“Baby Reindeer” a teatro: storia di stalking e solitudine di Patrizia Vitrugno

Foto di Francesco Capitani

La serie Netflix Baby Reindeer la scorsa stagione ha incollato migliaia di spettatori allo schermo. Ora, quell’inquietudine vibrante che l’ha caratterizzata è arrivata a teatro dove Francesco Mandelli, diretto da   Francesco Frangipane, porta in scena la prima edizione italiana del monologo originale di Richard Gadd, tradotto splendidamente da Massimiliano Farau. La storia non perde nulla della sua potenza nel passaggio al palcoscenico, pur con qualche piccola e perdonabile lungaggine.

Quello che gli spettatori hanno amato in streaming – il racconto agghiacciante e profondamente personale dell’aspirante comico Donny (Richard Gadd) e della sua stalker, Martha – nasce infatti a teatro. Le recensioni internazionali, in particolare dopo il successo all’Edinburgh Fringe Festival nel 2019, celebravano già all’epoca uno “spettacolo potente, adrenalinico e desolante”, capace di unire l’onestà brutale con l’ironia.  E la versione italiana si inserisce perfettamente in questa scia, portando sul palco un testo che scava nelle fragilità maschili, nel trauma e nelle dinamiche tossiche, spesso ignorate dalla società.

Tutto parte da un gesto apparentemente innocuo: Donny, un barista frustrato e in cerca di successo come comico, offre una tazza di tè a una cliente sola e in difficoltà, Martha. Da quel momento, si scatena un’ossessione che lo travolge: messaggi incessanti, stalking e una lenta, inesorabile invasione della sua vita.

La forza del testo è la sua capacità di ribaltare gli stereotipi. Non c’è solo la stalker “cattiva” e la vittima “pura” C’è la zona grigia, l’ambiguità emotiva di Donny che, per una serie di traumi passati, quasi accetta, a volte, quell’attenzione morbosa. È la storia di come l’illusione possa confondersi con la solitudine e di come la vittima possa sentirsi, in fondo, meritevole di quell’abuso.

Foto di Manuela Giusto

Al centro del monologo, in Italia, c’è Francesco Mandelli che, spogliato dei suoi ruoli comici più noti, incarna un Donny convincente nel ruolo del ventenne insicuro ed emotivamente bloccato. La sua performance trasmette con efficacia la fragilità e l’imbarazzo del protagonista, specialmente nei momenti in cui cerca di nascondere la sua situazione. È un Donny non semplicemente vittima ma una figura ambigua che, a tratti, si nutre di quell’attenzione malata. Il suo modo di muoversi, a tratti goffo e quasi rassegnato, è il ritratto perfetto di chi è ancora in cerca di una propria identità.

Nonostante la densità del monologo e una durata che, in certi passaggi, risulta leggermente stiracchiata, lo spettacolo è godibile e avvincente. La regia di Frangipane utilizza pochi elementi scenici realizzati da Francesco Ghisu che crea uno spazio scenico minimalista, dominato da una pedana sopraelevata e luminosa che funge da palco, da bancone del bar e da isola di solitudine, richiamando costantemente la precarietà della vita di Donny, divisa tra l’aspirazione al successo e la cruda realtà del suo lavoro.

Il racconto è intervallato da brevi proiezioni video sia per inserire le voci di alcuni personaggi della storia sia per evocare gli spazi digitali dove l’ossessione di Martha si manifesta ovvero gli infiniti messaggi e le e-mail aggressive. L’effetto è quello di amplificare la sensazione di assedio che Donny vive.

Foto di Manuela Giusto

Lo spettacolo si rivela, dunque, un’operazione di certo riuscita, fondata sulla bellezza tagliente e autentica del testo originale di Gadd, reso pienamente fruibile dalla traduzione precisa e sensibile di Farau. Nonostante alcune inevitabili lungaggini che causano una conseguente perdita di ritmo, la qualità della scrittura, l’onestà brutale del racconto e la convincente prova di Mandelli assicurano una visione coinvolgente. La solitudine e l’umorismo nero che caratterizzano la narrazione trovano sul palco una risonanza potente e il testo si impone come un mezzo per sollecitare nello spettatore una profonda e necessaria riflessione sulla complessità delle dinamiche relazionali e traumatiche che il protagonista di questa storia ha realmente vissuto.

Baby Reindeer/Piccola Renna

di Richard Gadd
con Francesco Mandelli
regia Francesco Frangipane
traduzione di Massimiliano Farau
musiche Roberto Angelini
scenografia Francesco Ghisu
disegno luci Giuseppe Filipponio
costumi Eleonora Di Marco
una produzione Argot Produzioni, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, Nidodiragno/CMC produzioni.

Lo spettacolo è stato visto in anteprima al Teatro Argot Studio di Roma il 28 novembre 2025.

Prossime date:
Politeama Rossetti (Sala Bartoli), Trieste, dal 6 all’8 gennaio 2026.
Teatro Fanin, San Giovanni In Persiceto, 9 gennaio 2026.
Teatro Comunale, Rio Saliceto, 24 gennaio 2026.
Teatro Sociale, Soresina (CR), 25 gennaio 2026.

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