La prima cosa che mi viene da dire è che Valerio Binasco è un attore strepitoso. Uno che con una minima postura del corpo, una smorfia, una mimica del volto, uno sguardo o un’intonazione appena accennata, sposta una casa. La seconda è che si circonda di colleghe e colleghi pienamente all’altezza la cui complicità salta subito agli occhi.
La terza riguarda il suo recente spettacolo, Circle Mirror Transformation, che ha debuttato al teatro Carignano di Torino il 7 aprile scorso ed è tuttora in tournée: la messa in scena di questo testo di Annie Baker tradotto da Monica Capuani e Cristina Spina deve essere stata un’impresa complicata, più di Shakespeare, più di Pirandello, persino più di Alfieri.
L’ho pensato dopo il primo quarto d’ora, quando, pur divertita dalla performance a cui il to play perfettamente si addice, non mi era ancora chiaro se fossimo di fronte a una presa per i fondelli di certi corsi di teatro di cosiddetta ricerca o a una rappresentazione fedele e in buona fede.
Non so, non ho ben capito, da che parte stia l’autrice e ho impiegato una buona mezz’ora a sintonizzarmi, come se non riuscissi a salire su un treno in corsa o stessi guardando dal finestrino di un aereo che non decolla. Ma mi domando anche da che parte stiano gli stessi attori. Che pure stanno al gioco, con la perizia di teatranti navigati che si divertono a fare “come se”, una specie di “facciamo finta che eravamo”.

Chi? I partecipanti o gli istruttori un po’ guru un po’ in bolletta di uno di quei laboratori da vecchia avanguardia appena rinverdita, dove non si insegna a recitare, ma a sentire, a sentirsi, percepirsi, a cercare sé stessi, a “entrare in sintonia nella testa dell’altro”, tutt’al più a immedesimarsi in una bomba, un letto, un albero o un paio di guantoni da box.
Dove si invitano gli allievi che inutilmente domandano “la vera recitazione quando la facciamo”, a inoltrarsi in storie private da rendere pubbliche di fronte agli astanti.
Ma forse è proprio di questo che hanno bisogno. Raccontare e raccontarsi a qualcuno che ascolta, raccogliere la sfida di essere per un attimo altro da sé. Riempire i vuoti di storie inventate oppure fatte rivivere per interposta persona.
E attraverso queste storie, realmente vissute o improvvisate, chissà, per diligenza, compiacenza, per eseguire la consegna data, ciascuno al proprio turno, si toccano nervi scoperti, si confessano segreti, si ipotizzano interpretazioni nemmeno poi tanto bizzarre.
Tipo la storia di un vecchio ebreo che ce l’aveva con gli ebrei e che potrebbe nascondere l’odio per sé stessi.

Lo spettacolo è tutto un gioco tra realtà e rappresentazione, tra la finzione della finzione e la vita dentro e fuori le mura di uno spazio rimediato alla meglio, dietro la serranda metallica che viene alzata o abbassata a regime, e che fa valere i suoi crediti anche attraverso pragmatiche richieste di denaro non pervenuto.
La vita che si insinua nelle pause, tra una prova e l’altra, nascosta in un bagno o a farsi domande, in stand by sulla stessa panchina, a cercare complicità, a misurare la capacità di sedurre, a sperare di trovare sé stessa rispecchiata nell’altro. La vita che si imbuca senza preavviso tra un esercizio e una raccomandazione e scatena reazioni violente, isterie, desideri di entrare o rientrare per riassestare una storia che è andata avanti senza di te, lontano da te e malgrado te, una storia che ha preso altre strade che non sono le tue.
Il cerchio della vita e della sua rappresentazione, riflessa in uno specchio mentre ti sfugge di mano, che comincia e finisce con lo stesso esercizio, con la stessa ossessione, il gioco dei numeri, in cui si racconta quanto è difficile andare d’accordo. Quanto estenuante è ricominciare da capo, quanto è importante provarci, insistere, continuare.
Insieme a Binasco, l’ottima compagnia composta da Pamela Villoresi (divertente la scelta del lieve accento germanico), Andrea Di Casa, Alessia Giuliani, Maria Trenta.

Circle Mirror Transformation
di Annie Baker
traduzione Monica Capuani e Cristina Spina
regia Valerio Binasco
con Pamela Villoresi, Valerio Binasco, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani, Maria Trenta
scene Guido Fiorato
costumi Alessio Rosati
luci Alessandro Verazzi
suono Filippo Conti
video Simone Rosset
Teatro di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale.
Lo spettacolo è stato visto il 7 aprile 2026 al Teatro Carignano di Torino.
Dal 28 aprile al 3 maggio sarà al Teatro Strehler di Milano.
Altre date:
Teatro Ivo Chiesa, Genova, dal 6 al 10 maggio 2026.
Arena del Sole, Bologna, dal 14 al 17 maggio 2026.
Teatro La Nuova Fenice, Osimo (AN), 19 e 20 maggio 2026.
Teatro Argentina, Roma, dal 2 al 14 giugno 2026.