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RAMBERT DANCE COMPANY CELEBRA I 90 ANNI: PERFETTAMENTE IN BILICO


di Carla Di Donato

 

90 anni e non sentirli. La Rambert Dance Company, la più antica istituzione britannica nel campo della danza, celebra nel 2016/2017 il suo novantesimo compleanno.

Il 1926 è l'anno di nascita del balletto in Gran Bretagna, almeno così sembra. Ninette de Valois apre un'Accademia dell'Arte Coreografica a Londra, poi un allievo, Frederick Ashton, produce la sua prima opera , A Tragedy of Fashion , il suo primo lavoro per il Ballet Club, il precursore della compagnia ora nota semplicemente come Rambert. Lo stesso Ashton, tempo dopo, descriverà Marie Rambert come una persona che riusciva a “ spronare i pigri ad essere attivi, rendere i rigidi flessibili ed energizzare il più letargico con il suo dono unico di risvegliare la capacità creativa” . L'attuale direttore artistico, Mark Baldwin, in carica dal 2002, ne condivide lo spirito; nel suo background come danzatore vanta esperienze formative con Trisha Brown, Siobhan Davies, Lucinda Childs, Merce Cunnningham, alcuni tra i protagonisti della danza contemporanea del secondo Novecento.

Marie Rambert fu anche tra le danzatrici, poi insegnanti, di Ritmica, quel metodo innovativo ad opera del genio di Emile Jaques-Dalcroze il quale, nella “città-giardino” di Hellerau, borgo sulle colline di Dresda, nell'Istituto di Formazione costruito ad hoc sulla base delle sue esigenze, sperimentò le scoperte giorno dopo giorno insieme al gruppo di ritmisti, allievi ed educatori, tutti giovanissimi, tra i 14 e i 19 anni. La Rambert fu notata da Nijinskij e Diaghilev, il direttore dei Ballets Russes , proprio ad Hellerau dove i due si recarono invitati ad assistere ad alcune Dimostrazioni l. Dopo, le chiesero di unirsi a loro per insegnare la Ritmica al corpo di ballo dei Ballets Russes e per collaborare alla creazione coreografica del celebre e rivoluzionario spettacolo La sagra della Primavera (1913). Gli esiti spettacolari – l' Orfeo ed Euridice di Gluck (1912-13) - e di ricerca (il Metodo Dalcroze, tra l'altro ammirato, studiato, poi ripudiato, da Copeau ad esempio, e diffuso in tutto il mondo, dalla Russia alla California) raggiunti ad Hellerau sono confluiti nel mare delle pratiche dei maggiori teatranti, registi, attori, uomini e donne di scena del XX secolo. Costituiscono di per sé, anch'essi, un archivio della memoria contemporanea.

Nadia Stern, direttore esecutivo della Rambert, ricorda come, in occasione delle celebrazioni per il 90° anniversario della Compagnia, il suo party preferito è stato quello “della memoria”, << quando abbiamo invitato tutti coloro che avevano lavorato o danzato con Rambert, sono venute persone che erano qui negli anni '40… Il nostro progetto di storia orale quest'anno è di raccogliere ciò che queste persone straordinarie hanno da dire sulla Rambert, finché si può >>.

