“Indovina chi viene a cena?”. La lunga strada dell’integrazione interraziale di Sergio Roca

Foto di Sergio Roca

Quando, nel 1967, uscì il film Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer, con protagonisti Spencer Tracy e Katharine Hepburn (vincitrice, per quella pellicola, del Premio Oscar assegnato anche alla sceneggiatura originale di William Rose), gli Stati Uniti erano immersi in un periodo di forti tensioni: la guerra del Vietnam era in corso, mentre il blocco occidentale si confrontava con quello orientale in piena Guerra Fredda.

Nel Paese soffiavano venti di cambiamento, alimentati dalle battaglie per i diritti civili che stavano trasformando la società americana. Solo tre anni prima, nel 1964, era stato approvato il Civil Rights Act, che aboliva la segregazione razziale nei luoghi pubblici. Tuttavia, il diritto di voto per gli afroamericani – pur sancito dal XV emendamento della Costituzione americana del 1870 – veniva ancora sistematicamente negato, soprattutto negli Stati del Sud, dove erano imposti test di alfabetizzazione discriminatori. Per ovviare a questa ingiustizia, nel 1965 fu varato il Voting Rights Act, che ne garantiva finalmente l’effettivo esercizio.

Foto di Sergio Roca

Il film, tra il serio e il faceto, metteva in luce una contraddizione profonda: quella di una società progressista solo in apparenza, che si mostrava tollerante e inclusiva fino a quando non si trovava a dover accettare una relazione interrazziale in famiglia. Un tema che, a distanza di quasi sessant’anni, resta drammaticamente attuale, anche in Italia, seppur declinato in forme diverse.

La regia di Guglielmo Ferro sceglie di ambientare la narrazione in un interno domestico (scenografia di Fabiana Di Marco) composto da tre aree a vista. Sul fondo, l’immagine di un ponte suggerisce lo scenario urbano statunitense. I costumi, curati da Graziella Pera, ricostruiscono con efficacia il periodo storico, così come le musiche originali di Massimiliano Pace e le registrazioni sonore selezionate con cura.

Nota dolente è l’illuminazione, piuttosto carente, forse si è trattato di un problema legato alla prima rappresentazione. L’effetto visivo, dominato da una luce calda quasi da “tramonto”, tende a non valorizzare i volti degli attori, lasciando scarso contrasto tra i personaggi bianchi e quelli neri (eccezion fatta per Elvira Camarrone, interprete della giovane July, dalla carnagione molto chiara). Questa scelta cromatica, che potrebbe suggerire una volontà simbolica di avvicinamento tra i due mondi, finisce per penalizzare la lettura delle espressioni facciali.

Foto di Sergio Roca

Al centro della narrazione la coppia artistica composta da Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, nei ruoli di Matt e Christina Drayton. Molto affiatati in scena, convincono per la capacità di passare con fluidità dal registro comico a quello drammatico, specialmente nei momenti cruciali della vicenda. Intenso il dramma interiore di Matt/Bocci, diviso tra la paura paterna per le conseguenze del matrimonio della figlia e il dovere morale, da uomo progressista, di riconoscere l’autenticità dell’amore della giovane coppia, superando i pregiudizi razziali.

Non meno efficace la Christina/Belvedere, che incarna un’ansia più tipicamente materna ma si mostra, sin da subito, più disposta ad accogliere e sostenere i sentimenti della figlia.

La coppia degli innamorati – John Prentice (Federico Lima Roque) e July (Elvira Camarrone) – appare ben equilibrata. July, forse un po’ ingenua nel non considerare le difficoltà che la coppia dovrà affrontare, fatica a percepire le esitazioni del suo compagno. John, uomo colto, di umili origini e con un passato doloroso, è invece talmente radicato nella realtà da essere disposto, per amore, a rinunciare alla propria felicità pur di garantire quella di July. In scena, la Camarrone risulta volutamente leggera e spensierata, mentre Lima Roque offre una performance intensa, riflessiva e profonda.

Brillante la figura di Padre Ryan (Mario Scaletta), prete cattolico e progressista, perfettamente in linea con lo spirito di papa Giovanni XXIII e del presidente U.S.A. J.F. Kennedy. Scaletta si trasforma in un moderno “Grillo Parlante” che, sotto l’apparenza di un saggio giullare, funge da coscienza morale della storia.

Foto di Sergio Roca

Più complessi i personaggi dei genitori di John. La signora Prentice (Ira Noemi Fronten), con un marcato accento ispanico, è una donna forte e determinata, attenta alla felicità del figlio quanto la madre di July. Il confronto tra le due figure materne è uno dei momenti più intensi della rappresentazione. La passione con cui Fronten costruisce il suo personaggio risulta palpabile.

Il signor Prentice (Thilina Pietro Feminò), invece, incarna l’uomo del popolo: lavoratore instancabile, taciturno e poco incline a mostrare le proprie emozioni – proprio quegli impulsi dell’anima che ora John reclama a gran voce – contestando il genitore in un altro dei dialoghi più toccanti del racconto.

La parte più leggera dello spettacolo è affidata alla cameriera Tillie (Fatima Romina Alì), che costruisce una spassosa rivisitazione del personaggio di Mamy in Via col vento. Tillie, figura tipica della società americana dell’epoca – ben rappresentata anche nel film The Help (2012) – è la madre putativa di July: una donna nera che, per il suo ruolo affettivo, si sente nei confronti della ragazza persino più “bianca” dei suoi genitori naturali.

Gli ottanta minuti dello spettacolo, senza intervallo, scorrono piacevolmente. Indovina chi viene a cena? ha una struttura lineare, senza eccessivi guizzi di energia, ma anche senza cali di tensione e riesce a mantenere un buon equilibrio tra leggerezza e profondità.

Foto di Sergio Roca

Indovina chi viene a cena?

 di William Arthur Rose
adattamento Mario Scaletta
regia Guglielmo Ferro
con Cesare Bocci, Vittoria Belvedere,
e con Mario Scaletta, Federico Lima Roque, Elvira Camarrone, Ira Noemi Fronten, Thilina Pietro Feminò,
Fatima Romina Alì
scenografia Fabiana di Marco
costumi Graziella Pera
musiche Massimiliano Pace
prodotto da Teatro Quirino e Acast Produzioni.

Di seguito alcune delle prossime date:
Teatro Quirino, Roma, fino al 26 ottobre 2025.
Teatro dei Rinnovati, Siena, dal 31 ottobre al 2 novembre 2025.
Teatro Stabile di Verona, Verona, dall’11 al 14 novembre 2025.
Teatro Verdi, Firenze, dal 27 al 31 dicembre 2025.

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