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Il colore nascosto delle cose

 

di Ilaria Capacci

 

Dopo cinque anni da Il comandante e la cicogna è arrivato l'8 settembre sul grande schermo il lungometraggio di Silvio Soldini Il colore delle cose, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film colpisce per la sua naturalezza nell'affrontare il tema della cecità che, come afferma lo stesso regista, non deve essere trattato esclusivamente in modo drammatico. È questo il punto di partenza: mostrare il mondo dei non vedenti senza scadere nel pietismo. L'idea, ha dichiarato Soldini durante la nota kermesse, è nata proprio dal contatto con persone non vedenti, conosciute quattro anni prima durante la realizzazione del documentario Per altri occhi . Ciò che lo aveva colpito già allora - e che lo ha ispirato per questa commedia – era stato l'essere entrato in contatto con una condizione, quella della cecità appunto, molto più ‘leggera' di come di solito viene raccontata e rappresentata. Un punto di vista di autentica originalità che, tuttavia, ha il rischio di far scivolare la storia dentro i confini ristretti del ‘troppo normale e troppo naturale': un limite che, a mio avviso, ha la sceneggiatura (ad affiancare il regista nella scrittura sono i suoi due collaboratori abituali Davide Lantieri e Doriana Leondeff). Emma - la protagonista femminile, interpretata da Valeria Golino - ha perso la vista a sedici anni. È una donna forte, determinata. Fin troppo. Al punto da non avere mai un cedimento, che forse lo spettatore si aspetterebbe. Anche quando incontra il pubblicitario Teo (Adriano Giannini), difficilmente Emma prova ad andare oltre il suo mondo. Soltanto quando tra i due nasce una relazione, diventano palpabili le rispettive paure. Una di queste per Teo è l'oscurità, con la quale, invece, convive quotidianamente la protagonista. Ed è proprio l'oscurità il filo conduttore del film, che si apre e si chiude con due scene di buio totale. Non c'è dubbio che Soldini voglia stimolare lo spettatore ad entrare in contatto con l'universo dei non vedenti ancora sconosciuto a molti. Nel rapporto tra i protagonisti, i sensi giocano un ruolo fondamentale: il tatto è la prerogativa del lavoro da osteopata di Emma, mentre la vista lo è per la professione di Teo. Tatto che, per Emma, diventa immaginazione, fantasia. Durante una seduta di osteopatia, infatti, la protagonista spiega a Teo l'importanza che per lei rivestono i colori: <<Dare un colore alle cose mi aiuta a vederle>>, dice. Replica Teo: e <<Se non hai nessuno a cui chiedere?>>, <<Decido io!>>, risponde decisa Emma.

 

 

Fiore all'occhiello de Il colore nascosto delle cose sono i personaggi femminili: Emma, innanzitutto, una straordinaria Valeria Golino. Si comprende immediatamente che dietro la sua interpretazione ci sia uno studio approfondito sulla condizione dei non vedenti cui si aggiunge la costruzione di una ‘fisionomia resiliente', alla quale molte spettatrici vorrebbero somigliare. Nel rapporto con Teo, è Emma a dimostrare di avere una marcia in più, malgrado il suo ‘non vedere'. Molto ben caratterizzati anche gli altri due ruoli femminili: Patti (Arianna Scommegna) e Nadia (Laura Adriani). Alla prima, amica ipovedente della protagonista, si devono i momenti di maggiore ilarità e ironia del film. Sarà lei a spingere Emma a buttarsi a capofitto nella storia con Teo e a lasciarsi alle spalle la separazione dal marito. Nadia, al contrario, è una giovane cieca - alla quale Emma impartisce lezioni di francese - che non ha ancora risolto il ‘proprio stare nel buio', sebbene – nel corso del film – saprà prendere coscienza di sé e trovare il coraggio per affrontare cambiamenti importanti per la sua vita.