell’Orestea trasformò le Erinni in Eumenidi.

Il filo che lega il mito alla storia parte da qui: da un gruppo di famiglia in un interno borghese in tempo di guerra, dove accanto a una donna ingenuamente fedele al duce, madre di un maschio che ha fatto ritorno dall’estero e di una figlia ribelle, antagonista fin dalle prime battute, scalpita uno squadrista sciocco e volgare con cui la donna ha tradito il marito, soppresso da entrambi, segretamente. Innescando una spirale di ritorsioni, ricatti, riconoscimenti e rivelazioni che appositamente ricalcano la struttura della tragedia eschilea, i suoi personaggi e le sue relazioni.
Hanno nomi nostrani come Velia e Sergio, ma sono Clitemnestra ed Egisto, pur senza saperlo. Come se il loro destino si compiesse agli occhi del pubblico per deliberata scelta altrui. La generazione dei figli che dietro ai nomi di battaglia di Elettra, Oreste e Pilade nasconde ai loro occhi la fede partigiana e dichiara al pubblico la propria volontà.

Ma non sarà così perché dietro ai miti amati ci sono Alma, Flavio e Valerio che si rivelano e si scoprono, l’un l’altro, e dai ruoli deviano, si emancipano e soprattutto, dubitano, temono, mettono in discussione, restano liberi o prigionieri del conflitto tra amore filiale e fraterna complicità, tra riluttanza ad agire e condivisione. Tra paura e tracotanza, giustizia e vendetta.
In quella casa si consuma un gioco al massacro molto tragico e molto borghese, avanzano personaggi topici eppure reali, sgradevoli, appena un po’ sopra le righe (ma a guardarsi intorno forse nemmeno) come il Sergio-Egisto di Francesco Foti, indifferentemente disposto alle lordure del prima e del dopo, o isterici come l’Elettra di Alice Spisa, un felino incazzato che detesta l’uomo che ha sostituito suo padre, colui che la rende straniera nella sua stanza, sofferente e insofferente molto più che paladina di resistenza.
La storia procede a un ritmo diverso e il rancore che cova in quel germinaio che è la famiglia sembra proprio non stare al passo. Altre urgenze, tanti fantasmi con cui convivere, tanti scheletri da tenere nascosti.
“Quando arriveranno gli americani a scannarsi con i tedeschi, noi ci saremmo già scannati tra noi”.
Perché ci sono dolori che gridano così forte che per farli tacere devi tramare in silenzio. Dietro ai fantasmi di Agamennone e di Ifigenia ci sono ferite che non si rimarginano, come sa Velia, la Clitemnestra di Pamela Villoresi che finirà per riavvolgere il nastro, alla fine, in uno sforzo estremo di rimozione. La ritroviamo, forse demente, o forse a far finta di esser demente, sperare di non avere sbagliato le mosse, illusa di un lieto fine a venire, sotto cui seppellire ogni nefandezza passata e presente.

Una scena rischiosa, per un’attrice e per la regia, che avrei letto come momento di sospensione, come deroga dalla realtà in cui si svolge l’azione, e invece va detto che ha prodotto lacrime e commozione in molto pubblico presente alla prima.
C’è nel testo un’idea tragica di dannazione che non si può spoilerare ma agisce ancor prima di venir dichiarata, una condanna da cui non ci si salva se non capitolando, un’eredità di colpa che è arma a doppio taglio e interpella sulla responsabilità.
All’irruenza di Elettra, il personaggio che più aderisce alla forza del mito, ben sorretto da Alice Spisa, risponde il dibattuto Oreste di Giulio Corso, a tratti portatore di un lirismo legato ai ricordi, e il Pilade di Giacomo Andrea Faroldi, l’amico che in quella casa ha trovato ospitalità e sostentamento, l’intellettuale, il complice, il contagiato. Un personaggio più prossimo al dramma borghese, in equilibrio tra la famiglia e la storia.

Tra il dentro e il fuori, tra la casa affamata, malata, bisognosa di cure e la Roma assediata, agisce la figura di una messaggera, anch’essa un topos ben congeniato, l’assoldata servetta dal romanesco verace, traffichina e sbrigativa, molto ben caratterizzata da Cristina Todaro. Si chiama Olimpia, nome romano e tributo al monte. Anche lei, tra il mito e la storia.
Le scene di Alessandro Chiti e i costumi di Giuseppe Ricciardi raccontano l’epoca con pochi ma significativi elementi.
Elettra 1944
testo e regia Giancarlo Nicoletti
con Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti, Alice Spisa
e con Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi
scene Alessandro Chiti
musiche Mario Incudine
costumi Giuseppe Ricciardi
disegno luci Giuseppe Filipponio
produzione Altra Scena & L’altro Teatro
in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi
con il contributo del Ministero Della Cultura – Direzione Generale Spettacolo dal Vivo.
60° Festival Teatrale di Borgio Verezzi, Borgio Verezzi (SV), 11 luglio 2026 (Prima nazionale).
Prossime date estive:
Anfiteatro Romano, Ancona, 7 agosto 2026.
Teatro dei Ruderi di Cirella, Diamante (CS), 10 agosto 2026.
Teatro di Torre Marrana, Ricadi (VV), 11 agosto 2026.
Teatro Greco, Palazzolo Acreide (SR), 12 agosto 2026.
Teatro Greco, Tindari (ME), 13 agosto 2026.