Oral history project , la memoria orale del teatro, e della danza, è dunque il cuore di questo progetto denominato Rambert at 90. La memoria in teatro è di natura affidata allo spettatore, ma anche all'attore, al performer o a tutti gli addetti ai lavori e agli artigiani e membri del cast artistico e tecnico coinvolti. È dunque materia labile, fragile, frammentata ed effimera. Come “catturarla” e tramandarla – fintanto che i testimoni in grado di trasmetterla sono in vita – a chi non può o non potrà mai averne esperienza diretta? Come organizzare successivamente un archivio efficace, esaustivo e di facile accesso? Come far vivere all'esterno delle mura della Rambert, che dal 2013 ha sede in un bellissimo edificio a Southbank, e valorizzare il patrimonio orale, culturale, artistico, storico e sociale che lì viene conservato in forma silente, dormiente, come potenziale da risvegliare ed attivare? Marie Rambert sapeva come fare, ma anche l'attuale direttore musicale, Paul Hoskins, ha le idee chiare quando esclama: << Siamo come la Tate Modern [N.d.A.: uno dei più prestigiosi musei di arte moderna di Londra]. C'è sempre un flusso e ricambio ma abbiamo una buona àncora da cui procedere in avanti… Ora possiamo invitare persone a fare ricerca e sviluppare in modo completo il loro lavoro qui [ nella nuova sede a Southbank ]>>. Ma questo ha radici concrete nella storia della Rambert Dance Company quando la sua fondatrice, Marie Rambert collaborò con Diaghilev e Nijinskij per La Sagra della Primavera , allora, nell'<<… era Diaghilev c'era una reale integrità nel modo in cui la musica super-contemporanea era alleata della danza . Questo creò la nostra forma artistica. La storia di Marie Rambert – ( emigrata dalla Polonia a Parigi e a Londra ) – è la storia della danza contemporanea>>.

<<We need a balance>> , sottolinea Mark Baldwin. Occorre un equilibrio tra storia e novità. La storia, quindi Ghost Dances o A Linha Curva , due coreografie che connotano ormai il repertorio della Rambert, e fanno parte della grammatica della danza contemporanea nelle scuole inglesi, oltre ad essere molto amate dal pubblico, accanto alle nuove produzioni, quindi a nuove scommesse, come The Creation , la visualizzazione di Baldwin dell'opera di Haydn, con cinquanta danzatori, che ha appena debuttato a Sadler's Wells a Londra.

Storia, tradizione, memoria, ed insieme ricerca e creazione coreografica contemporanee sono dunque le sfide del Nuovo Millennio in agenda alla Rambert.

Ma lo sono anche in generale nel campo delle arti dello spettacolo e della branca molto diffusa ormai che prende il nome di audience development , una delle linee guida dell'Unione Europea nella sua azione di sviluppo, ricerca e finanziamento rispetto alla cultura, si veda Hori zon 2020 , l'ultima call .

A partire dall'individuazione, sviluppo e ampliamento delle modalità e potenzialità tecnologiche, tutti, operatori, ricercatori e artisti perciò sono chiamati ad interrogarsi e lavorare su una nuova tipologia di possibili fruitori dell'opera e del documento, a distanza e dal vivo.

In tal senso, costruire, potenziare, rinnovare, ripensare, archivi digitali in quanto living archives , archivi viventi, quindi valorizzarli e aprirli, fa ormai parte della politica culturale di tutte le istituzioni artistiche che agiscono in un orizzonte contemporaneo.

La memoria orale del teatro e in generale delle performing arts può dunque costituire il grimaldello di un'azione contemporanea, oggi, per lo spettatore, e per l'artista, domani.

La Rambert non riceve finanziamenti pubblici e un quarto dei suoi danzatori è di nazionalità non britannica. Nessuno sa con certezza cosa accadrà dopo il 2018, questo è evidente.

Contro il muro del Brexit, della chiusura, dell'ignoranza, dell'incertezza, del vuoto, anche attraverso la ricostruzione e la valorizzazione della memoria, volatile e fragile, il progetto Rambert at 90 è però un segnale chiaro e forte che è possibile essere << perfettamente in bilico>> , ammette la Stern - <<come l'acrobata sulla corda tesa, in bilico tra essere vigile, completamente concentrato su ciò che sta facendo (è in gioco la vita) e quel necessario distacco dall'azione contingente che lo rende presente - e costruire sempre nuove forme di resilienza per mantenersi in equilibrio, e in vita>>.

Con un'àncora ben salda nella tradizione, e nella memoria, qui si tiene lo sguardo e la rotta ben dritti avanti a sé: <<we will find a way >> , conclude la Stern.

Hanno 90 anni. La loro storia insegna.

 

Per maggiori informazioni sul progetto Rambert at 90 :

http://www.rambert.org.uk/explore/news-and-blog/news/rambert-live-2016/

 

foto di Johan Person

 

foto di Hugo Glenfinnan

 

foto di Johan Person