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Tonya

di Ilaria Capacci

 

Si può sorridere di fronte alla storia di una bambina malmenata e vessata da una ‘madre-padrona' e successivamente vittima di soprusi anche da parte del marito manager? È quello che accade con il film Tonya di Craig Gillespie, nelle sale dal 29 marzo, grazie ad una sceneggiatura che mantiene in perfetto equilibrio emozione e ironia.
Il film racconta la storia della pattinatrice su ghiaccio Tonya Harding, protagonista di una carriera sportiva eccezionale, sebbene sia stata ricordata più per lo scandalo del 1994 (fu tra i mandanti dell'aggressione alla sua collega Nancy Kerrigan) che per i suoi tripli axel. Le due ore di divertimento, molto poco politically correct , sono dovute in gran parte al buon copione scritto da Steven Rogers, il quale all'inizio spiega con un cartello come è stato costruito: <<tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly>>. La vita della pattinatrice viene ripercorsa dai 4 ai 44 anni, alternando agli eventi le testimonianze dei protagonisti -interpretati dagli attori Margot Robbie e Sebastian Stan - in una sorta di mockumentary . Il tipo di narrazione non convenzionale e il contenuto delle interviste ai due ex coniugi, decisamente in contraddizione tra loro, rendono il film avvincente e carico di tensione.
Tonya non emette sentenze. Al contrario, lascia libero il pubblico di decidere da che parte stare anche se, tutto sommato, non si può non simpatizzare con la figura della pattinatrice. Questo è uno degli aspetti che differenzia Tonya dagli altri biopic su atleti: l'opera cinematografica non rievoca soltanto le gesta e i traguardi raggiunti dalla Harding, piuttosto narra, con molta schiettezza, la sua vita modesta trascorsa nella provincia americana accanto a una madre violenta - il cui unico merito è di averne intuito il talento – e le difficoltà della sportiva di farsi accettare e rispettare nell'ambiente elitario del pattinaggio artistico. Il grande sogno della già nota campionessa era di raggiungere il podio delle Olimpiadi invernali di Lillehammer (1994). Pur di realizzarlo avrebbe ‘eliminato' ogni rivale pericoloso. Il film ci mostra l'ambiente d'origine violento e gretto di Tonya e, se questo non spiega o giustifica l'azione criminale di cui fu mandante, sicuramente ci rende più comprensivi nei suoi confronti.

 


Tra gli attori, offre la miglior performance Allison Janney, che interpreta LaVona, la madre anaffettiva e rozza della pattinatrice. Assolutamente meritato l'Oscar come miglior attrice non protagonista conquistato il 4 marzo scorso. Non si è aggiudicata invece la statuetta da protagonista Margot Robbie, Tonya, che concorreva, d'altra parte, con mostri sacri come Meryl Streep e Frances McDormand. A soli cinque anni dalla sua prima pellicola importante, The Wolf of Wall Street , la Robbie dimostra comunque di essere pronta ad ottenere futuri riconoscimenti. L'attrice si è allenata duramente per poter vestire i panni della pattinatrice, limitando al massimo l'utilizzo della controfigura e se lo sguardo folle di Tonya rimane impresso nella memoria dello spettatore è tutto merito suo! Tra gli interpreti spicca anche Paul Walter Hauser, Shawn, guardia del corpo e amico della coppia, disadattato e pasticcione, che suscita di continuo le risate del pubblico.
La colonna sonora ricca di grandi successi dell'epoca (dai Supertramp ai Chicago, dai Dire Straits a Cliff Richard) contribuisce - insieme all'avvincente sceneggiatura, all'efficacia interpretativa delle attrici (soprattutto), e a una regia sempre al centro dell'azione – a fare di questo film indipendente, nato con un budget limitato, un piccolo gioiello che sbancherà di sicuro i botteghini italiani.