C’è l’ex poliziotto, l’ex controllore di traffico aereo, chi ha fatto lo stuntman e perfino il tronista in una nota trasmissione televisiva. C’è chi vi si è rifugiato per sfuggire alla solitudine e chi per fuggire tout court. E c’è anche chi, deluso, aspetta la scadenza del passaporto per rientrare in Italia. Ma i più vivono sereni e non tornerebbero mai indietro, anche a costo di frapporre il Mediterraneo tra sé e la propria moglie. Tra questi spicca Antonietta, energica e volitiva ultrasettantenne che ad Hammamet ha trovato casa, un nuovo compagno e ha pure intenzione di risposarsi.
Da figlio, comprensibilmente preoccupato, Salvatore sente il bisogno di capire le ragioni profonde di una scelta così radicale e parte alla volta del Paese nordafricano. Per il regista, quel viaggio è un’occasione: si porta dietro una piccola troupe e inizia a girare. Nasce così, da un work in progress e da questa duplice motivazione, personale e autoriale, l’ultimo film di Salvatore Allocca, che questa volta sceglie il genere documentario per esprimersi: Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screenings.

Maktub in arabo significa destino – letteralmente: ciò che è scritto – e Antonietta è sicura che il suo si sia compiuto proprio ad Hammamet, la località costiera tunisina resa celebre per primo da Bettino Craxi e che i dati dell’A.I.R.E. confermano essere la meta prescelta per gli Italiani che da pensionati decidono di espatriare, attratti da un regime fiscale agevolato e da un costo della vita decisamente inferiore.
Chi, come Antonietta, ex dirigente della pubblica amministrazione, che non è lì – si intuisce – per motivi prettamente economici, può cogliere in quella trasferta l’opportunità per trasformare una stagione di norma passiva in una nuova avventura. Perché «non c’è un’età per sorprendersi e per ricominciare». E davvero Antonietta è pura vitalità e puro brio, pronta a vivere a pieno il presente a fianco del più giovane Gabriele e a proiettarsi, a dispetto dell’età avanzata, in un futuro ancora ricco di programmi. All’opposto Salvatore – a tratti l’unico déplacé nel microcosmo hammametiano – appare schivo e dubbioso, in una bizzarra e divertente inversione di parti e attitudini.
Preso per mano dall’«irrefrenabile» madre, Salvatore viene presentato ai membri della comunità e condotto tra feste, tornei di burraco, sessioni di acquagym, corsi di pittura e gite nel deserto. «Per noi tutti i giorni è domenica». Una sorta di grande, variopinta e affiatata famiglia in permanente colonia estiva, all’insegna di un sano pragmatismo e della libertà di scegliere per se stessi. Rimpianti? Nostalgie? «La vita è una», ad averne 5 o 6…
In questo universo genere Cocoon ma molto terrestre – niente bozzoli di origine aliena che restituiscano il sogno impossibile di un’eterna giovinezza – aleggia sì l’idea della morte, dell’istante finale che arriva fatalmente per tutti, senza però che questo pensiero tenga in ostaggio o atterrisca al punto di rinunciare alla vita finché c’è. Tanto, «quando è la tua ora è la tua ora», «puoi solo andare avanti», ripete più d’uno degli amici di Antonietta.

Nell’entrare in relazione con il mondo del suo documentario, Allocca adotta uno sguardo intimo e partecipativo che annulla la distanza anche per lo spettatore (ed evita al cinema l’alea dell’incursione in campi altri, sociologia tanto per dire). Si resta dentro al racconto, stretti al suo baricentro, il rapporto a due madre-figlio. Precisato, distillato a partire dalla dimensione corale, riferisce il regista, in fase di montaggio grazie al valido apporto di Elisabetta Abrami (giustamente accolta nei credits di sceneggiatura insieme con lo stesso Allocca e con Emiliano Corapi).
Il risultato è un film delizioso, godibilissimo, capace di stemperare in un sorriso e una battuta temi delicati, felice amalgama tra autobiografia familiare e riflessione su grandi interrogativi esistenziali. Che emoziona ma con leggerezza e tanta umanità. Perché se è vero che il destino è scritto, siamo noi a farlo accadere.
Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre è prodotto da Own Air, in coproduzione con At Madera Productions e in collaborazione con Rai Cinema.